Ambiente

I negoziati sul clima nelle mani degli sceicchi

Tra meno di un mese a Doha, in Qatar, si parlerà del futuro del protocollo di Kyoto. E in un Paese la cui ricchezza si fonda sull’"economia fossile" (perché galleggia sul petrolio), gli Stati centroamericani presenteranno i dati, drammatici, del calo di produzione agricola

Poco più di 30 giorni. È il tempo che ci separa dalla prossima Conferenza delle Parti Onu sul cambiamento climatico (Unfccc), che si svolgerà a partire da fine novembre a Doha, nel Qatar.
Se il buongiorno si vede dal mattino dovremmo dire che ci aspettano tempi cupi: aldilà dell’efficienza della diplomazia dell’emirato, che facilita enormemente le procedure per il rilascio di visti per le realtà accreditate al vertice, il Qatar vive forti contrasti con i sindacati internazionali, che denunciano condizioni di lavoro al limite della schiavitù. E, fino a prova contraria, galleggia su enormi quantità di petrolio ma soprattutto di gas naturale (visto che ne possiede un terzo delle riserve mondiali di gas) sui cui profitti è nato e campa agevolmente uno dei più attivi fondi sovrani al mondo.
Il Qatar Investment Authority, ha una capacità d’investimento di oltre 100 miliardi di euro, che ha scelto di disseminare in giro per il mondo, con l’obiettivo di diversificare, e di controllare asset strategici o altamente profittevoli con cui tutti, più o meno, rischiano di avere a che fare.
Farete gli interessi dello sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, l’attuale presidente del fondo, quando, in vacanza a Londra, comprerete una bottiglia di acqua nei supermercati Sainsbury’s, di cui possiede più del 26% delle azioni. Se deciderete di investire con Credit Swiss, sappiate che il fondo ne controlla il 6%. Per non parlare della benzina fatta ad un distributore Shell, visto che nel maggio di quest’anno ne ha acquisito il 3% (con prospettive di crescita al 7%). E se volete rilassarvi guardando del buon calcio europeo, sappiate che il Paris Saint-Germain allenato da Carlo Ancelotti,  è, per il 70%, in mano agli sceicchi.
Il fondo cresce. E non si ferma. Secondo l’agenzia specializzata Bloomberg, solo nel 2012 il fondo ha intenzione di investire oltre 25 miliardi di euro, e grazie all’intervento del suo braccio operativo, la Qatar Holding LLC, ha partecipazioni in Total, in Volkswagen e in Barclays. Per non parlare dell’interesse verso il colosso minerario Xstrata, di cui già possiede il 6%.
Come tutto questo si sposi con una reale volontà di chiudere sulle questioni aperte all’interno del negoziato dell’Unfccc è tutto da capire. Il Second committment period del protocollo di Kyoto è ancora sul tavolo, nonostante l’ultima Conferenza di Bangkok di fine agosto, dove si sono incontrati per l’ultima volta i tre gruppi di lavoro AWG-LCA (sulla cooperazione di lungo periodo), AWG-KP (sul Protocollo di Kyoto) and ADP (sulla Piattaforma di Durban) rimanendo ancora su posizioni distanti rispetto al nuovo periodo di impegni per il taglio delle emissioni, che in teoria dovrebbe cominciare dal gennaio 2013, e sul Green Climate Fund, nato a Cancun nel 2010 ma ancora lontano dalla definizione di un profilo condiviso, per non parlare del finanziamento vero e proprio.
Tutto questo mentre il ministero dell’Agricoltura di El Salvador diffondeva notizie preoccupanti sull’impatto del cambiamento climatico sulle coltivazioni. A causa delle pesanti siccità, che hanno colpito pesantemente anche altri Paesi come gli Stati Uniti d’America, il Paese centroamericano perderà più di un milione di quintali di mais, corrispondente al 5,5% della produzione totale. Un andamento che se confermato potrebbe causare per Paesi come El Salvador, Honduras, Guatemala e Nicaragua la perdita di oltre 350mila tonnellate di mais e di fagioli nel decennio 2020-2030, per un totale di 120 milioni di dollari all’anno evaporati.
Sia El Salvador che il Qatar fanno parte del G77, uno dei Gruppi di affinità più attivi nei negoziati. Ci si domanda se riusciranno a parlarsi e soprattutto a mettere d’accordo interessi così contrastanti, prima del vertice di Doha.

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