Esteri / Reportage

La Fiat in Serbia. Tra promesse e posti di lavoro

Siamo tornati a Kragujevac, dove la multinazionale dell’auto produce la 500L. Lo stabilimento, zona franca dal 2008, avrebbe dovuto sfornare 200mila veicoli all’anno. Nel 2016 sono stati meno di 90mila. La società ha preferito negarci il sopralluogo. I lavoratori, intanto, rivendicano premi di produttività e salario

Il lancio della "nuova" 500L nello stabilimento FCA di Kragujevac, in Serbia, lo scorso 25 maggio - © Dalibor Danilovic
Il lancio della "nuova" 500L nello stabilimento FCA di Kragujevac, in Serbia, lo scorso 25 maggio - © Dalibor Danilovic

Lo stabilimento della Fiat a Kragujevac, in Serbia, è stato appena tirato a lucido. A fine maggio, le ringhiere del ponte che collega la città a quello che è uno dei più grandi poli produttivi d’Europa del gruppo sono state riverniciate di blu. L’occasione è stata la visita del primo ministro, oggi presidente della Repubblica, Aleksandar Vučić, il 25 maggio, quando la “FCA Serbia d.o.o. Kragujevac” -società controllata per il 67% circa dall’italiana “FCA Italy Spa” e per il resto dal governo serbo- ha lanciato la “nuova” 500L, l’evoluzione della monovolume che il gruppo guidato da Sergio Marchionne produce soltanto qui, 140 chilometri più a Sud della capitale Belgrado.

Stando agli annunci dell’azienda datati aprile 2012, l’impianto serbo avrebbe dovuto sfornare “a pieno regime” 200mila veicoli all’anno. Della roboante promessa resta eco sui comunicati stampa e sul gigantesco murales che compare sulla facciata della fabbrica: “Mi smo ono što stvaramo”, siamo ciò che produciamo. Cinque anni dopo si è ampiamente sotto soglia 90mila. Nel 2016 i turni sono stati ridotti da tre a due per “aumentare la produttività” della fabbrica. Una decisione che sarebbe stata assunta “in cooperazione con i sindacati”.

Per il secondo anno consecutivo, però, la multinazionale dell’auto che ha la testa in Olanda (Fiat Chrysler Automobiles NV) -Paese a fiscalità agevolata-, ha “preferito evitare” che un giornalista di Altreconomia visitasse lo stabilimento, zona franca dal 2008 (l’azzeramento delle imposte o dei dazi doganali durerà fino al 2018).

Ci si deve accontentare della vista dal ponte appena ripulito, da dove si scorge anche il “bio-lago” di 1.200 metri quadrati e profondo meno di due che FCA avrebbe “restituito” in termini di sostenibilità e responsabilità sociale d’impresa (un investimento di 600 euro, salvo refusi del bilancio 2016).

Per avere uno spaccato delle condizioni di lavoro dei 2.460 occupati di FCA abbiamo incontrato Zoran Markovic, segretario generale del sindacato Samostalni (significa “Indipendente” e raccoglie 1.200 iscritti nella fabbrica) nonché vice-segretario della Fiom serba. L’unica cosa che è cambiata dal giugno 2016 sono i colori della polo a marchio Fiat che Markovic ha indosso. È identico l’ufficio della (ex) Zastava nel centro di Kragujevac, colosso che un tempo produceva auto e armi prima di esser bombardato dalla NATO alla fine degli anni Novanta. Oggi cade a pezzi, eccetto la “Zastava Kamioni” e un’ala che ancora fabbrica armamenti.

Zoran Markovic - © Duccio Facchini
Zoran Markovic – © Duccio Facchini

Anche l’interprete che ci accompagna è la stessa, Rajka Veljovic, autentico punto di riferimento del Samostalni per tutte le associazioni di volontariato che fanno adozioni a distanza, come la storica “Mir Sada” di Lecco. Anche quel che Markovic racconta e rivendica, invece, è praticamente immutato. La questione del salario resta centrale. Lo stipendio medio nella regione di Kragujevac non supera i 350 euro al mese. Ed è più basso della soglia nazionale. FCA sostiene di garantire paghe migliori (del 17% in più rispetto al salario serbo). “Non è così -spiega il sindacalista-. La media fatta dall’azienda tiene conto degli impiegati e dei manager.

Ad oggi, la busta di un operaio è sotto la media nazionale per ben il 15%”. Markovic non può fornire una cifra esatta perché, sostiene, non gli sarebbe “consentito”. Un dato però può smentirlo (ancora). Quello dell’Agenzia serba per gli investimenti che prevedeva 30mila posti di lavoro garantiti dall’indotto. “Non superiamo quota mille -spiega- anche se è difficile misurarli perché abbiamo da poco importato un virus dell’Unione europea: le agenzie interinali”. Markovic è in fase di trattative per strappare il premio di produttività. Il suo è l’unico sindacato “ammesso” dei cinque presenti in azienda. Annota con interesse quel che emerge dall’ultimo bilancio annuale della multinazionale, e che gli era sfuggito: si tratta del prestito che la Banca europea degli investimenti (BEI) avrebbe garantito a FCA per “modernizzare ed espandere” il sito di Kragujevac a far data dal 2021. “Non capisco come sia possibile ampliare una fabbrica che è già al di sotto della propria capacità produttiva e che potrebbe puntare a 150mila auto prodotte senza investimenti”, riflette il sindacalista.


Al momento, lo sciopero “non è in cima all’agenda del Samostalni” (a fine giugno, però, è iniziata la mobilitazione, ndr). Il caso dei “colleghi” della Magneti Marelli di Kragujevac, però, li ha colpiti. Nel marzo 2017, infatti, i 78 lavoratori della società in pancia a FCA hanno scioperato per cinque giorni per vedersi riconosciuto quanto meno l’identico trattamento economico degli operai della Fiat (erano inchiodati a 200 euro mensili). Ce l’hanno fatta.

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  • Agide Melloni

    Sento odore di sfruttamento ed il linguaggio di FCA Serbia è lo stesso linguaggio di tutti i padroni!

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