Altre Economie

Dove va il turismo responsabile italiano?

L’intervento sull’associazione che promuove il turismo sostenibile in Italia, pubblicato su Altreconomia, e la replica del presidente di Aitr

Dal numero di marzo 2010, pubblichiamo il commento di Pietro Raitano, direttore di Altreconomia. A seguire, la risposta di Maurizio Davolio, presidente dell’Associazione italiana turismo responsabile.

Che cosa succede ad Aitr? L’Associazione italiana del turismo responsabile è dalla sua fondazione un punto di riferimento per tutti i viaggiatori “responsabili” italiani.
Lo scopo della sua esistenza è scritto chiaro sul sito dell’organizzazione (www.aitr.org): “promuovere, qualificare, divulgare, ricercare, aggiornare, tutelare i contenuti culturali e le conseguenti azioni pratiche connessi alla dizione ‘turismo responsabile’”. Un intento nobile e complesso, che Aitr si è sempre impegnata a perseguire. Oggi di Aitr fanno parte una novantina di soci, tra associazioni, cooperative, imprese e ong. Tutte impegnate nella promozione di un turismo “in punta di piedi”. Una realtà così importante merita di essere seguita e accompagnata nelle sue azioni e nello sviluppo delle sue attività. Molto sta accadendo, infatti. Accanto all’ingresso nella compagine societaria di aziende come la casa editrice che pubblica la Lonely planet in Italia o la ditta di attrezzature sportive Ferrino, registriamo l’uscita dall’organizzazione di realtà importanti come Legambiente Turismo e Viaggiemiraggi: un segnale che non va sottovalutato. Ma sul piatto le questioni aperte sono molte: la trasformazione in “associazione di promozione sociale” (Aps), e il sempre crescente ricorso di molti soci a finanziamenti pubblici, ministeriali e di organizzazioni internazionali, ad esempio.
Soprattutto, da molto tempo non abbiamo notizia di campagne di Aitr su temi legati al turismo: quali mete sono più controverse, come si combatte la cementificazione delle coste, quali sono i danni del turismo di massa, tanto per fare altri esempi.
Per molti versi sembrano anche essersi allentati alcuni principi che in realtà sono fondativi dell’associazione, (come la necessità di chiedere un “prezzo trasparente” per ciascun viaggio che viene proposto). Queste come altre sono questioni sulle quali vorremmo sentire l’intervento di Aitr.
Il dibattito è aperto, anche in vista della prossima assemblea che vedrà l’importante passaggio del rinnovo delle cariche sociali.
Pietro Raitano

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Gentile Pietro Raitano,
ho letto con attenzione e interesse il suo articolo “dove va il turismo responsabile italiano” pubblicato su Altreconomia. Lei sollecita una replica, da parte nostra, suppongo.
Francamente avrei preferito che la nostra associazione, oggetto dell’articolo, fosse stata annoverata fra le fonti di informazione prima della stesura e della pubblicazione dell’articolo, ma pazienza, eccomi alla replica. A noi fa sempre piacere discutere di turismo responsabile e anche di noi stessi, di ciò che facciamo e dei problemi che abbiamo.
Desidero chiarire due questioni che lei affronta nel suo scritto, quello delle uscite da AITR e quello dell’APS.
Vede, caro Raitano, le associazioni di secondo grado, cioè costituite da persone giuridiche o collettive, non reggono alla lunga la presenza di una opposizione interna. Credo che ciò sia fisiologico. Mentre in un Consiglio Comunale, per fare un esempio, la presenza di una maggioranza e di una minoranza costituiscono la normalità, in quanto frutto della volontà degli elettori, in un associazione di secondo grado, in cui si presume che tutti i soci condividano idee e obiettivi, se un socio si accorge di essere sempre contrario alle decisioni che vengono assunte democraticamente dagli organi, finisce legittimamente per interrogarsi sull’opportunità di rimanere all’interno della compagine. Se poi non accetta le decisioni, vi si oppone, ne ostacola la messa in atto, finisce per trovarsi fuori automaticamente. Noi crediamo che in un sistema democratico la maggioranza non debba schiacciare chi si trova in minoranza o su posizioni di dissenso, ma neppure possa essere accettato che chi è in minoranza, in piccolissima minoranza, possa pretendere di decidere, ritenendosi portatore di verità assolute.
Ed ecco che cosa è accaduto per il cambiamento di statuto, che ora prevede la possibilità che Aitr si trasformi in Aps, Associazione di promozione sociale: la decisione assunta in assemblea straordinaria è stata preceduta dalla consultazione dei soci, dall’invio delle norme che regolano l’istituto, dall’indicazione delle fonti legislative, dall’acquisizione del parere autorevole della nostra consulente legale, esperta di non profit, dalla riflessione che ogni socio è stato invitato a compiere al proprio interno. L’assemblea, molto partecipata, ha deliberato all’unanimità e, per darle un’idea del consenso, aggiungo che finora ben 31 soci hanno aderito all’iniziativa, dichiarando la loro disponibilità a divenire sedi locali di Aitr Aps, nelle loro regioni e province; tenga presente che solo le associazioni di persone possono compiere questa scelta, per legge sono escluse le cooperative e le società e, per nostra decisione, le associazioni di secondo grado come, ad esempio, Legacoop, che è la mia organizzazione. Dunque abbiamo registrato un consenso enorme, al termine di una procedura trasparente e democratica.
Ci avviciniamo all’assemblea annuale, che si terrà il 21 maggio in Sicilia, su invito dei nostri soci siciliani cui abbiamo risposto positivamente, per dare un nostro segno di amicizia e di solidarietà nella loro nobile lotta per il lavoro onesto e decoroso in un contesto duramente segnato dalla presenza mafiosa.
Porteremo all’assemblea, chiamata anche a rinnovare gli organi sociali, i risultati conseguiti negli ultimi tre anni; Aitr è cresciuta, oggi ha una rete di relazioni di tutto rispetto, che comprende l’Organizzazione mondiale del turismo, la Commissione Europea, i ministeri degli Esteri e del Turismo, enti locali, sei Università convenzionate; ha un neocostituito Comitato scientifico di alto profilo internazionale; è alla guida della rete europea EARTH aisbl, con soci francesi, spagnoli, tedeschi, belgi, britannici, irlandesi; si è data regole severe e condivise per quanto riguarda la trasparenza dei suoi atti; dispone di un sito web innovativo che permetterà la discussione interna ed esterna con nuovi strumenti e funzioni capaci di coinvolgere tutti e di prefigurare nuove forme di democrazia partecipativa; si confronta, sia pure con le difficoltà che si possono immaginare, con l’industria turistica convenzionale; ha ripreso con decisione il tema della ricerca di indicatori e della costruzione di un sistema di regole per riconoscere i viaggi di turismo responsabile (per prevenire il problema cui lei accenna nell’articolo, cioè del possibile abbandono o allentamento delle regole del turismo responsabile da parte di qualche organizzatore di viaggi).
Tutto bene? No, ovviamente no. Ad esempio, su un punto devo darle ragione, non facciamo più campagne; ciò non è del tutto vero, ad esempio abbiamo realizzato una campagna per l’educazione al viaggio con la pubblicazione di un Vademecum rivolto ai viaggiatori, ma certamente dobbiamo fare di più; anch’io mi interrogo sulle ragioni per cui non facciamo campagne; potrei rispondermi che non ci sono proposte in tal senso da parte dei soci; ciò è vero, ma non basta, un gruppo dirigente dovrebbe assumere una capacità propositiva autonoma; noi ci ripromettiamo di affrontare il tema delle campagne, e quello, più generale, della nostra presenza nel dibattito politico e pubblico sul turismo, pur sapendo che ciò non è facile per una organizzazione piccola ma complessa come la nostra, dove su tanti temi e su singoli fatti i soci possono avere proprie idee differenti.
Vorrei aggiungere qualcosa sui nostri soci profit; non parlo di Lonely Planet Edt, che è appena entrato, parlo invece di Ferrino, che lei cita.
Ferrino sta dando un contributo importantissimo ad Aitr; guardi che non sto parlando di soldi; sto parlando di presenza nella vita associativa, di proposizione di idee, di disponibilità, di generosità.
Vede, caro Raitano, io ho dedicato tutta la mia vita professionale che, ahimè, sta volgendo verso la conclusione, all’economia sociale e non profit e alla cooperazione senza scopo di lucro. E mi sono reso conto nel tempo che la differenza non è data dalla forma giuridica, ma dalle persone. Nel non profit si incontrano persone straordinarie, di specchiata moralità e di grande impegno intellettuale e umano, ma si incontrano anche persone dubbie o addirittura spregevoli; e ciò accade anche nel profit.
Ma con alcune differenze di non poco conto: il non profit rivendica una propria superiorità etica che è tutta da dimostrare, mentre il profit non ha tali pretese; e nel non profit non esistono quei filtri e quei sistemi di controllo che esistono nel profit, costituiti da percorsi educativi e professionali, disponibilità a rischiare le proprie risorse, capacità tecniche ecc.; nell’associazionismo non ci sono barriere all’ingresso e non ci sono controlli; per questo è fondamentale la caratura morale e umana delle persone, ed è indispensabile essere sempre guardinghi e attenti.
Caro Direttore, le ho scritto una lunga replica, non ho di certo la pretesa che possa essere pubblicata, ma se lei deciderà in tal senso, gliene sarò grato.
Spero che lei possa venire in Sicilia alla nostra assemblea e condividere con noi un evento che ci sta molto a cuore.
Cordiali saluti.
Maurizio Davolio, presidente Aitr

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