Altre Economie

Forme di energia

In Trentino la storia centenaria di una cooperativa che produce energia elettrica per i suoi clienti-proprietari

Tratto da Altreconomia 99 — Novembre 2008

La panettiera del paese non fa eccezione: come tutti qui, conosce anche il nome del presidente dell’azienda che gli porta l’energia elettrica in negozio. Lei la chiama “il nostro consorzio”, per voi che leggete è il Cedis, “Consorzio elettrico di Storo” (www.cedis.info): una cooperativa che produce e distribuisce energia elettrica in Trentino, tra la Val d’Ampola e la Val di Ledro, nella provincia di Trento.
“Nostro” perché il consorzio è di esclusiva proprietà dei residenti che, in quanto soci, sono a tutti gli effetti proprietari dell’azienda elettrica cui pagano le bollette. Niente Enel, insomma, o ex municipalizzate varie, come A2a, Aem, Hera…
In questa zona Il 40% del fabbisogno energetico è prodotto dalle tre piccole centrali idroelettriche che il consorzio gestisce (rispettivamente da 2.800, 1000 e 360 kilowatt). L’energia viene poi distribuita dalla stessa cooperativa alle 4mila utenze civili e industriali di Storo e dei comuni limitrofi.
Raccontata così è una storia in miniatura: piccole centrali, piccoli paesi, piccole distanze. Invece si tratta di una storia lunga e che ha una sua grandezza, tutta locale. Il Cedis, infatti, è un vero “consorzio di comunità”: una via di mezzo tra impresa pubblica e privata: né nazionalizzazione, né privatizzazione. Semmai, socializzazione. In un territorio in cui risiedono 2.800 famiglie, la cooperativa vanta (si può ben dire) oltre 2.500 soci che partecipano alle decisioni, scelgono gli organi di governo, orientano le politiche aziendali.
Tra uffici, produzione e manutenzione non ci sono più di 15 lavoratori: tutti si conoscono, e così capita spesso che per strada le persone fermino i dipendenti e chiedano notizie e chiarimenti sulle attività del consorzio. Alle ultime assemblee hanno partecipato circa mille soci, e il dibattito è sempre vivace anche perché si tengono riunioni preparatorie nei diversi paesi.
Tra il Cedis e gli abitanti di Storo c’è un legame fitto e antico. Il Consorzio, infatti, è nato nel 1904 su un progetto fortemente voluto dal parroco di allora, don Giacomo Regensburger: alla sua capacità di attivatore e all’intraprendenza del comitato locale si deve il fatto che un piccolo borgo alpino sia riuscito, con competenze e risorse locali, a dare vita ad una propria centrale idroelettrica solo 20 anni dopo quella della modernissima e lontanissima New York. E nelle zone della valle dove non operava il Cedis l’energia elettrica è arrivata con 20 anni di ritardo, e chissà che a tanto risultato non abbia partecipato anche San Lorenzo, sotto il cui patrocinio la società è stata istituita e la cui protezione viene ancora richiamata nell’articolo 1 dell’attuale Statuto.
La cooperativa è cresciuta in oltre 100 anni di legami quotidiani con gli abitanti delle Valli, e se ai primi del ‘900 questo significava scontare del 50% le bollette per i caseifici comunali “come per le stalle e le chiese”, oggi, invece, vuol dire interrare 160 chilometri di linee a bassa tensione per ridurre l’impatto ambientale e rendere più efficaci gli impianti. Chi si associa al Cedis non lo fa tanto per avere tariffe più vantaggiose (le politiche aziendali vogliono le tariffe di base paragonabili a quelle dei grandi distributori), ma perchè il consorzio punta alla relazione diretta coi soci.
A partire dal fatto che non esiste un risponditore automatico: chi ha un problema può telefonare e parlare direttamente con un tecnico. Il Cedis, inoltre (come le altre 34 cooperative dell’arco alpino che producono energia, vedi box), si avvale di impianti “ad acqua fluente” e a “piccoli salti”, cioè non ricorre a grandi invasi artificiali e lascia i torrenti sempre fruibili per persone, animali, coltivazioni.
Il fatturato 2007 (oltre 6 milioni e 284mila euro) si è chiuso in utile.
E se alla fine dell’anno la gestione registra degli utili, ai soci è riconosciuto anche un piccolo ristorno in forma di sconto in proporzione ai consumi effettuati: quest’anno, ad esempio, per le sole utenze domestiche sono stati accordati ai soci sconti per 57.000 euro.
In Trentino la forma cooperativa per gestire i servizi di utilities è stata molto più diffusa di come è ora. “Nel ‘900 tutto il Trentino era illuminato dalle cooperative, ed in altri paesi è ancora così: nelle campagne degli Stati Uniti quasi tutta la distribuzione elettrica è affidata a cooperative che hanno talmente tanto successo che si stanno comprando anche le società for profit” spiega Carlo Borzaga, docente di Politica economica alla facoltà di Economia dell’Università di Trento. “In effetti -dice- la forma cooperativa è la più adatta a gestire le utilities, soprattutto dove i costi sono fluttuanti ed è difficile per valutare se un aumento dei prezzi sia più o meno legittimo. La cooperativa infatti può stabilire per i servizi un prezzo, magari anche in una fascia non bassa, e poi a fine anno usare lo strumento del ristorno per distribuire sia i maggiori prezzi che le eventuali economie generate dalla gestione in utile”.
La nostra panettiera ci mostra il suo computer. Il Cedis ha portato la fibra ottica a circa mille utenti di Storo: probabilmente oggi è uno dei paesi più cablati d’Italia. Dietro quesi cavi, il sogno di un gruppo di pionieri, le competenze di tecnici e lavoratori, l’appartenenza di migliaia di soci, le risorse di una comunità locale.

Coop elettriche, dalla nazionalizzazione alla rinascita
Le cooperative e le piccole società locali di produzione elettrica nell’arco alpino hanno una lunga tradizione: nel momento di maggior diffusione erano qualche centinaio. Dagli anni 30 l’arrivo delle grandi imprese mise in difficoltà i piccoli produttori locali e molti furono costretti a chiudere. Nel 1962 la nazionalizzazione delle cooperative elettriche contribuì in maniera definitiva a stroncare le poche realtà che ancora sopravvivevano, introducendo un tetto massimo di produzione di 15 milioni di kWh a cooperativa. Solo con la liberalizzazione della produzione e della vendita di energia introdotta dal 2007 con il ”Decreto Bersani” (del ‘99) è stato possibile tornare a pensare a un ruolo sociale rilevante in campo energetico per la cooperazione. Oggi le cooperative che producono energia sono 34 in tutto l’arco alpino: distribuiscono complessivamente, su un territorio di 900 chilometri quadrati, 255 milioni di kWh a 50.000 utenze.

Spazio anche per il fotovoltaico
Accanto ai “vecchi consorzi” che producono energia, in Trentino operano giovani cooperative che si occupano di fonti rinnovabili. A pochi chilometri da Storo l’ultima nata è la cooperativa So.Le (Società Ledro Energia, www.cooperativa-sole.it) che affianca la progettazione e installazione di impianti fotovoltaici alle iniziative di sensibilizzazione ambientale. L’idea di fondo: dare a tutti la possibilità di accedere al fotovoltaico, cercando di ridurre le barriere culturali, economiche e burocratiche che ne rallentano la diffusione. Così, a poco più di un anno dalla nascita, la cooperativa ha già 45 soci (tra cui i giovani operatori in formazione, le imprese artigiane coinvolte, i volontari, i sovventori, i clienti…) e un curriculum di 11 impianti di cui uno, il più ambizioso, per una fornitura industriale.

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