Ambiente

Crescent, il braccio di ferro alla prova degli “atti”

Il Consiglio di Stato fissa al 26 marzo 2013 l’udienza di merito per il "caso Salerno", il progetto di piazza della Lbertà più l’edificio disegnato dall’archistar Bofill, e chiede alle parti in causa di produrre una mole di documentazione utile a capire se chi dovese "vegliare" sull’iter autorizzativo lo abbia fatto in modo corretto. Di Crescent avevamo già scritto qui, qui e nel libro "Salviamo il paesaggio!"

Il lungo braccio di ferro tra Italia Nostra e Comune di Salerno si concluderà entro fine marzo 2013. Dopo quella data sapremo se l’edificazione di piazza della Libertà (in parte crollata nei mesi passati) e l’autorizzazione a costruire i 90mila metri cubi dell’edificio Crescent sul lungomare della città campana, siano -come ritengono l’associazione fondata da Antonio Cederna nel 1955 e i cittadini riuniti nel Comitato "No Crescent", difesi dall’avvocato Oreste Agosto- il frutto di palesi violazioni amministrative.  

Con un’ordinanza del 19 novembre, il Consiglio di Stato ha chiesto alle parti -in vista del giudizio di merito fissato per il 26 marzo prossimo- di produrre una copiosa dose di "documenti", entro 40 giorni dalla data fissata, e relativi a tutti i temi affrontanti in differenti ricorsi al tribunale amministrativo regionale nel corso di questi anni. "Si percepisce una sfiducia verso gli enti che avrebbero dovuto espletare un ruolo di tutela durante l’iter autorizzativo", spiega ad Ae l’avvocato Pierluigi Morena, presidente del comitato "No Crescent".

Peschiamo, a caso, dalle 34 pagine dell’ordinanza (in allegato). La Regione Campania dovrà verificare "il progetto relativo alla piazza e [stabilire] se esso ha subito varianti autorizzate o modifiche di fatto in fase esecutiva, e in particolare se vi sia stato un aumento delle dimensioni della piazza e stata una sopraelevazione della piazza con aumento dei volumi dei locali interrati, e in caso affermativo di che consistenza, e in che misura tali modifiche abbiano comportato una sopraelevazione della base dell’edificio Crescent, anche al fine del suo impatto visivo sulla skiline dell’area"; "si verifichi, in particolare, la veridicità o meno di quanto affermato nelle ‘note tecniche’ depositate da Italia Nostra, a firma dell’architetto Strianese depositate davanti al Tar Salerno in data 19 ottobre 2011 con cui si indicano le superfici non computabili come segue: numero due superfici demaniali di mare non particellare di circa m1. 1.229 e 507; circa mq. 3.695 di spiaggia S. Teresa (parte della particella n. 2676), che complessivamente determinerebbero una ST di mq. 5431 illecitamente utilizzata e dunque l’illegittimo assenso ad edificare 3.258 mq".

Ad essere chiamate in causa è anche l’Autorità di bacino destra Sele, cui il Consiglio di Stato demanda di verificare la "coerenza del progetto del Crescent (progetto predisposto dal Comune e progetto predisposto dalla società attuatrice) con le misure di salvaguardia della costa dettate dalla stessa Autorità" e se "le singole opere pubbliche e private del comparto S. Teresa (piazza della Libertà e Crescent, ndr) singolarmente e nel loro insieme e nella reciproca interazione, per come progettate, siano compatibili con tutte le regole e prescrizioni necessarie a garantire la sicurezza sotto il profilo geologico e idrologico delle opere in sé e per le opere circostanti e per la popolazione e ad escludere rischi di frane, crolli, inondazioni, alluvioni, connesse con il corso del torrente Fusandola, e danni a cose e persone in caso di mareggiate". 

Il Consiglio di Stato spiega anche che "non può essere impedita la prosecuzione dei lavori", ma invita le parti in causa a considerare che la "prosecuzione […] avverrà sotto la consapevole assunzione di responsabilità da parte del Comune di Salerno e della società Crescent, se ed in quanto sicuri delle proprie ragioni, e ben consci che, nella ipotesi di accoglimento degli appelli e dei ricorsi di primo grado, potrebbe conseguirne non solo l’annullamento degli atti impugnati ma anche, ove i vizi riscontrati fossero insanabili, l’adozione da parte del Collegio di congrue misure di ottemperanza (ivi comprese la sospensione dei lavori e la demolizione delle opere)".

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia