Opinioni

Il “diritto antiumanitario” che ha minato la nostra civiltà

La quasi strage di Macerata e l’omicidio di Firenze sono forse l’ultima chiamata: intorno all’immigrazione si gioca una sfida decisiva

Tratto da Altreconomia 203 — Aprile 2018

Quanto vale la vita umana oggi in Italia? E quanto vi è radicato il principio d’uguaglianza? Domande che si impongono quando un “pizzicagnolo” di Macerata, citato in compiacenti resoconti giornalistici, commenta la mancata strage di Luca Traini  del 3 febbraio scorso (sei persone di pelle nera ferite a colpi d’arma da fuoco), con parole tanto complici quanto ciniche: “Però non si spara così, poteva colpire qualcuno…”. E quando un mese più tardi, a Firenze, media e istituzioni, Procura in testa, si affannano a escludere il movente razzista pochi minuti dopo l’assassinio per strada di Idy Diène, cittadino senegalese da poco sposato con la vedova di Samb Modou, ucciso sei anni prima da Gianluca Casseri, il neofascista che nella stessa città, prima di suicidarsi, uccise anche Diop Mor, oltre a ferire gravemente Moustapha Dieng, rimasto paralizzato. 

Sembra evidente che certe vite contino assai meno delle altre, altrimenti i sei feriti di Macerata avrebbero almeno ricevuto la visita e il conforto del sindaco, del vescovo, del ministro degli interni, dei principali candidati alle elezioni (solo il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, andò subito in ospedale) e a Firenze il sindaco, anziché deprecare il rovesciamento di qualche vaso di fiori, avrebbe immediatamente colto il senso della rabbia (e della paura) espressa da amici e connazionali di Idy Diène nella loro improvvisata manifestazione poche ore dopo il delitto.

La cronaca riporta quindi in primo piano la figura della “non persona”, al centro di un importante libro di Alessandro Dal Lago uscito quasi vent’anni fa, ma c’è una novità: oggi viviamo una stagione politica che sembra in procinto di ridefinire una volta per tutte i princìpi cardinali delle democrazie europee. Nel corso degli anni si è formato quello che Luigi Ferrajoli nel suo libro “Manifesto per l’uguaglianza” (Laterza 2018) definisce “diritto antiumanitario”: “Le leggi e le prassi -scrive- espresse da queste politiche, dalla criminalizzazione della stessa condizione di immigrato irregolare alle centinaia di ordinanze e circolari persecutorie, fino ai centri di permanenza per i rimpatri, compongono un cumulo di illegalità istituzionali che mina alla radice i fondamenti della nostra democrazia”.

La quasi strage di Macerata e l’omicidio di Firenze sono forse l’ultima chiamata per l’intero Paese: intorno all’immigrazione si gioca una sfida decisiva, che non contrappone, come si fa credere e si pensa, fautori dell’accoglienza senza o con pochi limiti e teorici degli ingressi limitati e controllati; la questione è invece squisitamente ideologica e politica e del livello più alto, perché il diritto antiumanitario ha già minato i pilastri della nostra civiltà giuridica. Ferrajoli giudica irrealistiche oltre che distruttive le attuali politiche sull’immigrazione e vede nei migranti “il popolo costituente di un nuovo ordine mondiale”.

13. L’articolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 che al secondo comma dice: “Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese”

Donatella Di Cesare in un bell’intervento a Radio 3 per il ciclo “La frontiera” ha parlato della contrapposizione fra cittadinanza e diritti umani (si sacrificano questi per riservare quella a chi già ne dispone) arrivando alla conclusione che lo “ius migrandi”, cioè il diritto di emigrare e di riconoscersi tutti come stranieri residenti, è la frontiera di civiltà degli anni a venire. Sarà una lotta, ha aggiunto, tanto lunga, difficile e importante quanto quella che portò all’abolizione della schiavitù. È una lotta già in corso ma ben pochi fra noi, nell’Italia e nell’Europa di oggi, ne sembrano davvero consapevoli.

Lorenzo Guadagnucci è giornalista del “Quotidiano Nazionale”. Per Altreconomia ha scritto, tra gli altri, i libri
“Noi della Diaz” e “Parole sporche”

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