Esteri

Honduras, la dittatura e l’esilio del “Nobel verde” Padre Tamayo

Padre Andres Tamayo è stato costretto ad abbandonare l’Honduras il 28 novembre dello scorso anno. “Dopo 26 anni di vita e lavoro nel Paese, sono stato costretto a fuggire in El Salvador con un ‘salva condotto’, perché il regime avrebbe…

Padre Andres Tamayo è stato costretto ad abbandonare l’Honduras il 28 novembre dello scorso anno. “Dopo 26 anni di vita e lavoro nel Paese, sono stato costretto a fuggire in El Salvador con un ‘salva condotto’, perché il regime avrebbe voluto catturarmi e processarmi”, racconta.
Il “regime” di cui parla è il governo de facto guidato da Roberto Micheletti, che nel giugno dello scorso anno ha rovesciato il presidente Manuel “Mel” Zeleya e trasformato la Repubblica di Honduras in una dittatura. Per le oligarchie legate a Micheletti, Andres Tamayo, nato in El Salvador, sacerdote, leader ecologista del Movimento ambientalista del Olancho (Mao), già premio Nobel alternativo per l’ambiente, è persona “non gradita”. E nemmeno Porfirio “Pepe” Lobo, il presidente della Repubblica che lo ha sostituito nel gennaio del 2010, lo ha fatto rientrare nel Paese: “Intorno alla mia situazione, il Frente Nacional contra el Golpe de Estado ha costruito una vera e propria campagna -racconta Tamayo-. Durante la manifestazioni del 1° maggio, 500mila persone nelle strade honduregne hanno fatto sentire il proprio grido affinché io e ‘Mel’ potessimo tornare nel Paese”.
Sarebbero due passi verso la democrazia, anche se sulla situazione nel Paese centroamericano, dopo le elezioni finto-democratiche indette a fine novembre 2009 dal dittatore Micheletti, è calato il silenzio dei media. “Sono in Italia, più di ogni altra cosa, per far conoscere la realtà e le problematiche che vive l’Honduras, perché non se ne sa molto. Non esiste la volontà di informare”.
Il 25 aprile scorso Tamayo è stato premiato, presso il Centro “Ernesto Balducci” di Zugliano (Udine) con il riconoscimento internazionale “Honor et Dignitas” dedicato alla memoria di padre Ernesto Balducci. Premiato, da una commissione internazionale, per l’“impegno infaticabile e rischioso per la giustizia, i diritti umani, la pace, la salvaguardia dell’ambiente vitale”. Premiato, si legge nella motivazione “come rappresentante di rilievo del Frente Nacional de Resistencia Popular de Honduras in quanto realtà di resistenza, di disobbedienza civile, di lotta non violenta di fronte al regime che si è istallato con la forza delle armi per garantire, con la violenza e la repressione, un sistema di privilegi fondato sull’ingiustizia e il furto ai poveri”.
Che valore hanno le elezioni indette dal regime guidato da Micheletti? 
“L’obiettivo, con queste presidenziali, pianificate dall’estrema destra Usa, è togliere importanza alla legittima richiesta della società civile, quella di ‘restituire’ alle sue funzioni il presidente legittimo del Paese, ‘Mel’ Zelaya. I mezzi di comunicazione, venduti al potere, come la Cnn, nascondono la verità. La popolazione, in Europa come negli Usa, non sa la ciò che sta accadendo. Nessuno ha diffuso il risultato delle inchieste sullo stato dei diritti umani in Honduras fatte dall’Onu, dall’Organizzazione degli Stati americani, dal Tribunale internazionale per i diritti umani, dalla Federazione internazionale dei diritti umani.
Adesso il governo di Lobo ha nominato una ‘Commissione della verità’, ma i risultati del lavoro di questa commissione -per statuto- non potranno essere resi pubblici prima di 10 anni, e in ogni caso non avranno valore legale. È un’ulteriore violazione ai nostri diritti, e dimostra che non c’è la volontà di risolverà i problemi. Vogliono annichilire la richiesta di giustizia che arriva dal popolo. È un grido, il mio: c’è panico nel Paese, terrore. I bambini hanno paura. Gli adulti, quando escono dalle proprie case, non sanno se torneranno. Molte madri e padri sono stati assassinati davanti ai figli, molti maestri davanti ai propri alunni. Centinaia di persone sono state sequestrate, oltre 2mila torturate. Tra questi ci sono leader sindacali, contadini, studenti. E, mentre accade tutto questo, non possiamo andare a protestare davanti a nessuna istanza. Il potere ‘legale’ ha fatto blocco con la destra al governo".
Porfirio Lobo sarà presente all’incontro biennale dei presidenti dell’Unione Europea e dell’America Latina, in programma a Madrid il 17 e 18 maggio. Sembra sia stato invitato da Zapatero, anche se il governo spagnolo aveva promesso il contrario.
“L’Ue (che con il Centro America sta negoziando un accordo di libero scambio, ndr) sta giocando una partita per appropriarsi delle ricchezze dell’Honduras. Pertanto, cerca il modo di ‘accettare’ Lobo come presidente, per i propri interessi. Bruxelles vuole appropriarsi del Corridoio biologico mesoamericano, dei diritti sul territorio con le sue risorse naturali. L’Unione Europea non ha reso pubbliche denunce sulle violazioni dei diritti umani in Honduras. Resta in silenzio, complice dell’anarchia che esiste in Honduras”.
A quasi un anno dal colpo di Stato, a 5 mesi dal “ritorno alla democrazia”, qual’è la situazione in Honduras?
“Il Paese è militarizzato. I movimenti non possono reclamare, l’esercito ha il predominio assoluto sul territorio. Prima, realizzavamo blocchi delle strade e dei prodotti, oggi non ce lo possiamo permettere. Gli omicidi degli oppositori sono all’ordine del giorno, ci sono paramilitari, squadroni della morte. I sicari assassinano ogni leader che manifesti contro lo sfruttamento illegale e indiscriminato delle risorse naturali del Paese”.
A far le spese del clima di terrore, negli ultimi mesi, anche numerosi giornalisti. A metà maggio, Tamayo sarà in Umbria, alla Marcia della pace Perugia-Assisi. “Il messaggio che voglio portare, è che la pace non può poggiarsi sulla menzogna, sulla guerra, sui governi manipolati, sulla forza degli eserciti; che la pace non può poggiarsi sulla repressione, ma sulla verità, sulla giustizia e sul rispetto dei diritti umani”.

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