Ambiente / Attualità

Guerra e bici. L’appello della Fiab ai sindaci di tutti i Comuni italiani

La Federazione italiana ambiente e bicicletta propone di incentivare l’uso delle due ruote e scoraggiare l’uso dell’auto privata in città, seguendo il modello olandese: “Ridurre i consumi di petrolio e di gas significa chiudere i rubinetti agli autocrati e permette alle famiglie di risparmiare. Possiamo vivere meglio usando meno combustibili fossili”

Un'immagine della Mass Bike del 2017 © European cyclist federation, via flickr (CC BY 2.0)

Incentivare da subito la mobilità ciclabile per ridurre gli sprechi e la dipendenza energetica italiana dall’estero; tagliare il flusso di denaro che “nutre gli autocrati delle fonti fossili, le loro armi e le loro guerre” e, al tempo stesso, dare una risposta concreta alla pressante richiesta delle giovani generazioni di contrastare la crisi climatica. Sono i principali temi dell’appello contenuto in una lettera pubblica che la Federazione italiana ambiente e bicicletta (Fiab) ha inviato ai primi di marzo ai sindaci di tutta Italia.

“Con l’inverno ormai alle spalle si prospettano alcuni mesi in cui avremo meno bisogno di energia, ma già dal prossimo autunno la nostra dipendenza energetica si farà sentire, probabilmente con la penuria di combustibili, sicuramente con costi sempre più insostenibili. Purtroppo dipendiamo in gran parte dalle forniture energetiche della Russia -si legge nella lettera-. Mentre il nostro governo e l’Unione europea stanno elaborando strategie energetiche d’emergenza, voi sindaci avete la possibilità di fare molto da subito. L’azione più semplice, rapida e razionale è ridurre in modo deciso gli sprechi energetici, a cominciare dalla mobilità urbana, dove oggi la gran parte degli spostamenti avviene ancora con l’auto privata e per tragitti brevissimi, inferiori ai tre chilometri”.

Per i piccoli spostamenti in ambito urbano inferiori ai tre chilometri, invece, la bicicletta è il mezzo di trasporto più efficiente: incentivarne l’uso (scoraggiando, di conseguenza, quello dell’auto privata) permetterebbe di innescare di innescare una serie di ricadute positive non solo a livello locale. “Ridurre i consumi di petrolio e di gas, significa chiudere i rubinetti agli autocrati -spiega Alessandro Tursi, presidente Fiab-. Penso innanzitutto a quello che sta succedendo all’Ucraina, invasa dalla Russia. Ma anche a quello che sta facendo l’Arabia Saudita che da anni bombarda la popolazione yemenita”. Incentivare la mobilità ciclabile permetterebbe così di coniugare tra loro più obiettivi: da un lato ridurre la dipendenza energetica dall’estero dell’Italia e di conseguenza il finanziamento a regimi autocratici, dall’altro offrire ai cittadini una concreta occasione di risparmio. “In questo momento stiamo uscendo dall’inverno e i consumi di gas si abbasseranno, ma con il ritorno del freddo se i prezzi non scenderanno ci saranno molte più famiglie che non riusciranno a fare fronte a questi costi -sottolinea Tursi-. Inoltre, questa potrebbe essere un’occasione per rigenerare le città: investire sulla mobilità ciclabile, favorendo gli spostamenti su due ruote, permetterebbe, ad esempio, di liberarsi della seconda automobile. O comunque di ridurne l’utilizzo. Possiamo vivere meglio usando meno gas e petrolio”.

Il modello da seguire, sottolinea Fiab, è quello dell’Olanda. Paese che seppe trasformare la crisi petrolifera del 1973 in un’occasione per cambiare radicalmente il modello di mobilità quotidiana (come abbiamo raccontato sul numero di marzo 2022 di Altreconomia) puntando strutturalmente sulla bicicletta. Un modello a cui, negli ultimi anni, diversi Paesi europei e non solo hanno cominciato a guardare come alla soluzione più semplice e razionale ai crescenti problemi derivanti da una mobilità sbilanciata sull’auto privata: innanzitutto traffico e città congestionate, oltre all’enorme problema globale della crisi climatica.

Fiab suggerisce quindi ai sindaci di fare ricorso ai nuovi strumenti “leggeri, rapidi e a bassissimo costo” che lo Stato ha messo a disposizione dei Comuni all’indomani della pandemia da Covid-19. E che possono essere adottati fin da subito e in modo sistematico: corsie ciclabili, case avanzate, doppio senso ciclabile, strade scolastiche. Oltre a incentivare l’organizzazione di bicibus e piedibus, realizzare e ampliare le “Zone 30”, per poi arrivare, come in altri Paesi europei ad adottare i trenta chilometri orari come regola in città. Interventi che, come ricorda anche il presidente di Fiab, possono essere messi in cantiere e realizzati in poco tempo, con costi estremamente contenuti. A questi interventi si somma la crescente diffusione e accessibilità delle biciclette a pedalata assistita che consentono a tutti di pedalare anche in presenza di dislivelli e di percorrere tragitti più lunghi, con consumi infinitesimali rispetto a qualsiasi auto, anche elettrica. “La nostra è una richiesta pragmatica: abbiamo davanti a noi sei mesi per provare a cambiare le cose, fare qualche passo avanti ed essere un po’ più resilienti -conclude Tursi-. Certo, il risultato non sarà ottimale, ma qui si tratta di essere efficienti e agire al più presto”.

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