Esteri

Fondi avvoltoi versus Argentina: si decide tutto a New York

È in corso il "processo del secolo": alla sbarra, negli Stati Uniti d’America due hedge fund che hanno speculato sul debito argentino, dopo averlo acquistato per pochi spiccioli nel 2001 -dopo il fallimento del Paese latino americano, sui mercati secondari-

Il Financial Times lo ha definito in maniera molto enfatica “il processo del secolo”. Senza dubbio quella che è in corso il 27 febbraio 2013 presso la Corte Federale di New York, e che vede contrapposti due cosiddetti “fondi avvoltoi” e lo Stato argentino, è una causa che potrebbe avere profonde ripercussioni a livello internazionale, fissando un precedente di assoluto rilievo nei casi di ristrutturazione del debito da parte di un Paese in difficoltà.

 

Per capire perché, è necessario fissare in breve quali sono gli elementi salienti di questa storia, facendo un passo indietro di quasi un decennio. Nel 2001, quando l’Argentina fece default per un importo di circa 81 miliardi di dollari, due hedge fund, NML Capital con sede a New York, e l’Huntlaw Corporate Service, registrato nel paradiso fiscale delle isole Cayman, acquistarono una cospicua porzione del debito sui mercati secondari. Successivamente, il governo di Buenos Aires ristrutturò il debito con i suoi creditori, ma la NML Capital non accettò alcuna proposta di revisione, portando in tribunale lo Stato argentino. La corte di primo grado ha dato ragione agli attori finanziari, ordinando il pagamento di 1,3 miliardi di dollari. In un secondo momento, la Corte Federale ha congelato l’esborso, in attesa di avere chiarimenti sulla questione -e fissando per il 27  la prima udienza-. NML Capital e Huntlow, nel frattempo, avevano provato a battere anche altre strade. Non avevano avuto successo nella richiesta di far “sequestrare” -a mo’ di garanzia del pagamento- l’ambasciata argentina a Parigi, mentre lo scorso ottobre una corte ghanese aveva dato loro soddisfazione, imponendo il blocco della nave scuola di Buenos Aires Libertad nel porto di Tema, 25 chilometri a Est di Accra. Una decisione che ha fatto scalpore, poi ribaltata solo grazie all’intervento delle Nazioni Unite.        



 

Purtroppo quello del fondo avvoltoio è un fenomeno abbastanza diffuso. E riguarda chi compra una fetta di debito di un Paese in grande difficoltà per pochi spiccioli e per fini esclusivamente speculativi, tanto che, qualora fosse pagato l’intero ammontare del debito, può arrivare a registrare fino al 400 per cento dell’investimento. Insomma, ci si arricchisce alle spalle dei poveri, per buona pace della comunità internazionale, che per il momento non ha preso alcun provvedimento per mettere fuori legge questo tipo di attività. Certo, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale hanno evidenziato i pericoli posti dai fondi avvoltoi sulla stabilità economica di interi Paesi, ma senza la massiccia mobilitazione di gruppi come Jubilee Usa si è addirittura rischiato che nello Stato di New York fosse approvata una normativa che dava la possibilità agli hedge fund di poter continuare l’iter dei ricorsi anche in sede extragiudiziale.

 

Sempre Jubilee Usa ha promosso una veglia tenutasi nella notte tra il 26 e il 27 febbraio davanti alla sede della Corte Federale. La società civile internazionale si augura che i giudici applichino principi di buon senso, dando ascolto al parere fatto pervenire loro dal governo a stelle e strisce, che nel complesso perora la causa dell’Argentina. Una sentenza contro i fondi avvoltoio farebbe epoca, una a favore sarebbe un vero disastro. Considerato il macigno del debito che pende sull’Italia, forse questa volta anche anche a noi conviene tifare Argentina.  
 

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