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Come passare al software libero e vivere felici

L’indipendenza informatica è sapersi orientare tra le centinaia di programmi open source disponibili in rete per pc, tablet, cellulari e smart phone. Ae aggiorna il libro che spiega come liberarsi dai padroni del software.

Informazione indipendente è anche indipendenza informatica; in occasione del “Linux Day 2010” esce l’edizione aggiornata del libro che aiuta a cambiare punto di vista informatico, ovvero sistema operativo. Per orientarsi tra centinaia di programmi e applicazioni open source disponibili in rete, per pc e (novità) tablet, cellulari e smart phone.

Ve ne anticipiamo l’introduzione

"Il computer ha rivoluzionato il nostro modo di lavorare, di scrivere, di comunicare e di conoscere nuove persone, di divertirci. Mano a mano che aumenta il peso dei pc nella nostra vita, cresce l’influenza delle aziende che li producono e li programmano.
Il mercato relativo al software dei personal computer è nelle mani di pochi: Microsoft su tutte. Ma anche Apple, Google e Adobe. Esiste tuttavia la possibilità di compiere una scelta alternativa: quella di utilizzare i software open source.

"Open source" vuol dire letteralmente "sorgente aperta": significa che i programmi che sono sviluppati come open source mettono a disposizione il proprio codice sorgente, ovvero l’insieme di istruzioni utilizzate per realizzarli, in modo che altri programmatori possano analizzarli e migliorarli. Chi scrive programmi in open source quindi condivide il proprio lavoro con altri sviluppatori, che possono modificarlo, a patto di mettere il risultato a disposizione della comunità.

Open source non è automaticamente sinonimo di "software libero": rilasciare i codici sorgente non significa per forza che la licenza sia libera, ma, visto che nella maggior parte dei casi è così, i due termini verranno qui utilizzati in modo fungibile. Utilizzare software open source da parte di un consumatore responsabile significa sostenere un modello di lavoro alternativo a quello delle grandi software house che fondano sul brevetto, e quindi sulla proprietà della conoscenza, i propri guadagni. Significa credere che il successo di un programma non debba essere deciso dalle campagne di marketing delle grandi aziende, ma dalla sua effettiva qualità e dalla capacità di rispondere realmente alle esigenze degli utenti.

I programmi open source vengono spesso rilasciati in forma gratuita e questo comporta un notevole risparmio per l’utente. Esistono alternative "libere" a programmi che costano centinaia di euro. In un mercato dominato dalla pirateria, utilizzare programmi open source significa inoltre poter fare a meno di software "taroccati", programmi prestati da amici o con licenze scadute.

La crescita dei programmi open source è stata considerevole anche nel 2010: le statistiche del sito SourceForge, un portale che ospita molti dei progetti open source, confermano questa tendenza con 240.000 progetti caricati e più di 2,6 milioni di utenti registrati. Non sono quindi soltanto gli appassionati d’informatica, i cosiddetti ‘smanettoni’, a scegliere l’open source: negli ultimi anni i programmi aperti si sono diffusi anche tra un pubblico meno esperto e appassionato. I programmi open source hanno infatti perso quell’aspetto spartano e poco comprensibile che respingeva l’utente medio; gli sviluppatori hanno privilegiato l’accessibilità e la semplicità e generando software open source in grado di competere con quelli delle grandi multinazionali."

Faustro Trucillo, Come passare al software libero e vivere felici, 80 pp., 4 euro

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