Esteri

Guinea Bissau, un presidente ancora non c’è

Il primo turno delle elezioni presidenziali del 18 marzo in Guinea Bissau, non ha portato ad un risultato definitivo. Dei nove candidati, diversi per orientamento politico, base sociale, etinica e religiosa, nessuno è riuscito a prevalere. Al ballottaggio del 22 maggio andranno l’ex primo ministro Carlos Gomes Junior (detto Cadogo), presentatosi con i vessilli del Partito per l’indipendenza della Guinea Bissau e di Capo Verde (Paigc, al potere), e l’ex presidente e leader del Partito di rinnovamento sociale, Kumba Iala, già presidente della Repubblica e deposto da un colpo di Stato militare nel 2003.

Bissau – Cadogo è un uomo d’affari detentore di numerosi interessi economici soprattutto nel settore bancario ed energetico. E’ sicuramente il candidato che più ha investito nella campagna elettorale, distribuendo alla popolazione sacchi di riso, cemento, moto, macchine, biciclette, oltre che magliette, cappellini, bandiere con la propria immagine e quella del partito. Dato per favorito, si è fermato al 48,97%, per un totale di 154.797 elettori, scontando il fatto che altri due esponenti del Paigc si sono presentati come indipendenti.

Il secondo candidato ha ottenuto il 23,36% delle preferenze, corrispondente a 73.842 voti. Kumba Iala è forte di una solida base nell’elettorato Balanda, il gruppo etnico a cui l’ex presidente appartiene e che si trova concentrato nel sud del paese, e in una parte della popolazione mussulmana. Il primo mandato di Kumba Iala è stato molto controverso, soprattutto per la sua mal gestione dell’economia. Ha tuttavia forti legami con l’esercito, in cui i Balanda sono rappresentati anche nelle più alte cariche, in un Paese in cui i conflitti di potere tra sfera politica e militare, sono una delle principali cause di instabilità del Paese.

Nonostante alcune denunce di brogli da parte di qualche partito, il voto è stato considerato valido e legittimo dai 150 osservatori internazionali provenienti per la maggior parte da altri paesi africani, oltre che da Brasile, Stati Uniti ed Europa.
Dei 580.000 aventi diritto, è andato a votora poco più del 50%. Alcuni candidati hanno contestato la legittimità del voto a causa dell’esclusione dei giovani dai 18 ai 22 anni per cause amministrative. Infatti a causa dei tempi ristretti tra la morte improvvisa del presidente Malam Bacai Sanhà nel gennaio 2012 e la consultazione elettorale, non è stato possibile attivare l’imponente macchina dell’aggiornamento delle liste elettorali, ancora ferme al 2008. La percentuale di votanti legittimi esclusi dal voto non è nota. Le stime date dai diversi partiti variano da 20 a 60 mila. Altro dato mancante è la percentuale di persone escluse dal voto perché mai registrate all’anagrafe.

Un certo allarme si era diffuso nella serata di domenica con la notizia dell’uccisione del colonnello Samba Djalo, ex capo dei servizi segreti militari, sentito ed arrestato nel 2010 in relazione alla morte del capo di stato maggiore dell’esercito Batista Tagme Na Waie. Inoltre è di ieri la notizia che  Zamora Induta, ex capo di Stato Maggiore dell’esercito nello stesso periodo in cui operò Samba Djalo, si è rifugiato nella sede dell’Unione Europea a Bissau. Anche se questi avvenimenti sembrano non essere collegati alla consultazione elettorale, fanno percepire un clima di tensione tra le alte sfere di potere militare e di riflesso politico, che comunque non dovrebbero per il momento sfociare in colpi di stato o sommovimenti della popolazione.
 

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