Ambiente

Come ti nascondo la CO2 sotto il tappeto

Sequestro della CO2 o, all’inglese, Carbon Capture and Storage (CCS). Cioè pompare biossido di carbonio liquefatto in strati geologici profondi, per evitare di emetterlo in atmosfera. Lo hanno sperimentato a Brindisi, lo applicheranno a Porto Tolle. Diversa localizzazione, stessa presunzione:…

Sequestro della CO2 o, all’inglese, Carbon Capture and Storage (CCS). Cioè pompare biossido di carbonio liquefatto in strati geologici profondi, per evitare di emetterlo in atmosfera. Lo hanno sperimentato a Brindisi, lo applicheranno a Porto Tolle. Diversa localizzazione, stessa presunzione: cambiare tutto per non cambiare nulla. La lotta al cambiamento climatico esige impegni sostanziali per cambiare rotta in modo radicale, per modificare un modello di sviluppo ad alto consumo di risorse ed inquinante che, grazie all’inerzia della classe politica mondiale, non riesce a fare un passo a lato. Per rendere leggibile il problema del global warming anche agli occhi dei più distratti, la semplificazione non banalizza ma chiarisce: l’aumento della concentrazione dei gas climalteranti in atmosfera è causa dell’aumento della temperatura media, per contrastarla basterebbe diminuirne l’emissione ed aumentarne l’assorbimento.
Solo la crisi economico-finanziaria è riuscita, in parte, a mettere mano alla diminuzione delle emissioni, se non altro per i Paesi UE. Lo stesso non si può dire a livello globale, dove la crescita delle emissioni è continua.
Tra le principali spugne di CO2 ci sono i sistemi naturali, come le foreste e le zone boschive, ed alcuni sistemi umani, come l’agricoltura familiare. I primi ed i secondi messi a rischio dall’agricoltura e dall’allevamento industriali, ad alto consumo di suolo e di combustibili fossili, e dal continuo consumo di suolo legato a cementificazione, estrazione di materie prime e speculazioni.
Ma il nostro Governo sembra preoccuparsene poco. Visto che poco tempo dopo il tentato assalto alle rinnovabili a fine luglio il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo che permetterà di sviluppare la tecnologia CCS a Porto Tolle con l’obiettivo di diminuire l’emissioni della prossima centrale a carbone da 660 MW e non cambiando il combustibile, ma nascondendo la CO2 sotto il tappeto. Un giochino che vede fianco a fianco Enel ed Eni, e che costerà, secondo un’intervista rilasciata il primo marzo scorso a Brindisi Report da Fulvio Guidi AD di Enel, circa un miliardo di euro in 10 anni (la Co2 di Porto Tolle andrà attraverso una condotta subacquea sino ad un pozzo petrolifero esausto sul fondale dell’Alto Adriatico).
Ad ulteriore dimostrazione che il CCS è un business il CO2 Capture Project, una partnership globale tra le principali multinazionali dei petrolio, come Shell, Bp, Eni, Petrobras che ha come obiettivo mantenere il business dei combustibili fossili inventandosi metodi per sequestrare la CO2. Una tecnologia in verità ancora sperimentale, come ha spiegato l’United States Government Accountability Office in "Climate engineering", l’ultimo report del luglio 2011 sul Geoengineering, che sottolinea come ci siano ancora incertezze sulla sicurezza dei "reservoir" geologici nel trattenere a lungo le riserve di CO2 pompata e sulla reale convenienza economica di tali tecnologie.

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