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Finanza Etica per affrontare la crisi

Le idee e le sensibilità della finanza etica possono aiutarci per affrontare questa crisi finanziaria, ormai assai pronunciata?

Le idee e le sensibilità della finanza etica possono aiutarci per affrontare questa crisi finanziaria, ormai assai pronunciata ? Banca Etica è un format che possa essere preso come esempio per costruire nuove modalità per condurre l’intermediazione finanziaria?

Moises Naim su Repubblica di domenica scorsa ci sintetizza efficacemente le strade per affrontare la crisi di solvibilità degli emittenti sovrani. Il problema principe che abbiamo adesso è che lo Stato ha troppi debiti e sono cresciuti e crescono ancora i dubbi che li possa ripagare. Nonostante qualcuno, per ragioni assai varie, in buona o in cattiva fede, continui a pensare che questo sia un piccolo problema, in effetti sarebbe bene convincersi che si tratta di un problema non piccolo e non semplice.

Le strade per affrontare il problema sono solo le seguenti:

1) crescita del Pil: se le dimensioni dell’economia salgono di un gradino e il debito rimane al gradino precedente, gli spazi di rientro possono migliorare.
2) smettere di pagare chi ha comprato i titoli del debito pubblico (default)
3) tagliare le spese in capo al bilancio pubblico (austerity)
4) creare un meccanismo inflattivo che abbatta il valore reale del debito pubblico, e in questo modo applicare agli investitori che detengono i titoli pubblici una “imposizione patrimoniale”, nei fatti più che sul lato formale
5) obbligare qualcuno a tenersi contro voglia i titoli del debito pubblico.

La strada 1) non è percorribile. Da qualcuno non è neppure desiderata, ma comunque adesso è un sogno anche per chi lo desidera. Le altre 4 rimangono invece percorribili. La seconda espone ad una gran brutta figura, rispetto alle altre 3 che sono più “eleganti”, almeno nei riguardi di una parte dell’opinione pubblica, e quindi è considerata proprio l’ultima spiaggia.

In pratica occorre tentare usare le strade 3), 4) e 5). Il mix è a piacere del governo. Con quali criteri fare questo mix ? Salvaguardando equità e abbassando l’impulso verso l’allargamento del numero di poveri, e il peggioramento della loro situazione. Il conto va pagato. Su questo purtroppo non abbiamo scampo. Discutiamo di chi lo deve pagare, ma qualcuno lo sta già pagando.

Il mercato finanziario è globalizzato. Questo vuol dire che l’investitore (adesso) compra quello che vuole. Se i titoli italiani sono troppo rischiosi, allora l’investitore (anche italiano) li vende e dirotta i suoi capitali in un altro contesto. Tutti gli investitori. Quelli piccoli e quelli grandi. Gli investitori istituzionali. Le banche. La globalizzazione fornisce questa estrema flessibilità ai capitali, ma non certo nella stessa misura a chi lavora e a chi produce redditi diversi da quelli di capitale.

La strada 3) è quella di impronta liberista. Tagliando la spesa pubblica questi sperano di riavviare alla svelta lo sviluppo, con sofferenza sociale accentuata nel breve. La strada 4) concentra lo sforzo sul reddito fisso e sui patrimoni in maniera regressiva (meno hai e più paghi). La strada 5) mi sembra meno peggio delle altre.

Non possiamo usare il carattere globalizzato del mercato finanziario per chiamarci fuori dal rischio Italia. Dobbiamo creare meccanismi di deglobalizzazione del sistema finanziario, in modo da supportare il momento di criticità. Gli strumenti di questo tipo sono stati fortemente usati anche dai governi italiani del dopoguerra. Con successo apprezzabile. La globalizzazione della finanzia supporta lo sviluppo, quando c’è, ma supporta anche la dinamica negativa, allontanando i capitali interni.

Le sensibilità della finanza etica possono sostenere schemi di lavoro finanziario realmente interessati e contributivi rispetto all’attività produttiva e ai meccanismi di creazione di ricchezza reale. Possono sostenere progetti collettivi importanti per la coesione sociale, che diventano più che importanti in tali fasi. Possono sottolineare una volta ancora che l’attività bancaria si giudica sulle conseguenze indotta sulla vita delle persone, non sulle mere conseguenze misurate dal parametro “profitto”. La tassazione aggiuntiva che potrebbe gravare sull’attività finanziaria non coerente con le cose appena enunciate (schema Tobin Tax) potrebbe sostenere una soluzione di ribilanciamento della finanza pubblica assai meno controproducente rispetto ad altri.

 

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