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Col braccio al collo ma a Genova si ritorna – Ae 41

Numero 41, luglio/agosto 2003Comunista militante. Ambientalista convinto. Da anni pratica il consumo critico in modo istintivo. Al G8 ha sopportato violenza e umiliazione, ma non si è perso d'animo, anzi. Come molti altriPer avere un'idea di militanza attiva, d'impegno sociale…

Tratto da Altreconomia 41 — Luglio/Agosto 2003

Numero 41, luglio/agosto 2003

Comunista militante. Ambientalista convinto. Da anni pratica il consumo critico in modo istintivo. Al G8 ha sopportato violenza e umiliazione, ma non si è perso d'animo, anzi. Come molti altri


P
er avere un'idea di militanza attiva, d'impegno sociale quotidiano, di una vita condotta sulla spinta di un ideale di giustizia, bisogna venire ad Agugliaro e dare un'occhiata alla casa di Arnaldo, classe 1939.

È nel cuore di un anonimo paese della Bassa vicentina, proprio di fronte alla chiesa, e ne rappresenta in qualche modo il contraltare. Sulla facciata di casa Cestaro sono appese varie bandiere della pace, accanto al manifesto stampato dall'Arci per Genova 2002 (con il “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo), a un volantone dei Verdi dedicato agli scempi urbanistici compiuti in Toscana, a manifesti e cartelli del comitato locale che si oppone alla costruzione di un nuovo tratto d'autostrada.

Arnaldo è uno di quelli che il 21 luglio di due anni fa andarono a Genova per partecipare alla manifestazione dopo la morte di Carlo Giuliani.

La sera, dopo una faticosa giornata di viaggio e un infinito e agitato corteo, era deciso a pernottare in stazione. Seguì invece (come si racconta nel libro “Noi della Diaz”) il consiglio di una signora genovese, che gli indicò una scuola poco lontano adibita a dormitorio. Le sembrava un posto più sicuro e più adeguato a un signore di quell'età. Così Arnaldo si ritrovò alla Diaz. Si era sistemato vicino al portone d'ingresso, perciò fu tra i primi a finire sotto i colpi dei poliziotti. Gli andò addirittura incontro, per fermarli: pensava, nella confusione, che fossero quelli del Black Bloc, già visti in azione e contestati durante i tratti più movimentati del corteo.

Nella relazione di servizio di uno degli agenti si descrive l'aggressione: “Notavo sulla mia destra una persona anziana con capelli anziani che si dirigeva verso di noi, non riuscii a raggiungerla in tempo perché travolto dalla furia degli operatori citati”. Quella furia è costata ad Arnaldo due fratture: a un braccio e a una gamba.

In questi giorni Arnaldo è ancora in ospedale a Firenze per l'ennesimo intervento al braccio. Altro tempo perso e altre spese, ma forse così si risolveranno i dolori che da allora lo accompagnano.

Strascichi di Genova, come quelli giudiziari (con le relative spese legali). Il 12 maggio le accuse di resistenza aggravata contro Arnaldo Cestaro e gli altri 92 occupanti della scuola Diaz sono state archiviate. Ma tutti e 93 restano indagati per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio.

È in dirittura d'arrivo invece l'inchiesta contro i poliziotti che attuarono il blitz alla scuola e dovrebbe quindi essere fissata la data per il processo: i capi d'accusa vanno dalle lesioni al falso alla calunnia.

Come si sa invece non ci sarà processo per l'uccisione di Carlo Giuliani: il 5 maggio il giudice delle indagini preliminari di Genova ha archiviato l'inchiesta a carico di Mario Placanica accettando la tesi della legittima difesa sostenuta dal pm Pierluigi Franz e ha aggiunto che in piazza Alimonda si è fatto un “uso legittimo delle armi”.

Restano infine aperte le inchieste per i maltrattamenti a Bolzaneto: alcuni agenti rischiano il rinvio a giudizio. E per alcuni dei 23 manifestanti sottoposti a misure cautelari nel dicembre 2002 con le accuse di devastazione e saccheggio, le restrizioni sono tuttora attive.

Arnaldo da parte sua è un tipo che non si perde d'animo: ha sopportato i dolori e l'umiliazione dell'arresto senza lamentarsi troppo. Ed è ripartito. Ha solo aggiunto le attività del Comitato verità e giustizia per Genova al suo già ricco carnet d'impegni.

Arnaldo è diventato socialista in gioventù, ascoltando i sindacalisti durante le assemblee organizzate in una stanza messa a disposizione dai suoi genitori, che non erano militanti ma hanno trasmesso agli otto figli il concetto di giustizia. Oggi, dopo il passaggio in altre formazioni della sinistra rivoluzionaria, è nel direttivo provinciale di Rifondazione comunista. Ma l'attività di Arnaldo è a tutto campo, condotta nelle strade e fra la gente. Casa Cestaro ad Agugliaro è una specie di presidio permanente, uno spazio aperto d'impegno e di testimonianza. Nella Bassa vicentina Arnaldo è una specie di celebrità. Lo si vede sempre in giro, col camion, sulla vecchia 127, a piedi. Di lavoro fa il rottamaio: recupera auto e mezzi inservibili, macchinari da buttare. Li taglia e li rivende a peso.

È sempre in movimento e conosce tutti. Soprattutto, parla con tutti, compresi quelli del “campo avverso”. È comunista, non perde una manifestazione, rimprovera a Rifondazione troppo astio verso la figura di Stalin: potrebbe sembrare un militante attaccato ai miti del passato, e invece è modernissimo. È un ambientalista convinto, gira casa per casa a convincere i contadini a battersi contro la nuova autostrada. Rifiuta di bere Coca Cola e di acquistare i prodotti delle multinazionali. Pratica il consumo critico in modo istintivo, e da molti anni. Vicino alla sua casa c'è un vecchio fabbricato occupato da un gruppo d'immigrati: tutti amici suoi.

A Genova, nel 2001, era in perfetta sintonia coi ragazzi che scoprivano l'impegno sociale sull'onda dell'anti liberismo, della ricerca di un'economia di giustizia.

Fra degenza in ospedale e convalescenza passerà qualche settimana, ma Arnaldo ha fatto bene i calcoli: col braccio al collo, ma a luglio a Genova non mancherà.!!pagebreak!!

Tutte le vittime, appuntamento il 12 luglio a Genova
L'idea è di dare voce a chi non si è stancato d'invocare giustizia, nonostante le impunità, i muri di gomma, i depistaggi, le archiviazioni, le sentenze-beffa.

Sabato 12 luglio a Genova durante un incontro pubblico Haidi Giuliani dirà delle contro inchieste su Piazza Alimonda, cancellate da un decreto d'archiviazione che si affida a una perizia “amica” e scarta tutti i dubbi che circondano l'uccisione di Carlo Giuliani, archiviata come un atto di legittima difesa in circostanze in cui l'uso delle armi viene definito legittimo.

Accanto ad Haidi e ad Enrica Bartesaghi (presidente del Comitato verità e giustizia per Genova, che organizza l'evento insieme col Comitato Piazza Carlo Giuliani), ci saranno amici e familiari di Fausto e Iaio, uccisi vicino al Leoncavallo di Milano nel 1978, di Walter Rossi, ucciso da neofascisti a Roma nel 1977, di Giannino Zibecchi, investito nel '75 a Milano da una camionetta dei carabinieri durante una manifestazione, di altre persone morte per strada, durante i cortei, in situazioni molto diverse fra loro, ma tutte accomunate da un desiderio di giustizia rimasto sempre insoddisfatto.

Ci saranno anche i comitati nati dopo alcune delle stragi che hanno costellato la storia recente d'Italia: quella del 2 agosto 1980 a Bologna, quella sul Rapido 904 (1984), quella in via dei Georgofili a Firenze (1993) ed altre ancora. Ciascuno racconterà il muro che ha incontrato nella sua ricerca di giustizia. I due comitati nati dopo Genova hanno capito che di certe esperienze si deve far tesoro.

Il secondo anniversario del G8 comincia il 12 luglio, con l'incontro dei comitati civili e un convegno su “Gli impegni disattesi dei G8”. Domenica tocca alla campagna “Questo mondo non è in vendita”.

Da lunedì mostre, proiezioni, teatro. Venerdì 18 convegno di Indymedia sull'informazione indipendente e dei giuristi europei sulle nuove legislazioni repressive. Sabato il convegno sulle inchieste e la sera il “dibattimento negato” su Piazza Alimonda. Domenica 20 presidio a Piazza Alimonda e corteo di trasferimento alla Fiera del mare per il concerto finale.

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