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Idee e confronti fuori dal comune – Ae 60

Numero 60, aprile 2005Campi estivi che vanno dal consumo critico alle economie illegali agli approfondimenti teologici: l’esperienza della “comunità temporanea” nata dalla Chiesa valdese negli anni Cinquanta “E vi esponiamo il nostro grande sogno… Costruire un villaggio alpino, chiamato Agàpe -amor…

Tratto da Altreconomia 60 — Aprile 2005

Numero 60, aprile 2005
Campi estivi che vanno dal consumo critico alle economie illegali
agli approfondimenti teologici: l’esperienza della “comunità temporanea” nata dalla Chiesa valdese negli anni Cinquanta
 
“E vi esponiamo il nostro grande sogno… Costruire un villaggio alpino, chiamato Agàpe -amor fraterno- che d’estate e d’inverno possa ospitare molti giovani d’ogni luogo per convegni e campi”: sono parole dell’appello che fra il 1946 e il ‘47, in un’Italia ancora in ginocchio per il passaggio della guerra, circolava fra le comunità protestanti del Paese.
Agàpe era il sogno di Tullio Vinay (1909-1996), una delle figure più note della Chiesa valdese italiana. Vinay voleva creare un luogo d’incontro per i giovani di tutto il mondo. Credeva che fra le macerie materiali e morali della guerra dovesse farsi largo un ideale di fraternità. “E poi venne la liberazione -scrisse nel 1995, rievocando la riflessione che portò all’idea di fondare Agàpe-: e fosse stata vera liberazione! Ma, mentre prima c’era da soccorrere i perseguitati dai nazi-fascisti, ora bisognava riparare questi dalla vendetta degli altri. Si può andare avanti così? Si può, forse, continuare a sbranarci a vicenda?”
 
Agàpe alla fine è nata davvero, nel 1951, e da oltre mezzo secolo ogni estate ospita “campi” d’incontro e di studio aperti a persone di tutto il mondo, credenti e non credenti, senza steccati confessionali. Agàpe è una “comunità temporanea” che si ritrova in una remota valle piemontese, a Prali, 1600 metri di quota, dalle parti di Pinerolo, in provincia di Torino.
In questo luogo isolato e periferico, l’intuizione di Tullio Vinay si è rivelata feconda. Prali è uno straordinario laboratorio culturale, in perfetta sintonia con il resto del mondo e una vocazione mai sopita all’incontro fra culture. Nelle splendide strutture architettoniche di Agàpe, e sui prati che le circondano, negli anni Cinquanta giovani di tutta Europa cominciarono ad affrontare  tematiche bibliche ed evangeliche, ma si aprirono ben presto ad altre esperienze, incontrando ad esempio Danilo Dolci, antesignano della lotta nonviolenta per il riscatto dei diseredati nel Sud Italia.
Negli anni Sessanta ad Agàpe ci si dedicò alla ricerca politica sui grandi temi del tempo: nacque il primo campo Europa-Africa, presero corpo contatti con le Chiese protestanti dell’Europa orientale. Agàpe in quegli anni era terzomondista, nonviolenta, ecumenica, aperta ai non credenti, insomma eretica rispetto a tutte le ortodossie. Nel ‘65 si schierò con don Milani sotto processo per la lettera ai cappellani militari in favore dell’obiezione di coscienza; nel ‘75 ospitò un campo su “Femminismo e lotta di classe”; nel 1980 fu la volta del primo campo su “Fede cristiana e omosessualità”.
Negli anni Ottanta ad Agàpe si parlava di pace, di incontro fra ebrei e cristiani, di etica sessuale, in un crescendo di aperture ai temi più controversi dell’attualità, che si accompagnavano sempre ai campi “istituzionali” sulla teologia e l’ecumenismo e a quelli dedicati a bambini e adolescenti.
In anni recenti a Prali si è cominciato a discutere di globalizzazione e neoliberismo. L’anno scorso ha fatto la sua comparsa anche il consumo critico, con un campo durato una settimana.
Agàpe, fedele alla sua storia, si concepisce come un laboratorio e perciò sta sperimentando all’interno della comunità il cambiamento delle scelte di consumo. “È un percorso difficile -spiega Simone Lanza, vicedirettore del centro- ma può dare grandi risultati, perché questo è un luogo di passaggio e può diventare un modello per altre esperienze comunitarie, a cominciare dalle scuole”.
Agàpe è un luogo davvero speciale. L’architettura stessa è concepita in modo da favorire lo spirito comunitario. Il corpo principale è una struttura lunga e stretta, con un grande spazio centrale al piano terra, e ampie vetrate che inducono a posare gli occhi sui boschi e le montatgne circostanti. Gli spazi per la notte sono spartani: le camerette hanno letti a castello e sono senza scrivanie, per disincentivare l’isolamento. La chiesa è senza mura, all’aperto. C’è poi una casa riservata al gruppo dei residenti, una decina di persone che vivono a Prali tutto l’anno: attualmente sono sei italiani e quattro stranieri. I residenti non sono un gruppo stabile: la regola vuole che si resti per non più di quattro anni.
Ai residenti tocca la responsabilità di gestire le molteplici attività di Agàpe, e in particolare i campi estivi, che ospitano ogni anno un migliaio di persone. Ogni campo ha un tema ed è gestito da una staff, un gruppo di persone che in sintonia coi residenti  preparano il lavoro fra l’inverno e la primavera. Ogni staff si riunisce per quattro-cinque fine settimana: perciò i campi di Agàpe sono famosi per la serietà con cui sono condotti e l’impegno che richiedono.
Anche i campi riservati a bambini e adolescenti sono preparati così, e quindi non sono mai luoghi di parcheggio o di banale vacanza: sono tanto apprezzati che per prenotarsi (i posti sono limitati) occorre inviare fax e mail di prima mattina nell’unico giorno dell’anno in cui si accettano le iscrizioni (verso metà marzo).
 
L’apertura al consumo critico è del dicembre 2001. La svolta è cominciata al bar, luogo frequentato da tutti i “campisti” durante le pause e in particolare la sera. La “conversione” è stata radicale. Non si vendono Coca Cola o altre bibite di marca, né merendine o caffè delle grandi case: tutta la merce è equo-solidale o di produzione locale, come la birra biologica di una piccola ditta della Val Chisone. “Al nostro bar -dice Simone- non si può scegliere fra prodotti tradizionali e alternativi. Qualcuno ancora storce la bocca, ma così la scelta è ben percepibile da chiunque”.
Da Prali ogni estate passano un migliaio di persone, da sommare alle tante scolaresche che arrivano in visita durante tutto l’anno e a chi usa Agàpe come un albergo nei mesi invernali, per le escursioni in montagna.
“Abbiamo tentato la conversione anche in cucina -aggiunge Simone- ma è stato più difficile. Quando si tocca la pancia c’è chi protesta. Abbiamo provato a ridurre la carne, proponendola ogni due giorni, ma le reazioni sono state abbastanza dure”. Ad Agape c’è sempre un menu riservato ai vegetariani, ma le perplessità dei carnivori hanno finora frenato una scelta più radicale.
Si è cominciato ad usare prodotti biologici per le pulizie, anche se manca una scelta chiara e definitiva: “Se cambi i prodotti, la Asl vuole che sia rivista tutta la procedura di igienizzazione. È un passaggio complesso”, spiega ancora Simone. I computer del centro usano solo software libero e c’è una discussione aperta con Caes (l’assicurazione etica di cui AE ha parlato nello scorso numero) per assicurare gli immobili. Quest’anno per la prima volta Agàpe avrà un bilancio sociale, grazie alla consulenza di Mag 4.
“Agàpe -sostiene Simone- può essere una comunità che sperimenta delle alternative, un luogo di confine che potrebbe divenire luogo di esportazione di un’etica comunitaria centrata sull’importanza economica della relazione”. La Chiesa valdese sembra averlo capito. Già nel 2001 in un documento del Sinodo (l’assemblea elettiva che governa la Chiesa) si raccomandava il commercio equo e solidale e l’anno successivo si indicava la conversione di Agàpe al consumo critico come “un’operazione che non deve restare isolata come un fiore nel deserto” ma che può  fare “da apripista per altre esperienze simili nelle nostre opere diaconali o nelle nostre chiese”. Intanto il campo consumo critico del 2005 metterà a frutto un’intuizione della prima edizione: il coinvolgimento di famiglie intere di partecipanti, affinché genitori e figli siano impegnati insieme nella costruzione di nuovi stili di vita. Agàpe può essere il luogo giusto per cominciare. 
 
Agàpe è un centro ecumenico internazionale: sorge in una delle valli Valdesi,  è legata al mondo protestante italiano e organizza incontri e convegni internazionali. Può ospitare un centinaio di persone.
 I valdesi italiani sono circa 30mila, la loro “capitale” è Torre Pellice, in Piemonte.
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Soldi e bilanci trasparenti
Agàpe ha un bilancio annuale di 300 mila euro. La maggior parte delle entrate, nell'ordine del 50-60%, è garantita dalle rette pagate dai partecipanti ai campi. Le quote variano in funzione del reddito dichiarato al momento dell'iscrizione. La quota minima settimanale è di 175 euro, pagata da chi ha un reddito mensile pro capite inferiore a 370 euro, quella massima di 371 euro, stabilita per chi abbia un reddito mensile pro capite superiore a 1.240 euro. La distribuzione per fasce di reddito vede una concentrazione negli scaglioni medio-alti. Agàpe naturalmente non fa controlli ma si affida alla responsabilità di ciascuno.
Il resto delle entrate proviene per metà da donazioni private e finanziamenti pubblici, l'altra metà è invece attinta dal finanziamento che l'Unione delle Chiese metodiste e valdesi riceve dall'8 per mille previsto dalle dichiarazioni dei redditi. La Chiesa valdese ha cominciato solo nel 1993 ad accettare questo denaro, dopo una lunga e travagliata discussione: il 65% è impiegato per progetti sociali in Italia, il resto per progetti internazionali, spesso gestiti da organizzazione non governative laiche. Agàpe ha stabilito di vincolare i finanziamenti provenienti dall'8 per mille alle spese di manutenzione straordinaria e al pagamento dei viaggi degli ospiti che arrivano da Paesi poveri.
Oggi circa 300 mila italiani destinano alla Chiesa valdese l'8 per mille, a fronte di una popolazione di religione valdese e metodista che non supera le trentamila unità. Nel 2003 l'introito è stato di 4,2 milioni di euro.
 
Giovani da tutto il mondo
Il funzionamento del centro è assicurato da un’équipe di residenti e, durante l’estate, da un centinaia di volontari (metà circa provenienti dall’estero): per fare i volontari bisogna avere 18 anni ed essere disponibili per i vari lavori (accoglienza, cucina, pulizie, baby sitter…). In cambio si hanno vitto e alloggio e alcune serate organizzate ad hoc. Utile la conoscenza di una lingua straniera.
 
I campi storici e le novità del 2005
Consum-attori inquieti cercansi
La novità di quest’anno è il campo consumo critico aperto alle famiglie, compresi bambini e ragazzi, nella convinzione che lo stile di vita si possa e si debba cambiare tutti insieme quando si vive sotto lo stesso testo. Il titolo prescelto per il seminario è “Consum-attore inquieto” e sarà un esperimento interessante di compresenza inter-generazionale. Le persone dello staff, che guideranno i lavori nella settimana dal 14 al 21 agosto, avranno il loro bel daffare per garantire anche ai bambini un coinvolgimento pieno nelle attività e molte cose anche pratiche da sperimentare.
Al campo internazionale, quello che ha reso famosa Agape nel corso degli anni per coraggio e originalità della ricerca, quest’anno si parlerà di “Economie illegali, profitti speciali”. L’attenzione sarà dunque concentrata sui traffici di droga e armi, sull’industria dei trasporti dei migranti, e sulle strategie alternative a queste tendenze perverse della globalizzazione.
Nell’altro campo storico di Agape, quello teologico internazionale, dal 17 al 24 luglio si parlerà di “Relazioni indecenti”, per cercare risposte a quesiti come questo: “Ma Dio davvero benedice solo le coppie eterosessuali unite dal sacro vincolo del matrimonio con almeno due bambini/e e un cane di taglia media?”
Al campo comunicazione si parlerà del potere della parola e del potere delle immagini, con un’attenzione particolare a come si può essere attivi nel processo di comunicazione, per non subire né il potere delle immagini né quello della parola.
Ci saranno poi il campo lesbico, quello su fede e omosessualità, quello per le donne e quelli riservati a bambini e adolescenti. Insomma, per tutta l’estate Agape sarà affollata di persone di tutte le età e in arrivo da mezzo mondo, tutte accomunate da uno spirito di ricerca senza pregiudizi di alcun tipo.
L’elenco completo dei campi, con le modalità d’iscrizione, si trova su
www.agapecentroecumenico.org.
 
Valdo di Lione e i poveri in spirito
La Chiesa valdese nasce dalla predicazione di Valdo, un mercante di Lione vissuto fra XII e XIII secolo, che decide di seguire l’esperienza degli apostoli al seguito di Cristo. Valdo e i suoi seguaci furono scomunicati dalla Chiesa cattolica. Il movimento si diffuse in Europa, sopportando continue persecuzioni. Nel 1532 i valdesi aderirono alla riforma protestante. Dopo secoli di  emarginazione, nel 1848 un editto del re piemontese Carlo Alberto riconobbe loro i diritti civili e politici. Per saperne di più ecco alcuni libri (editi da Claudiana): G.Tourn, “I valdesi, identità e storia”, 2003 (72 pagine), C.Papini, “Valdo di Lione e i 'poveri nello spirito'”, 2001 (550 pagine), G.Spini, “Italia liberale e protestanti”, 2002 (424 pagine).

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