Esteri

Due messaggi dal fondo della miniera di Atacama. Vite vendute, vite ignorate

I due messaggi che ieri i minatori imprigionati nelle viscere della terra nel deserto cileno di Atacama hanno fatto giungere in superficie richiamano ad un’altra urgenza, quella dei 32 prigionieri politici mapuche in sciopero della fame da ormai 50 giorni…

I due messaggi che ieri i minatori imprigionati nelle viscere della terra nel deserto cileno di Atacama hanno fatto giungere in superficie richiamano ad un’altra urgenza, quella dei 32 prigionieri politici mapuche in sciopero della fame da ormai 50 giorni in diverse carceri cilene.
In un’epoca di egoismi sfrenati e di individualismo esasperato il fatto che siano 33 "prigionieri della miniera" a rischio della propria vita a ricordare al mondo il dramma dei loro concittadini indigeni è commovente e portatore di una visione della vita alternativa, quella della solidarietà e dell’impegno fraterno come base di un diverso sentire.
Pensando ai minatori cileni mi è venuto in mente il titolo di un film famoso quando ero giovane: VITE VENDUTE. Perché tale è la situazione dei 33 minatori e dei 32 prigionieri politici, a cui unirei i 72 migranti clandestini fatti prigionieri da una banda di narcotrafficanti vicino alla frontiera fra Messico e Stati uniti d’America (che oltre dal muro, da oggi sarà protetta da aerei droni) e uccisi per non essere stati in grado di pagare il riscatto e per essersi rifiutati di collaborare al narcotraffico.
Una tragica unità di destini che ha accomunato disperati campesinos di vari Paesi, El Salvador, Honduras, Brasile, Ecuador… nel tentativo, conclusosi tragicamente, di raggiungere gli Stati uniti d’America ove cercare una fonte di sopravvivenza per se stessi e per le famiglie lontane.
La Commissione messicana per i diritti umani ha documentato -nel periodo da settembre 2008 a febbraio 2009- ben 9.758 sequestri, ma stime di esperti farebbero assommarli per detto periodo almeno a 20mila, in quanto un gran numero non può neppure essere registrato dalle organizzazioni umanitarie. Mario Santiago, direttore delle indagini della Fondazione I(de)has così descrive la situazione al quotidiano spagnolo El Pais: "Tutti i giorni ci sono sequestri di migranti sui treni che vanno al Nord. Vengono taglieggiati e coloro che non possono pagare la liberazione vengono uccisi. Le donne vengono fatte lavorare per i sequestratori o vengono fatte prostituire. La quota varia fra i 50 pesos (circa 3 euro) e i 1000 pesos, quando questi hanno familiari negli Stati uniti d’America". Santiago racconta che i narcos hanno case di sicurezza in Chiapas, Tabasco, Veracruz e Tamaulipas, dove imprigionano gli emigranti sequestrati. Quando non sono i narcos a taglieggiare i migranti sono gli stessi poliziotti…
VITE VENDUTE, dicevamo. Da governanti indifferenti, da organismi internazionali ideatori delle politiche di improbabili "rivoluzioni sociali", da multinazionali minerarie sempre più avventurose nelle loro attività di estrazione (non dimentichiamo la BP nel Golfo del Messico.), da poliziotti complici e infine dai narcos, sempre più padroni di interi territori. Ma anche VITE DIMENTICATE dai grandi mezzi di comunicazione troppo intenti a esaltare i benefici della "globalizzazione" o i miracoli della "società della conoscenza".
Così aggiungiamo un quinto mininotiziario (analisi sull’America latina dal basso a cura della Fondazione "Neno Zanchetta", diffuse via e-mail, ndr) nella lista di attesa, quello sulla situazione dei mapuche del Cile e dell’Argentina, facendo ammenda per avere avuto bisogno per farlo di un appello di un pugno di "dannati della terra", i 33 minatori imprigionati nel sottosuolo del deserto di Atacama, a 700 metri di profondità. Ecco qui i due foglietti (in allegato) che hanno fatto pervenire in superficie, naturalmente subito censurati, cui abbiamo avuto accesso tramite ACIN, la splendida rete informativa degli indigeni colombiani.

p.s.: la parola "pesquen" significa "rescaten" : è la stessa usata per il salvataggio dei 33 minatori; "callate" significa  "taci". Piñera è l’attuale presidente cileno.

* Aldo Zanchetta, presidente della Fondazione "Neno Zanchetta", negli ultimi anni ha curato i volumi "America Latina. L’avanzata de los de abajo" (2008, 17 euro) e "America Latina. L’arretramento de los de arriba" (2006, 15 euro)

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia