Ambiente

Cosa tassare e perché

La leva fiscale per scardinare la società dello spreco

Un recente rapporto del Ministro dell’economia e del Ministro dello sviluppo sostenibile del governo francese si chiedeva: “Davanti al triplo choc dei cambiamenti climatici, dell’invecchiamento della popolazione e della crisi economica, non varrebbe la pena ripensare profondamente alla struttura della nostra tassazione piuttosto che trattare separatamente questi problemi?”.

In effetti varrebbe proprio la pena, e per questo motivo in Francia si è cominciato a dibattere su scala nazionale su una grande manovra fiscale che avrà l’obiettivo di spostare la tassazione dal lavoro alle risorse.

L’obiettivo è ambizioso e la strategia d’azione deve risultare necessariamente articolata su più fronti. Infatti alcuni settori industriali sono già sottoposti al cosiddetto meccanismo Ets (Emission Trading Scheme) che tende a limitare le emissioni di CO2.

Questo meccanismo però ha avuto in alcuni casi l’effetto non desiderato di dare un’ulteriore incentivo alla delocalizzazione della produzione. Infatti rendeva più conveniente esportare gli impianti produttivi (ed energivori) in quei Paesi dove non era prevista alcuna tassazione sulle risorse energetiche.

Per questo motivo si propone questa volta il “Modello Cambridge” (così etichettato perché proposto in uno studio dell’Università di Cambridge e del MIT). Si tratta sostanzialmente di non arrestare alle frontiere l’effetto del meccanismo Ets introducendo una tassazione specifica per tutti i beni importati che se fossero prodotti in Europa sarebbero sottoposti al meccanismo Ets.

Ma rimangono comunque importanti settori responsabili di emissioni di gas serra che non sono sottoposti al meccanismo Ets, ad esempio il trasporto aereo: per completare il quadro il governo francese ha quindi proposto l’introduzione del “contributo clima-energia”. Poiché il presidente francese Sarkozy ha promesso di non aumentare il livello generale di tassazione, l’introduzione della nuova imposta dovrà corrispondere a una riduzione delle tasse esistenti, probabilmente a una riduzione della tassazione sul lavoro. “Più noi tasseremo l’inquinamento, più alleggeriremo i pesanti carichi sul lavoro” ha infatti dichiarato a fine giugno alle camere appositamente riunite a Versailles.

L’effetto complessivo sarà quindi di un premio a tutti quei processi che limitano l’impiego di risorse ma non quello di manodopera. Il governo francese si aspetta anche un miglioramento della bilancia commerciale, visto che praticamente tutti i combustibili fossili sono importati.

La Svezia ha iniziato dal 1991 a spostare la tassazione dal lavoro alle risorse energetiche. È quindi una buona notizia per tutti che in questo secondo semestre del 2009 la presidenza di turno della Ue tocchi proprio a Fredrik Reinfeldt, primo ministro svedese.

Nella conferenza stampa di presentazione ha sostenuto che la carbon tax “funziona, dà segnali all’economia di mercato su cosa ridurre e, inoltre, è particolarmente adatta a questo periodo di crisi e di mancanza di risorse per combattere il cambiamento climatico, dato che a differenza di altre misure non va a incidere sui budget pubblici.”

È importante sottolineare che sia in Francia sia in Svezia, i cambiamenti sono stati realizzati a valle di lunghi processi consultivi che hanno coinvolto tra gli altri i sindacati e le aziende.

La qualità del processo decisionale assicura la stabilità nel tempo delle politiche: in Svezia il cambio di maggioranza governativa non ha modificato l’impianto della Carbon Tax. In Francia il “contributo clima-energia”, introdotto da Sarkozy, era presente anche nel programma di Europe Ecologie, la nuova lista che alle recenti elezioni europee ha esordito guadagnando oltre il 16% dei voti. Europe Ecologie propone infatti di “stabilire una tassa fiscale europea sul consumo d’energia, che dia un prezzo al vincolo energetico e climatico, e di applicarla al consumo di combustibile fossile -petrolio, gas naturale, carbone- e di elettricità d’origine non rinnovabile”. L’obiettivo è di “incoraggiare i cambiamenti di comportamento e favorire gli investimenti sobri in energia.”

In Italia si parla di questo da diversi anni, grazie alle proposte di alcune associazioni. Il dibattito è aperto, per ora solo sui blog… l’ultimo provvedimento governativo in materia fiscale è infatti il ripristino del bonus fiscale per i distributori di carburante, uno dei pochi atti dell’attuale governo che non abbia sollevato alcuna opposizione.

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia