Altre Economie / Opinioni

È la cura delle donne a dar forma al commercio equo e solidale

Dal Perù all’Italia persone coraggiose creano relazioni e cambiamento. Il fair trade deve combattere accanto a loro. La rubrica di Altreconomia a cura di Equo Garantito

Tratto da Altreconomia 235 — Marzo 2021
© Ives Ives - Unsplash

Il commercio equo e solidale è popolato di donne. Donne che amano, che si appassionano. Donne che camminano, si spostano, corrono. Donne che amano con le mani e con i piedi. Amano e conoscono la vita e l’umanità perché se ne prendono cura. Rita Levi Montalcini diceva: “Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società”.

Credo che sia questo il motivo vero che fa delle donne la vera anima del commercio equo e solidale. Che parliamo delle nostre botteghe o degli artigiani in giro per il mondo, quasi sempre parliamo di donne. È questo prendersi cura che dona una sensibilità speciale, un’attenzione agli altri, una capacità di indossare i panni degli altri. Non amo particolarmente i discorsi di genere, ma se penso alla mia esperienza nel commercio equo e solidale e alle persone che ho incontrato, alle tante cose che mi hanno insegnato, alla capacità di condividere, di fare rete, di lavorare insieme. I volti che entrano nella mia mente sono volti di donne.

Penso a Enza, che da anni lavora con i produttori indonesiani, che ha imparato la loro lingua per conoscere più nel profondo questo popolo. A Carla, che è passata dal Nicaragua al Perù e che si è innamorata di questo Sud America povero e violentato. A Gaga, che ancora ragazzina ha deciso che bisognava cambiare il mondo e anche se ancora non c’è riuscita non molla. A Prisca, che fa 30 chilometri a piedi per andare a raccogliere i suoi bozzoli di seta selvatica e poi intreccia con le dita meravigliose sciarpe come fossero antichi sudari. A Violette e alla sua capacità di raccogliere persone e rifiuti e trasformarli in dignità e arte. A Mino e alle sue vecchie pentole bucate che si trasformano in gioielli che le sue dita montano veloci. A Blandine, che tinge la rafia e sorride e al suo piccolo gruppo di donne che intreccia fili e parole. Penso al profumo di menta delle donne di AOWA in Palestina. Al villaggio di Thai Binh, dove le donne vietnamite tessono meravigliosi colori.

Mi viene in mente però anche Patty, che a Modena accoglie tutti con il sorriso e inventa bellissime vetrine; a Valeria, che a Ravenna sapeva trasformare la bottega in un luogo di sogni e ora lo fa a Bologna. Tantissimi volti, giovani e meno giovani, animati dalla stessa passione, dallo stesso desiderio di un mondo in cui ci si prende cura gli uni degli altri. Questo è il commercio equo e solidale che conosco e che amo. E nel mese in cui si celebra la Giornata internazionale della donna, raccontare il commercio equo e solidale anche da questo punto di vista ci è sembrata un’occasione da non perdere. Perché il commercio equo e solidale, da sempre, lotta e si impegna per l’uguaglianza, per i diritti delle donne e per la giustizia di genere.

Ispirazione, coraggio, solidarietà: sono queste le donne equosolidali. Insieme, donne e uomini, dobbiamo unirci nel fare più rumore -come ci ha detto qualche tempo fa Ruth Salditos, un’altra grande donna del fair trade nelle Filippine- per rompere il silenzio che circonda le discriminazioni di genere. Da sempre, le organizzazioni di commercio equo e solidale hanno scelto di mettere le persone (e l’ambiente) al centro, e le donne sono le interlocutrici principali: le protagoniste di un cambiamento positivo, attento a tutelare la madre Terra. “Non abbiamo paura oggi”, come canta Ruth: “Mano nella mano”, un giorno supereremo ogni ostacolo alla piena applicazione dei diritti umani e delle donne.

Maria Teresa Pecchini fa parte di Equo Garantito. L’Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale è l’associazione di categoria delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane

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