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Dalla Calabria alla Toscana: è nato l’olio che coltiva l’inclusione sociale

In un’area di 200 ettari del Parco naturale della Maremma, un’associazione di imprese dell’economia sociale e Legambiente produce un extravergine biologico. Scintilla dell’esperienza è “Giovani in vita”, cooperativa di Sinopoli, Reggio Calabria

Tratto da Altreconomia 190 — Febbraio 2017
Alcune delle piante di ulivo nel Parco naturale della Maremma concesse all'ATI Giovani in vita-Chico Mendes Altromercato-Legambiente che produrrà olio extravergine d'oliva biologico - Ombretta Sparacino/Chico Mendes Altromercato
Alcune delle piante di ulivo nel Parco naturale della Maremma concesse all'ATI Giovani in vita-Chico Mendes Altromercato-Legambiente che produrrà olio extravergine d'oliva biologico - Ombretta Sparacino/Chico Mendes Altromercato

La distesa di ulivi si affaccia direttamente sul mare, senza soluzione di continuità. Posti come il parco dell’Uccellina vanno visti, prima ancora che descritti. Vissuti, e non semplicemente preservati. Il Parco naturale della Maremma -come è anche noto- è stato istituito ormai quasi 42 anni fa: 9.800 ettari, si estende lungo costa, dal paese di Principina a Mare (Grosseto), fino al paese di Talamone (Orbetello). I monti dell’Uccellina sono a Sud. Qui, su un’area di oltre 200 ettari, sta nascendo un progetto di economia civile che è racchiuso in una bottiglia di olio extravergine biologico.
“In questi anni abbiamo conosciuto due protagonisti: la terra e gli uomini. Pensavamo che fuori dalla Calabria non avremmo avuto possibilità di coltivare la terra, ma così non è stato”.

Dall’esperienza di “Giovani in vita” è nata la coop “Rossella Casini”, intitolata a una giovane studentessa toscana rapita e uccisa dalla mafia nel febbraio 1981

Domenico Luppino è presidente della cooperativa sociale “Giovani in vita” di Sinopoli, Reggio Calabria. “Giovani in vita” lavora per il recupero di soggetti svantaggiati, operando su terreni confiscati alla ‘ndrangheta -e per questo motivo è stata, nel corso degli anni, presa di mira con attentati di ogni genere-. Dalla sua esperienza è nata nel luglio 2015 la cooperativa “Rossella Casini” di Firenze: il nome è quello della studentessa toscana che nel febbraio 1981 -a soli 24 anni- fu rapita, violentata, fatta a pezzi e poi gettata nella tonnara di Palmi, uno degli episodi più turpi della lotta di mafia di quegli anni, che ancora aspetta giustizia. Alla cooperativa è stata affidata nella prima metà del 2016 dalla Regione Toscana un uliveto -e un frantoio- appartenente all’Ente Terre Regionali Toscana, per un totale di oltre 200 ettari, tra Rispescia e Alberese, in gran parte proprio all’interno del Parco Regionale della Maremma. Ma “Rossella Casini” non è sola: per partecipare al bando, è stata costituita infatti in un’ATI (associazione temporanea di impresa) con la coop Chico Mendes Altromercato di Milano e Legambiente.

Chico Mendes è la storica realtà milanese di commercio equo e solidale, forte delle sue 11 botteghe in città. Da alcuni anni ha sviluppato il progetto “Calabria solidale”, una rete di produttori calabresi che promuovono i principi di legalità, trasparenza, solidarietà, rispetto del lavoro, tutela dell’ambiente e del territorio (e tra questi c’è Giovani in vita). Legambiente gestisce nel Parco, proprio in prossimità dell’azienda agricola, il Centro nazionale di sviluppo sostenibile. Lì in estate si tiene Festambiente, che nel 2017 arriverà alla 29esima edizione (dal 4 al 15 agosto).

“Per noi è stato naturale lavorare in rete: da una parte con un partner commerciale ‘storico’ come Chico, dall’altra con un’organizzazione da sempre presente sul territorio”, spiega Luppino. “La consideriamo una grande opportunità per fare agricoltura, creare reddito, consentire a persone in difficoltà di trovare lavoro”. L’Ati ha preso i terreni in concessione per dieci anni, rinnovabili. Circa 90 ettari sono certificati bio e IGP: un olio pregiato, frutto di varie cultivar -frantoio, moraiolo, leccino tra le altre-. Ma la qualità del prodotto è solo uno degli aspetti. Ancora Luppino: “Vogliamo coniugare qualità e aspetto sociale, etico, dando lavoro a soggetti svantaggiati. Abbiamo preso contatti con associazioni che sul territorio si occupano di migranti ad esempio, e impiegheremo gli ex dipendenti dell’azienda regionale. Volevamo dimostrare che dalla Calabria non si esporta solo ‘ndrangheta ma anche lavoro e idee. Vorremmo essere presenti in un territorio che non è il nostro, un territorio famoso in tutto il mondo, e dire che siamo venuti per cercare di produrre innanzitutto inclusione, prima ancora di olio. Per dimostrare che la terra è uguale dappertutto”.

“Si tratta di una grande opportunità per fare agricoltura, creare reddito, consentire a persone in difficoltà di trovare lavoro” (Domenico Luppino)

La “Rossella Casini” ha trovato i terreni e l’uliveto già in buono stato, e per questo motivo c’è già una prima produzione di olio bio che verrà venduto nelle botteghe del commercio equo e solidale -e sul sito webshop.chicomendes.it– di Chico Mendes, che è responsabile per la maggior parte dell’investimento iniziale del progetto e sta seguendo tutta la parte relativa alla comunicazione e al marketing. Tra le botteghe di Chico c’è in particolare la “Buona Bottega”, il nuovo format -in piazzale Baracca 6- che unisce prodotti alimentari e cosmetici del Sud del mondo con produzioni locali e sociali. Sarà un olio di “fascia alta” con un prezzo di circa 13 euro per le bottiglie da mezzo litro. Il nome verrà svelato in occasione del lancio ufficiale, e sull’etichetta apparirà -oltre al logo di Legambiente- quello di Equo Garantito, l’associazione di categoria del commercio equo italiano.

“Produrre una tale qualità è un risultato di grande prestigio -spiegano dalla direzione commerciale di Chico Mendes- che rende merito al percorso che abbiamo fatto fin qui coi produttori calabresi e con Giovani in vita in particolare. Siamo soltanto all’inizio di un progetto che siamo sicuri ben presto crescerà molto”.
“Il nostro compito sarà quello di sostenere, sensibilizzare e coinvolgere nel progetto quante più persone possibile” conclude Angelo Gentili, referente di Legambiente. Si tratta di un bell’esempio di economia civile, che volentieri abbiamo intrapreso insieme a realtà in cui ci riconosciamo”.

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