Ambiente

Enel condannata per la centrale di Porto Tolle

Il 12 gennaio la Corte di Cassazione penale a Roma, chiamata ad esprimersi in via definitiva sui reati contestati ad Enel relativamente alla gestione dell’impianto di Polesine Camerini negli anni passati, ha accolto i ricorsi dei movimenti ambientalisti e respinto…

Il 12 gennaio la Corte di Cassazione penale a Roma, chiamata ad esprimersi in via definitiva sui reati contestati ad Enel relativamente alla gestione dell’impianto di Polesine Camerini negli anni passati, ha accolto i ricorsi dei movimenti ambientalisti e respinto quelli dei direttori di centrale, annullando la sentenza della Corte d’Appello di Venezia nella parte in cui aveva escluso la responsabilità penale per gli amministratori delegati, e accogliendo invece quanto stabilito dal giudice di primo grado ad Adria nel marzo 2006.

Dunque, responsabili per i reati contestati sono tutti: sia i direttori di centrale (ing. Zanatta e Busatto), sia gli amministratori delegati dell’epoca dei fatti,  Franco Tatò e Paolo Scaroni (nella foto).

Ecco la dichiarazione degli avvocati Ceruti e Malaspina: "Gli avv.ti Matteo Ceruti e Valerio Malaspina esprimono la loro soddisfazione per l’accoglimento dei ricorsi da parte della Corte di Cassazione, la quale ha riconosciuto la responsabilità penale degli amministratori delegati di ENEL spa Tatò e Scaroni, oltre che dei direttori della centrale Zanatta e Busatto.

Pur nell’attesa del deposito della motivazione della sentenza, si può già osservare che, malgrado la complessità della struttura societaria, la Suprema Corte, contrariamente a quanto deciso dai giudici veneziani, ha riconosciuto una responsabilità del vertice della holding in relazione ai reati di emissioni moleste, danneggiamenti e violazione della normativa sull’inquinamento atmosferico.

Ora, essendosi nel frattempo prescritti i reati, spetterà alla Corte d’Appello civile di Venezia operare l’esatta quantificazione di tutti i danni patiti delle parti civili rimaste.

Si tratta di un’importante conferma della correttezza dell’impostazione accusatoria, della sentenza di primo grado e della posizione perseguita dalle parti civili rappresentate dagli scriventi, che sono stati gli unici soggetti a sostenere sino all’ultima fase processuale la tesi di un obbligo di controllo e di intervento sulla centrale di Porto Tolle anche da parte dei massimi livelli societari".

Pochi giorni prima, il 5 gennaio, il ministero dello Sviluppo economico aveva autorizzato la conversione della centrale a impianto a carbone. Ecco il comunicato:

"Roma, 5 gennaio 2010 – La Direzione generale per l’energia nucleare, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica del Mise ha autorizzato la conversione a carbone della centrale termoelettrica Enel Spa di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Il provvedimento è stato emanato a seguito del positivo giudizio di compatibilità ambientale e dell’intesa con la Regione Veneto.
Con il nuovo assetto, la centrale potrà operare con tre sezioni alimentate a carbone e, parzialmente, a biomasse (contro le attuali quattro alimentate a olio combustibile denso, da 660 MW elettrici ciascuna), per una potenza elettrica lorda nominale complessiva di 1.980 MW. L’approvvigionamento del combustibile e lo smistamento dei materiali avverranno principalmente per mare e per le vie fluviali, utilizzando un sistema di stoccaggio e movimentazione implementato su una nave “storage” appositamente attrezzata, ancorata al largo del delta del Po.
“Con questo provvedimento – ha dichiarato il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani – si sblocca un cantiere importante per la crescita e la modernizzazione del territorio. L’intervento di conversione comporta infatti un investimento consistente da parte dell’azienda, pari a circa 2 miliardi di euro. L’utilizzo della nuova tecnologia nell’impianto di Porto Tolle consentirà inoltre un uso più efficiente della risorsa energetica primaria e una riduzione degli impatti ambientali connessi al funzionamento degli impianti produttivi” – ha concluso Romani.
Si stima che i lavori di conversione della centrale potranno essere conclusi nell’arco di sei anni".

 

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