Ambiente

Clima. Silenzio, parla il business

C’era una volta l’Onu, verrebbe da dire. E c’erano una volta le organizzazioni osservatrici, quelle che a nome e per conto della società civile mondiale seguono i lavori, monitorano, comunicano e, a volte, protestano pure. In realtà meglio sarebbe se…

C’era una volta l’Onu, verrebbe da dire. E c’erano una volta le organizzazioni osservatrici, quelle che a nome e per conto della società civile mondiale seguono i lavori, monitorano, comunicano e, a volte, protestano pure. In realtà meglio sarebbe se lo facessero in silenzio, magari lontano dalle telecamere e dagli occhi distratti di negoziatori e ministri. Distratti dai numeri reali, come le 21mila persone che nel mondo hanno perso la vita per fenomeni atmosferici estremi, perchè troppo concentrati sul sudoku dei testi negoziali che come una parola che troppo ripetuta perde di senso, rischiano di diventare mondi a sé, dove i numeri (pochi) e le parole (troppe) vivono di vita propria.
Bisognerebbe ricordarglielo, sempre te lo permettessero. Ci hanno provato una cinquantina di giovani di varie reti, tra cui 350.org, hanno deciso di contare ad alta voce da 1 a 21mila con in mano cartelli che indicavano 1.5°C, altro grande scomparso di questi negoziati. Sì, perchè nelle bozze di testo che si andranno a sdoganare, quella sulla Cooperazione di lungo periodo (il percorso parallelo a Kyoto che comprende i Paesi in via di sviluppo ed emergenti senza obblighi di riduzione) al primo posto c’è la necessità di non superare i 2°C, nonostante i Paesi Africani abbiano detto che tale previsione sarebbe devastante. Pazienza, avranno pensato i negoziatori. Tra 21mila e qualche migliaio in più non fa differenza, in fondo sono numeri.
Avranno sperato, forse, di poterci arrivare, i ragazzi, a contare fino a 21mila. Si sono fermati a neanche cento, perchè la security li ha presi, impacchettati e spediti con autobus alla Villa Climatica, il lina park contro il riscaldamento globale finanziato dal Governo messicano e con un parcheggio da fare invidia ad un centro commerciale. I ragazzi piangevano, i giornalisti riprendevano, i negoziatori sbadigliavano. Ma se mal comune mezzo gaudio, allora bisogna dire che tale trattamento è stato subito anche dalle comunità indigene e dagli attivisti di Climate Justice Now!
A proposito, a tutti loro sono stati levati i badge. Sapete che significa? Che rischiano di non poter entrare più a seguire, come osservatori, le Conferenze delle Parti. Neanche alla Wto hanno mai osato tanto. Pascal Lamy, direttore dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, può andarne fiero, potrebbe essere sdoganato come campione della democrazia.
Grazie allo zelo di una Conferenza delle Parti che consente che la temperatura mondiale possa alzarsi di 2°C, che le monocolture possano essere ribattezzate "foreste" e che i diritti dei popoli indigeni nei progetti di riforestazione non vadano tutelati in modo vincolante. Ma queste sono bazzecole, volete mettere il fastidio di 20 ragazzini petulanti, per giunta stonati?

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