Ambiente

Il biologico oltre i propri confini

La nuova Pac e i bio-distretti: intervista ad Alessandro Triantafyllidis, presidente di Aiab (che compie 25 anni) —

Tratto da Altreconomia 148 — Aprile 2013

“Ci stiamo spingendo oltre i confini della certificazione” dice Alessandro Triantafyllidis, che guida da dicembre 2011 l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab). Il presidente di Aiab, che nel 2013 festeggia 25 anni, parla dell’impegno per favorire la nascita di bio-distretti, concetto che “trae spunto da un’evoluzione della riflessione in merito alla diffusione dell’agricoltura biologica: non parte dalla conversione di un’azienda, ma da quella di interi territori”. Solo in questo modo, spiega Triantafyllidis, “un territorio potrà garantire alle aziende i mezzi tecnici ‘bio’ di cui hanno necessità, come le sementi, il mangime o il letame”. All’interno di un bio-distretto, inoltre, si creano dinamiche positive, per l’indotto turistico, la preservazione dei beni pubblici quali biodiversità, qualità delle acque e del suolo e “perché diventa più facile la conversione delle aziende convenzionali, anche quelle che si dedicano all’allevamento ed hanno difficoltà a trovare cereali e proteaginose come mangime”.
Nel 2009 è nato il bio-distretto del Cilento, all’interno del Parco nazionale del Cilento. A seguire, sono arrivati quello Grecanico, in provincia di Reggio Calabria, e quello nato in Tuscia lungo la via Amerina e -a marzo 2013- il primo distretto vitivinicolo, a Greve in Chianti, in Toscana e la Val di Vara – Valle del Biologico in Liguria. In Lombardia, Aiab ha partecipato alla creazione di un “Sistema partecipativo di garanzia”: “È importante arrivare a una definizione di questi strumenti, perché garantiscono maggior produzione -che non solo è italiana ma locale-, in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini italiani -spiega Triantafyllidis-: il biologico vale molto di più dei numeri che abbiamo adesso” (vedi box). In merito alla certificazione, il presidente di Aiab ribadisce “la necessità di una parte terza” considerando centrale “semplificare la burocrazia per i piccoli produttori”. In particolare, “inserendo la possibilità di una certificazione di gruppo”, oggi consentita per regolamento sono nei Paesi del Sud del mondo: “Nel caso di più produttori associati in cooperativa, ad esempio, è la coop stessa che si certifica, e non il singolo produttore”.

Il futuro del biologico dipende, in parte, dalla nuova politica agricola comunitaria (Pac, in vigore dal 2014 al 2020), cui Triantafyllidis guardava con speranza. Purtroppo, “l’iter s’è annacquato -dice oggi il presidente di Aiab-: il Parlamento europeo ha, in pratica, banalizzato il greening (ovvero il pagamento ecologico per le aziende agricole) riducendo l’area di interesse ecologico (Efa) del 3-5% (invece del 7%) e la diversificazione (per combattere la monocoltura) delle colture è stata ridotta a 2 colture per aziende comprese tra 10 e 30 ettari, 3 colture per aziende (terreni) sopra i 30 ettari. Rimane come definito dal testo della Commissione che il biologico può accedere automaticamente ai finanziamenti relativi al greening del ‘primo pilastro’ della Pac, che fa riferimento al sostegno al reddito. Per fortuna è stato respinto il tentativo da parte di alcuni Paesi (Italia inclusa) di elevare la cosiddetta agricoltura integrata -che è solo una rivisitazione dell’attuale agricoltura chimica, senza particolari divieti- di fregiarsi di questo status. In termini finanziari, la torta è diminuita (poco più di 370 miliardi di euro tra il 2014 e il 2020, ndr), ed aumenta il numero di soggetti che possono accedervi. Prima dell’approvazione definitiva, dobbiamo assicurarci che venga prevista una netta differenza tra sostenibilità e agricoltura convenzionale”. All’ex ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, Triantafyllidis riconosce di aver ottenuto un “surplus di finanziamento per lo sviluppo rurale, di 1,5 miliardi: siamo consapevoli che attraverso i Piani per lo sviluppo rurale (Psr), i cui fondi sono gestiti dalle Regioni, possiamo sfruttare per promuovere buone pratiche in agricoltura”. Il “pacchetto” per lo sviluppo rurale in Italia prevede 9 miliardi di euro di finanziamenti ed è lo strumento di politica agricola (anche se in realtà rappresenta solo il 25% del budget dell’intera Pac) perché finanzia, tra gli altri, l’agricoltura bio e sostenibile, la formazione, e l’inserimento dei giovani. Metà arriva dall’Ue, il resto dalle Regioni.
Il futuro del biologico? “Tra 25 anni non saremo arrivati a soppiantare il paradigma agro-industriale, ma l’agricoltura biologica sarà un caposaldo delle politiche agricole, ed il biologico sarà sulle tavole di tutti gli italiani”. —

Il mercato del biologico, in Italia, vale 1,72 miliardi di euro, in termine di consumi interni. “Nel corso del 2012, è cresciuto del 7%, principalmente in due ambiti, che sono la grande distribuzione organizzata e la filiera corta” spiega Triantafyllidis di Aiab. Che definisce però stazionario il numero delle aziende, che “sono ferme a 7-8 anni fa”: gli operatori del settore sono in tutto 48.269 (gennaio 2012). Rispetto al 2010, meno 774 aziende agricole (-2% rispetto al 2010), più 573 per quelle di trasformazione (+10%) e più 778 aziende che affiancano alla produzione primaria anche attività di trasformazione (+25%).
La superficie bio totale è di 1.096.889 ettari. Aiab festeggia i 25 anni a settembre 2013 (info su aiab.it). Dedicherà all’anniverario anche la “Biodomenica” in programma il 6 ottobre, e il convegno nazionale di novembre -in Umbria- dedicato ai Piani di sviluppo rurale (Psr), con un confronto con le Regioni.

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