Altre Economie

Il commercio equo oltre il terremoto

Sabato 14 settembre a Carpi s’inaugura un nuovo punto vendita: è la risposta della Bottega del Sole dopo il terremoto.
A febbraio 2013 il reportage di Altreconomia, che racconta quant’è difficile ricominciare. Per farlo, la piccola realtà emiliana ha dovuto rinunciare a due dipendenti su tre

Tratto da Altreconomia 146 — Febbraio 2013

I campanili a Mirandola non ci sono più, ma le campane suonano ancora. Don Carlo Truzzi, parroco della Cattedrale ha deciso di ricominciare a far sentire viva la città, registrando i rintocchi. Ma quando sono passate da poco le 18.30 per le vie del centro storico, ferito dal terremoto del maggio scorso, non c’è un’anima. Il suono dell’“Ave Maria”, arriva ora da destra ora da sinistra. Io e Sandra Testa, responsabile della “Bottega del Sole” (www.bottegadelsole.org) sembriamo gli unici ad ascoltarlo tra la fitta nebbia che avvolge piazza Costituente.
Sette mesi dopo averne già scritto per Ae, spenti i riflettori dei media nazionali e mondiali, sono ritornato a camminare per le strade della città più grande e importante all’interno del cratere sismico. In questi luoghi, durante le tremende settimane in cui le scosse si ripetevano senza tregua, avevano messo piede papa Benedetto XVI, il presidente della Repubblica e il Dalai Lama.
“Ora -mi dice Antonio, un anziano che sosta dinanzi  al municipio puntellato ed inagibile- Giorgio Napolitano di noi non si è ricordato nemmeno nel discorso di fine anno. Eppure cinquemila persone vivono ancora in tenda”.
La maggior parte degli italiani non ricorda più nemmeno la data del terribile terremoto che sconvolse l’Emilia ma a Mirandola (Mo) è spuntata via 29 maggio. Il sisma è ancora lì. La paura anche. A giugno all’ingresso della città c’era uno striscione: “Mirandola non s’inchina. Risaliamo a bordo ca..o!”.
È stato così: i mirandolesi hanno tenuto botta, come dicono da queste parti, ma nulla sarà mai più come prima.
Il centro storico ha riaperto ma è deserto. Davanti alle botteghe vuote, i cartelli segno dell’esodo dei commercianti: “Prima pagina abbigliamento donna si è trasferito in via Silvio Pellico, 8”; “Ottica Ascari si è trasferita in viale Gramsci, 82”; “Toro assicurazioni, nuova sede provvisoria in via Montegrappa”. Anche Kebab Istanbul è riuscito a trovare una nuova sede in una roulotte, poco lontana dalla piazza principale. Un’agenzia di turismo ha scritto: “Trasferiti in via Bernardi. Vi aspettiamo per ricominciare da un viaggio”. La maggior parte dei negozianti, il viaggio l’ha fatto verso la periferia dove hanno aperto la “Nuova galleria del centro”, una serie di prefabbricati occupati da botteghe.
A scegliere di restare in centro storico è stata, invece, la “Bottega del Sole”: “Siamo ripartiti con la volontà di tenere vivo quello che era il cuore della città. La ‘zona rossa’ è stata quasi totalmente riaperta. Abbiamo avuto l’opportunità di restare qui: il proprietario dell’immobile -spiegano Sandra, Monica Castorri, Loredana Verri e Luisa Vaccari- ha incentivato la nostra riapertura, scontandoci 300 euro dall’affitto. Spostarci sarebbe costato molto di più. Abbiamo perso circa duemila euro, per i prodotti che sono caduti a terra e sono andati in rovina, oltre al danno di quattro mesi di chiusura. Fino al primo ottobre non siamo potuti ripartire. Per mesi abbiamo fatto banchetti in piazza, l’unico pezzo accessibile della ‘zona rossa’. Se vogliamo tenere alzata la saracinesca nel 2013 dobbiamo rinunciare ad avere dipendenti, e provare ad andare avanti con i soli volontari. La cassa integrazione straordinaria è finita, e non è ancora certo se si può attivare una cassa per lo stato di crisi aziendale. Avevamo due dipendenti alla bottega di Carpi che godevano degli ammortizzatori sociali previsti e una a Mirandola. Ora ne resterà una sola, a Carpi”.
La solidarietà non è mancata: grazie a un gemellaggio, con la bottega Glocandia (www.glocandia.it) di Torino, sono state vendute 300 ceste dono con i prodotti delle zone terremotate. Un’altra rete virtuosa è quella nata con il Consorzio Arcobaleno (www.consorzioarcobaleno.it) di Crema, che ha contribuito con tremila euro, 1.200 dei quali sono serviti per la ricostruzione di  un laboratorio per lavoratori diversamente abili a Mirandola.
“Le vendite sono calate del cinquanta per cento -spiega sconsolata Sandra Testa-, e  ci sono state giornate intere in cui non entrava nessuno, e non passava neanche una persona per strada. Gestire la bottega solo con l’aiuto delle volontarie (dieci) non sarà facile. Ma abbiamo provato a riaprire e ci siamo riusciti. Ora vedremo”.
Una scommessa che conosce bene Giampaolo Ziroldi, responsabile del settore servizi sociali, cultura e istruzione del Comune. Lo incontro al teatro 29 (www.emiliaromagnateatro.com/teatri/teatro-29), un tendone da circo con un nome indimenticabile: oggi è l’unico luogo d’aggregazione per la città e i comuni dell’area Nord della provincia di Modena colpiti dal terremoto. In quello spazio, grazie anche alla tenacia di Elisabetta Cremaschi (che cura il blog  gavrocheblog.blogspot.it), ha dato vita nonostante tutto alla sesta edizione del festival di letteratura “Un castello di libri” che ha portato a Mirandola Giovanni Anversa, Luigi Manconi, Vito Mancuso, Michela Murgia, Federico Taddia e altri autori: “Oggi abbiamo ancora circa 5mila persone senza casa. La maggior parte sono stranieri che vivevano nelle abitazioni del centro storico gravemente danneggiate, o in cascine che sono crollate o dovranno essere abbattute. Entro il mese di gennaio consegneremo 260 moduli abitativi che ospiteranno circa 800 persone. Ma il problema resta. Circa 3.400 persone che hanno trovato una soluzione in affitto, presso parenti o in case a quattro ruote, godono del contributo regionale di autonoma sistemazione: 200 euro mensili per ogni componente della famiglia, con un bonus di 100 euro per le persone con più di 65 anni, per i disabili con una percentuale di invalidità non inferiore al 67% e per i minori di 14 anni”. 
Una situazione drammatica che ha portato negli ultimi tempi a un aumento dei suicidi: “Gli psicologi -continua il dirigente del Comune- ci avevano avvertito: dopo i primi sei mesi di altissima tensione adrenalinica, che coincidono con il clima estivo, arriverà il momento più difficile. È stato così. Quando i riflettori si sono abbassati e si è entrati nella stagione fredda, con la piena constatazione della situazione, vi sono stati suicidi nelle fasce più deboli, anziani e giovani”.
Le cifre non sono sicure, ma si racconta che cinque persone  si sono tolte la vita negli ultimi due mesi. Il terrore non se n’è mai andato. Le tracce delle scosse sono ancora davanti agli occhi della gente: la chiesa di San Francesco è ridotta a un cumulo di cocci, e resta in piedi -puntellata da un’opera d’ingegneria- solo la facciata. La Cattedrale non c’è più. Molte fabbriche sono ancora devastate. La vita continua ma non è più la stessa.
Me ne rendo conto trascorrendo una notte a Mirandola, e camminando per le strade della città di prima mattina, al risveglio dei mirandolesi. Le anziane donne vanno a fare la spesa nel container del Sigma. La farmacia Pico è in un prefabbricato. Alla banca si resta fuori al freddo perché all’interno non c’è spazio per tutti. I 900 bambini della scuola primaria non fanno più lezione nella storica “Dante Alighieri” ma in due prefabbricati. Così 1.500 studenti delle scuole secondarie superiori. L’amministrazione comunale ha fatto i miracoli ma per qualche mese storia, geografia, scienze e le altre materie si sono fatte sotto un tendone: “In quella situazione provvisoria non è stato facile declinare le attività didattiche -racconta il maestro Milo Dotti-. I bambini erano molto felici di rivederci e di saperci vivi, in piedi. Abbiamo tenuto botta, abbiamo fatto il possibile. Eravamo costretti a stare nelle tensostrutture anche quando pioveva. Questo per quattro settimane, fino al 15 ottobre. Ora siamo in moduli antisismici. Abbiamo ancora qualche problema di spazio, ma almeno ci sono le classi: per noi rivedere una lavagna, un banco, dei gessi, un personal computer è già l’opportunità di tirare un sospiro di sollievo”. Gli insegnanti sono stati messi a dura prova: “Abbiamo cercato di affrontare ciò che i bambini avevano vissuto con delicatezza, facendo in modo che tirassero fuori loro stessi i drammi. È bastato poco tempo perché iniziassero a parlarne: eravamo stati formati per rassicurarli senza sottovalutare ciò che è successo, sui possibili rischi presenti e futuri. A distanza di tempo, qualcuno ne parla ancora. Proprio nella zona adiacente alla scuola sono in corso dei lavori: quando i miei allievi sentono delle scosse a causa delle ruspe si allarmano. È rimasto il terrore”.
E la rabbia nei più grandi, negli adulti. Che forse è indignazione, per aver dovuto pagare l’Imu ad esempio: “Qui tutti si sono dati da fare per ricominciare ma a parte chi ha avuto la casa distrutta o classificata ‘E’, ovvero da abbattere, il resto della gente una volta recuperata l’abitazione, non è scampata all’Imu”, spiega Ziroldi.
Il dirigente del Comune prova ad essere positivo. A guardare oltre: “Ora puntiamo a riaprire la biblioteca. Abbiamo bisogno di dare alle persone spazi aggregativi. La Regione Friuli-Venezia Giulia ci ha donato un prefabbricato di 300 metri quadrati. Stiamo cercando un’altra struttura da affiancare alla biblioteca provvisoria che inaugureremo il prima possibile, per offrire ai giovani e agli anziani uno spazio non solo di studio ma di incontro”.
L’amministrazione comunale sta affrontando le nuove povertà, punta ad evitare la delocalizzazione delle aziende. Si vuole fare in modo che la gente possa lavorare, che non vi sia un calo demografico. Il sottotitolo della locandina della rassegna “Un castello di libri” era vivere, fare, raccontare. Tre verbi che sono entrati nelle vene di queste persone che desiderano solo normalità, tant’è che ora che si sono liberati dall’assalto delle telecamere e dei taccuini, persino agli studenti delle superiori appare strano vedere ancora un cronista: “Che fa quello lì, fotografa le sedie abbandonate?”. —
 

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Roberto Malaguti, socio della cooperativa di commercio equo "Bottega del Sole"

Ciao e complimenti

mia moglie ed io vi leggiamo da molti anni, e siete proprio uno spiraglio di speranza nel panorama dell’informazione.

Insieme all’apprezzamento, è forse minimo ma sicuramente sentito il nostro sforzo a diffondervi.
Vengo al punto: nell’articolo dell’ultimo numero in cui si parla della Bottega del Sole di Mirandola/Carpi c’è un paragrafino sulla solidarietà e sugli aiuti. Vorrei mettere in luce che c’è stato un considerevole sostegno economico dal consorzio Agices.

Riporto brevemente quanto si può trovare anche sul sito:

"Report Fondo Emergenze
Il fondo AGICES per le emergenze delle Organizzazioni di Commercio Equo e Solidale – istituito in seguito al terremoto che ha colpito l’Emilia il 20 maggio 2012 – ha raccolto 7.005 euro: queste risorse sono state distribuite ai 3 Soci locali, ripartendo la somma in base ai danni subiti. Il 40% del ricavato (equivalente a 2.802 euro) è stato donato alla Cooperativa Bottega del Sole di Carpi, un altro 40% è arrivato alla Cooperativa Arcoiris di Cento, mentre la Cooperativa Oltremare di Modena ha ricevuto  il restante 20% (1.401 euro). Cogliamo questa occasione per ringraziare tutti!"


Il link del comunicato specifico è http://us5.campaign-archive2.com/?u=73839695532a3134890044aa6&id=44ec934dbe&e=28d3407e8b

Ci tengo a dirlo non per "campanilismo" (sono socio della coop, lo ammetto), ma perché è cosa giusta e sensata mettere in luce che lo sforzo per la ripresa è stato sostenuto da realtà del commercio equo di tutta italia. È importante che questo si sappia, non fosse altro che per semplice completezza.
Questo senza nulla togliere a Glocandia e Consorzio Arcobaleno il cui aiuto è stato prezioso.
Grazie per il vostro tempo e buon lavoro!
Roberto

 

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