Ambiente

Due settimane per Taranto

Fino al 14 aprile, tre appuntamenti significativi per la città pugliese (e per la salute del Paese): una manifestazione contro la legge "Salva Ilva" (il 7), l’atteso giudizio della Corte Costituzionale in merito alla legittimità della stessa disposizione (il 9) e -infine- un referendum consultivo sul futuro dell’impianto siderurgico

Tre appuntamenti cruciali per la città di Taranto racchiusi in un fazzoletto di pochi giorni. Fino a qualche mese fa, neanche i cittadini della città pugliese avrebbero potuto immaginare l’importanza delle prime due settimane di aprile.
Il primo appuntamento è per domenica 7, con una manifestazione contro la legge 231/2012, la cosiddetta “Salva Ilva”. Il provvedimento, voluto dal governo tecnico guidato da Mario Monti e approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento nel dicembre scorso, consente all’impresa dei Riva di utilizzare l’area a caldo e di commercializzare i beni prodotti nel periodo in cui la magistratura aveva vietato la facoltà d’uso degli impianti sequestrati.

La vicenda è nota: il 26 luglio 2012, il giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco aveva disposto il sequestro dell’area a caldo, perché ritenuta responsabile di un inquinamento che ha provocato e continua a provocare malattia e morte: la legge numero 231 ha -di fatto- vanificato l’iniziativa della magistratura. Da qui la reazione di una parte del fronte ambientalista che ha promosso il corteo del prossimo 7 aprile. In prima fila ci saranno medici, infermieri e farmacisti. “Chi meglio dei camici bianchi può testimoniare la catastrofica situazione sanitaria in cui versa la nostra città?”, ha dichiarato Fabio Matacchiera, presidente del Fondo Anti Diossina onlus, durante una conferenza stampa che ha sancito l’alleanza con il comitato Taranto Futura, il cui portavoce Nicola Russo è il promotore del referendum consultivo sulla chiusura parziale o totale dell’Ilva. Dopo anni di divergenze, diverse anime del fronte ecologista provano a unire le forze contro il nemico comune: i veleni del siderurgico.

La manifestazione del 7 aprile precederà di due giorni un appuntamento di enorme rilevanza: il 9 aprile, infatti, la Corte Costituzionale valuterà la legittimità della legge 231, questione sollevata dal gip Todisco e dal Tribunale del Riesame di Taranto. Secondo il gip, la legge “Salva Ilva” violerebbe ben 17 articoli della Costituzione e si porrebbe “in stridente contrasto con il principio costituzionale della separazione tra i poteri dello Stato”.

Chi scenderà per strada il prossimo 7 aprile, quindi, lo farà per sostenere la magistratura ionica. L’obiettivo degli organizzatori è quello di far giungere a Roma un segnale forte di opposizione ad una legge che sembra privilegiare la salvaguardia degli interessi economici rispetto alla salute e all’ambiente. Per il 9 aprile, giorno in cui si riunirà la Corte Costituzionale, è previsto un sit-in davanti a Montecitorio.
Il 14 aprile sarà la volta di un evento storico per la città: i tarantini, per la prima volta, potranno dire la loro sulla chiusura totale o parziale (area a caldo) del siderurgico più grande d’Europa. Si tratta di un solo referendum consultivo, eppure il suo percorso si è rivelato irto di ostacoli: dai ricorsi al Tar presentati da Ilva, Cgil, Cisl e Confindustria alla necessità di dover predisporre un apposito regolamento comunale. Sullo sfondo anche l’ombra delle intercettazioni telefoniche, raccolte nel luglio del 2010 nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente Svenduto”. Durante una conversazione, il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno rassicurava l’addetto alle pubbliche relazioni dell’Ilva, Girolamo Archinà (tuttora agli arresti), sullo slittamento della data del referendum.

Non sorprende, quindi, che la consultazione referendaria finora sia stata caratterizzata dall’imbarazzante silenzio della classe politica locale. Anche a livello nazionale, intanto, l’attenzione mediatica su Taranto sembra essersi placata. Dalle istituzioni giunge un messaggio che invita all’astensione: il peggio è passato, l’Ilva non inquina più. Ma i dubbi degli ambientalisti restano in piedi. Recenti relazioni elaborate da Ispra ed Arpa Puglia elencano ritardi e violazioni nell’applicazione di varie prescrizioni contenute nell’Autorizzazione integrata ambientale concessa all’Ilva.
Il timore di una scarsa partecipazione popolare al referendum ha spinto settori dell’associazionismo locale a costituire il “Comitato 14 aprile-Sì al cambiamento”, che nel rush finale della campagna referendaria promuoverà una serie di iniziative per sensibilizzare la cittadinanza. L’obiettivo di chi spinge al voto è chiaro: dire alle istituzioni, una volta per tutte, che la salute viene prima di ogni altra cosa.

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