Ambiente

Di necessità virtù

È aperto il bando 2014 del Premio nazionale "Comuni virtuosi". Il viaggio di Altreconomia tra gli enti vincitori nel 2013: da Montechiarugolo (Pr) ad Agerola (Na), passando per Udine, i Comuni italiani -senza fondi e trasferimenti statali- s’inventano buone pratiche per garantire servizi

Tratto da Altreconomia 155 — Dicembre 2013

Pochi chilometri a Nord di Montechiarugolo, Comune di quasi 11mila abitanti in provincia di Parma, un impianto fotovoltaico di 60mila metri quadrati guarda verso Sud.
Nel luglio 2009 l’amministrazione ha deciso di realizzare un parco a terra, nella cava dismessa Ca’ Tripoli, perché l’energia prodotta dai soli tetti comunali avrebbe potuto coprire meno del 15% dei consumi totali delle utenze comunali.
Montechiarugolo è uno dei Comuni italiani che, nonostante i limiti imposti dal Patto di stabilità, è riuscito a trovare risorse alternative per avviare progetti sul territorio. Non ha infatti dovuto investire risorse proprie -a parte quelle necessarie a sostenere i costi di progettazione- né ricorrere a tassazioni aggiuntive. Ecco come ha fatto.

Marco Vignali, assessore al Bilancio, spiega: “Abbiamo indetto una gara di leasing in costruendo, forma di finanziamento privato delle opere pubbliche, assegnato nel giugno 2010 a un’Ati (Associazione temporanea di imprese)”, formata da 3 società che si sono occupate della costruzione dell’impianto -Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, CME consorzio imprenditori edili di Modena, Gesin Gestione servizi integrati di Parma- e da Ubi Leasing, che ha investito nel progetto 7 milioni di euro. Con questa formula l’Ati accetta di realizzare l’impianto in un’area su cui la società di leasing esercita un “diritto di superficie”, ma che non è di sua proprietà. “Dopo 20 anni il Comune diventerà proprietario del parco -afferma Vignali- a fronte del pagamento di rate annuali all’Ubi Leasing di circa 560mila euro”.
L’impianto, allacciato nel dicembre 2010, ha una potenza di 1.916 kiloWatt picco -l’unità di misura che indica la potenza teorica massima dell’impianto-. “Non possiamo utilizzare l’energia prodotta dal parco per illuminare gli edifici comunali -spiega l’assessore all’Ambiente Maurizio Olivieri- perché, secondo l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, si può fare uno scambio sul posto solo con energia prodotta da impianti che hanno una potenza massima di 200 kW”. Per questo motivo il Comune vende tutta l’energia al Gestore dei servizi elettrici, società controllata dal ministero dell’Economia che offre incentivi per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Il ricavo dell’impianto è di circa 1,3 milioni di euro l’anno; tolti i 560mila euro versati alla società di leasing, l’utile annuale è di circa 730mila euro, con cui il Comune finanzia i capitoli di spesa del bilancio. Inoltre, con questo progetto, Montechiarugolo ha vinto un bando regionale di 400mila euro.

“Non solo siamo riusciti a trovare le risorse necessarie per finanziare il progetto –afferma il sindaco Luigi Buriola- ma possiamo anche godere in prima persona dei benefici che il parco offre”. “E anche se -aggiunge Vignali- nel 2013 i trasferimenti statali sono stati completamente azzerati (nel 2009 lo Stato ha dato al nostro Comune 1,6 milioni di euro, pari al 15% del bilancio), ora non dipendiamo più dai fondi statali”. Intercettare risorse alternative è stato quindi necessario.
Per riqualificare l’intera illuminazione pubblica l’amministrazione ha invece scelto il “contratto di disponibilità”, una formula di investimento inserita nel Codice degli appalti.
Ha indetto una gara vinta da Ceir, un consorzio di imprese emiliane che non solo dovrà progettare, finanziare e realizzare l’opera, ma anche garantirne funzionamento e manutenzione. Il Comune, che pagherà alla società rate annuali di circa 130mila euro, dopo 14 anni diventerà proprietario dei corpi illuminanti.

Con l’installazione di 2.700 lampioni, che sostituiranno entro 3 o 4 mesi quelli esistenti, l’amministrazione stima di ridurre di quattro quinti (e cioè di circa 1,2 milioni di kWh) i consumi elettrici dell’illuminazione pubblica, che costa oggi circa 330mila euro, e quindi le emissioni di CO2, di circa 220 tep (tonnellata equivalente di petrolio). Secondo Olivieri “se questo tipo di intervento fosse applicato ai circa 10 milioni di punti luce esistenti in Italia il risparmio sarebbe di 700 milioni di euro l’anno”. Un intervento con cui il Comune ha vinto, anche in questo caso, un bando regionale di 400mila euro.
La sostituzione dell’intero parco dei lampioni aiuterà il Comune a raggiungere gli obiettivi del Patto dei Sindaci (pattodeisindaci.eu). I comuni che aderiscono al Patto -Montechiarugolo lo ha fatto nell’agosto 2011- si impegnano a realizzare, entro un anno, progetti per ottenere un risparmio energetico del 20%, ridurre le emissioni di CO2 del 20% e produrre il 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020. Tutte le azioni proposte dal Comune e dai cittadini per raggiungere questi obiettivi sono state raccolte nel Paes -Piano d’azione per l’energia sostenibile- che prevede, oltre all’installazione di pannelli fotovoltaici e alla riqualificazione dei pali della luce, anche le certificazioni ambientali, iniziativa volontaria con cui Montechiarugolo ha ottenuto un controllo da parte dalla multinazionale DNV, che verifica la corretta applicazione della normativa ambientale dell’ente, come ad esempio la gestione delle cartucce per le stampanti. “Il costo della certificazione è di 7mila euro circa l’anno –spiega Olivieri- ma riusciamo a recuperarli perché la Regione ha fatto un bando che riconosce lo sforzo dei Comuni nell’intraprendere la strada delle certificazioni”.

Grazie anche a questi progetti Montechiarugolo ha vinto il premio Comuni 5 stelle negli ambiti “Impronta ecologica” e “Gestione del territorio”. “I comuni vincitori (Montechiarugolo e altri 5) sono stati scelti -afferma Marco Boschini, coordinatore dell’associazione- per alcuni aspetti concreti dei progetti proposti, tra cui replicabilità in altri Comuni e risultati ottenuti, come la riduzione dell’impatto ambientale e il coinvolgimento dei cittadini”.
Anche Cannara, Comune di 4.400 abitanti in provincia di Perugia che ha vinto il premio nella categoria “impronta ecologica”, ha avviato un progetto di riqualificazione dell’illuminazione pubblica. “Tra il 2010 e il 2011 abbiamo sostituito tutti i 900 lampioni comunali con impianti led e lampade a basso consumo -spiega l’ex sindaco Giovanna Petrini del comune oggi commissariato- con un finanziamento in conto terzi”. Per realizzare l’opera, che è costata 1 milione di euro, il Comune ha ottenuto un contributo regionale di 140mila euro. Cannara è stata premiata anche per l’incremento della raccolta differenziata che, grazie al servizio porta a porta, è passata dal 14% al 67% in un anno e mezzo.
Lo stesso sistema è stato adottato da Agerola, comune di 7.500 abitanti in provincia di Napoli. Con la differenza che in questa cittadina la raccolta porta a porta è diventata l’unico sistema di raccolta di rifiuti. “In una sola notte, tra l’1 e il 2 luglio 2012, abbiamo eliminato tutti i cassonetti stradali e impiantato aiuole -spiega Luca Mascolo, sindaco della cittadina eletto nel 2011 in una lista civica di centrosinistra- grazie all’aiuto di 50 volontari, fra cittadini e amministratori”. Alle famiglie che effettuano il compostaggio della frazione organica nel proprio giardino (500 su 3.000) il Comune applica inoltre uno sconto del 10% sulla tassa dei rifiuti.
Per finanziare il servizio di raccolta porta a porta Agerola ha investito circa 100mila euro, adottando poi la formula del leasing per acquistare i mezzi necessari.
L’amministrazione ha calcolato che nel 2012, grazie alla raccolta porta a porta (che dal gennaio 2012 al dicembre 2012 è aumentata del 40%) la produzione dei rifiuti è diminuita di 234 tonnellate rispetto al 2011 (quasi il 10%) che equivalgono a una riduzione delle emissioni di CO2 di 75 tonnellate l’anno. Secondo il sindaco, “il sistema di raccolta porta a porta è una delle migliori azioni per tutelare l’ambiente”.
In provincia di Teramo, il Comune di Atri ha scelto invece di ricorrere a una gestione del territorio più “sostenibile”, con l’approvazione di un Piano regolatore generale che limita il consumo di suolo.
Come spiega Giammarco Marcone, assessore all’Urbanistica, dopo un percorso di pianificazione cui hanno contribuito associazioni del territorio e cittadini, nell’agosto 2012 il consiglio comunale ha approvato il Prg, il Piano particolareggiato del Centro storico e quello del Parco agricolo. Mentre nel marzo 2013 è stata regolamentata, per la prima volta, la gestione del Sito di importanza comunitaria Calanchi, riserva naturale regionale.
Obiettivi del Prg, che entrerà in vigore entro la prossima primavera, sono la contrazione del consumo di suolo e la tutela del verde. “Il piano prevede la riduzione della superficie urbanizzabile –spiega Aldo Cilli, progettista responsabile del Prg- dai 4,8 chilometri quadrati previsti dal piano previgente a 3,2, su una superficie totale di 92 chilometri quadrati”. Inoltre, “Atri è stato il primo Comune in Abruzzo a introdurre nel Prg delle norme prestazionali per cui, ad esempio, ogni nuova edificazione deve appartenere almeno alla classe energetica B, il progetto deve prevedere un’area di verde privato, oltre che un sistema di raccolta dell’acqua piovana per raccogliere almeno 30 metri cubi di acqua ogni mille metri quadrati”. Con questi progetti Atri ha peraltro vinto il premio Comuni virtuosi nella categoria “Gestione del territorio”.
Montechiarugolo e Caronno Pertusella, Comune di circa 17mila abitanti in provincia di Varese, hanno realizzato progetti per sensibilizzare i cittadini su temi come la tutela dell’acqua pubblica e la promozione di una mobilità sostenibile.
Secondo le stime dell’amministrazione di Montechiarugolo, le “fontane del Sindaco”, che erogano acqua potabile liscia e frizzante nelle frazioni di Monticelli e Basilicanova, hanno consentito di risparmiare più di 9mila chilogrammi di plastica in un anno e 37 tonnellate di CO2.
Il Comune ha inoltre riqualificato alcune piste ciclabili già esistenti come il percorso della “Voladora” e quello della “Fata Brema”, inaugurato l’8 settembre 2013.
“Tempo a ruota libera” è un progetto, promosso da Caronno Pertusella, con uno scopo puramente educativo. Viviana Biscaldi, assessore ai Servizi alla persona, alla famiglia e alla solidarietà sociale spiega che la Regione Lombardia ha versato al Comune un contributo di circa 48mila euro per aver vinto, con questo progetto, il terzo bando regionale che riguarda tutti gli ambiti previsti dalle Politiche temporali. Caronno Pertusella, che ha investito quasi 21mila euro, ha quindi avviato laboratori di manutenzione delle biciclette, nella scuola media Alcide De Gasperi, e di produzione video nel centro educativo e ricreativo del Comune. “Genitori e figli hanno anche partecipato a degli incontri con una psicologa per riflettere sugli stereotipi di genere -afferma Biscaldi- ed è parso evidente che alle figlie femmine viene concessa una minore autonomia negli spostamenti quotidiani”. L’amministrazione ha inoltre attivato un servizio per disincentivare i furti attraverso l’iscrizione delle biciclette nel Registro italiano biciclette -accessibile alle forze dell’ordine per verificare le proprietà- e l’installazione di 400 targhe indelebili sui telai.
Secondo i dati raccolti, la percentuale di studenti della scuola media che raggiungono la scuola in bicicletta è passata, da luglio 2011 a settembre 2012, dal 20,7% al 24,5%. Questo permette una riduzione delle emissioni di CO2 di 0,18 tonnellate, se il tragitto casa-scuola è di circa 2 chilometri.

Una delle strade scelte da Montechiarugolo per ridurre l’impatto ambientale è stata la promozione dell’acquisto di impianti fotovoltaici, iniziativa realizzata in rete con alcuni Comuni della zona –tra cui Traversetolo e Colorno- e in collaborazione con la rete dei Comuni virtuosi e con PubblichEnergie (www.pubblichenergie.it), progetto nato nel 2010 per iniziativa di alcuni Comuni bellunesi.
“Nel 2012 abbiamo sostenuto la creazione di un gruppo di acquisto solidale -afferma l’assessore all’Ambiente- tra i cittadini che avevano la possibilità di installare i pannelli sul tetto delle proprie abitazioni”. Sono così stati acquistati 10 impianti, che hanno un costo di circa 7.500 euro, per una potenza di 3 kiloWatt. —

La città degli orti
A Udine sono 75 gli orti urbani suddivisi in 4 condomini, e un altro è in arrivo. Mariagrazia Santoro, ex assessore all’Ambiente, Patrimonio e Agenda 21 e ora assessore regionale alla Pianificazione territoriale e Lavori pubblici, racconta:“Il Comune ha avviato il progetto nel luglio 2010, seguendo il suggerimento del consigliere comunale Mario Canciani, medico e presidente dell’associazione Allergie e pneumologie infantili, con lo scopo di rendere i terreni coltivabili dei nuovi centri di aggregazione”. Per l’iniziativa, il Comune ha investito circa 40mila euro. I terreni vengono assegnati, tramite un bando comunale, a scuole, anziani, famiglie e associazioni “le quali devono proporre a loro volta progetti da realizzare all’interno dell’orto”. Come l’orto didattico dell’Alpi e l’orto sinergico. Una volta ottenuto l’appezzamento l’assegnatario, cui è concesso coltivare l’orto per un periodo dai 3 ai 5 anni, paga un affitto di 48 euro l’anno, cifra che permette di coprire le spese per acqua ed elettricità. Tutte le aree (15-18 appezzamenti di 30 metri quadrati l’uno) sono dotate di acqua, cassapanca per gli attrezzi e compostiera. Una recinzione segna il perimetro del condominio, ma non divide i lotti fra loro. Il Comune ha offerto la propria consulenza a  Trieste, Gorizia e Monfalcone, che vogliono avviare progetti simili. “Abbiamo già attrezzato altri 7 appezzamenti -spiega Carlo Giacomello, assessore alla Pianificazione urbana- e ci sono quasi 200 persone che hanno fatto richiesta per ottenere il terreno; vorremmo poi realizzare un orto nell’ospedale ‘Gervasutta’, che sarà gestito dai degenti della struttura”. Perciò Udine ha vinto il premio Comuni Virtuosi 2013 nella categoria “Nuovi stili di vita”.
 

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