Ambiente

Dove vanno le costruzioni in Italia

Il Cresme mette in evidenza cinque nodi, fondamentali per capire cosa accadrà nel 2012: infrastrutture al palo e nuovi project financing; l’importanza del facility management; l’housing sociale per far ripartire l’edilizia residenziale; nuove autostrade e appalti per le imprese più grandi; una ristrutturazione del settore che favorisce chi fattura oltre mezzo miliardo di euro.

La crisi impoverisce le famiglie, e picchia sul mattone: le case restano invendute, come abbiamo spiegato nell’infografica “Bulimia immobiliare” (Ae 132). Gli investimenti in nuove infrastrutture, intanto, languono di fronte all’abnorme debito pubblico, e nel periodo 2008-2011 segnano un meno 35% .
A guardarlo con gli occhi di un operatore dell’industria delle costruzioni, il quadro non è roseo, e non lo sarà almeno fino al 2013. Per questo, è importante passare in rassegna i “nodi” del settore, seguendo il filo dell’analisi congiunturale del Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il territorio), com’è stata elaborata nel rapporto “Il mercato delle costruzioni 2012”.

Il primo riguarda la “riconfigurazione del mercato delle opera pubbliche”, che come ha ricordato il direttore del Cresme Lorenzo Bellicini “è già mercato”. Ormai, il 64,1% dei bandi di gara promossi dai Comuni riguardano il partenariato pubblico-privato (Ppp). Nel settore, si è passati dai 339 bandi del 2002 a 2979 nel 2011.
In termini assoluti, il comparto vale 10,5 miliardi di euro contro i 9,9 miliardi dell’appalto tradizionale. Ciò significa, secondo Bellicini, che per chi opera “nella sola esecuzione vede il mercato ridursi”.
A questo dato si somma, secondo nodo, il fatto che i bandi di gara per i prossimi anni riguarderanno, per lo più, opere sopra i 50 milioni di euro. Un meccanismo perverso che -se sommato al primo- spinge fuori dal mercato le imprese più piccole: se il 20% degli operatori presentano margini operativi negativi (cioè producono in perdita ed hanno anche perdite finanziarie), questa dinamiche riguarda in particolare chi fattura meno di 15 milioni di euro all’anno, mentre tra il 2006 e il 2010 hanno visto crescere il proprio fatturato gli operatori che fatturano più di 500 milioni di euro.  
Sono quei soggetti in grado di giocare alla pari degli altri player su un mercato globale. Saipem (gruppo Eni), ad esempio, leader nelle piattaforme, ha fatturato all’estero il 96% degli 11,6 miliardi di euro del bilancio 2010. Per questi soggetti –Impregilo, Astaldi, Pizzarotti, Bonatti, Cmc-, secondo il Cresme, si sta aprendo un mercato importante nei 5 Paesi del Nord Africa, dove sono previsti 50 miliardi di euro di investimenti nei prossimi anni, 19 dei quali solo nell’edilizia residenziale. 
Terzo nodo: la casa. Nel 2011 sono state completate 187mila abitazioni. In termini di volumetrie, il calo è significativo: da 135 milioni di m3 nel 2007 a 72,7 nel 2011. Nonostante cresca, il patrimonio immobiliare italiano perde valore: secondo le stime Cresme, ciò che nel 2007 valeva 7.029 miliardi di euro oggi ne vale 6.138.
Poiché così non può andare avanti, due sono le strade: la prima si chiama “riqualificazione”. Il 60% del mercato delle abitazioni era indotto da una domanda per “sostituzione”; oggi, invece, chi vuole cambiare ristruttura la propria casa. Il mercato del rinnovo è l’unico che tiene: +3% nel 2010; +1,5% anche nel 2011. Finiture e impianti valgono 16,8 miliardi di euro su un totale di 36,9 miliardi. Strutture ed opere murarie 3,1 miliardi. Il cemento, 3.
L’altra partita destinata a tenere in piedi la baracca (quarto nodo) si chiama housing sociale: “Chi vince la partita per dare una casa a chi oggi non ce l’ha, vince una partita importante -ha spiegato Bellicini-. I redditi non ce la fanno più. Dobbiamo prenderne atto, altrimenti facciamo un prodotto che non trova collocazione”. Ecco vaticinato il ruolo di Cassa depositi e prestiti, con il fondo per la residenza sostenibile, da 1,6 miliardi di euro. “10 i progetti selezionati e sul punto di partire -sottolinea Bellicini-. 15mila alloggi, per il 73% finanziati da privati. Per il 79% si tratta di nuove costruzioni”.
Il quinto riguarda i settori che tengono: cresce il facility management, ovvero il ruolo di quelle imprese che come Cofely (gruppo Gdf-Suez, vedi Ae 131) prendono il posto della pubblica amministrazione in cambio di un canone. Nel 2010 il mercato ha toccato i 36 miliardi di euro. Nei primi 9 mesi del 2011 è rimasto stabile a 26,4. Tengono, e sono fondamentali per il settore, le concessioni autostradali.
Nel caso delle nuove realizzazione chi costruisce, e gestisce, può appaltare a se stesso i lavori, senza gara. Un costo che poi ricade sul cittadino, che paga il pedaggio. Non ci perde nessuno, se l’impatto ambientale degli interventi è considerata una variabile indipendente.
Quello che vi abbiamo proposto è un elenco sommario, ma siamo certi che nel corso del 2012 questi cinque “snodi” di mercato influenzeranno in modo determinante anche l’attività del legislatore. Le infrastrutture e il mattone, come abbiamo avuto modo di scrivere più volte sulle pagine di Ae, sono nel dna del ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture, Corrado Passera, e in quello del viceministro delle Infrastrutture Mario Ciaccia, rispettivamente ex consigliere delegato di Intesa Sanpaolo ed ex amministratore delegato di Banca infrastrutture innovazione e sviluppo (vedi Ae 131). L’evento del Cresme è stato ospitato dalla Fondazione Cariplo, che è il quinto azionista di Intesa, e aperto da Sergio Urbani, membro del cda della Fondazione Housing Sociale di Cariplo (www.fhs.it), che ha ricordato come la crisi possa essere “una grandissima opportunità per ripensare l’intervento nel settore edilizio”.  
 

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