Ambiente

Clima: quando gli arresti preventivi sono illegali

Secondo una denuncia di Amnesty International ed il Sindacato danese dei giornalisti, dalle registrazioni delle comunicazioni radio emergono gravi responsabilità del comando della polizia danese nell’aver spinto gli ufficiali di polizia ad aggredire i giornalisti presenti alla scorsa Conferenza Onu…

Secondo una denuncia di Amnesty International ed il Sindacato danese dei giornalisti, dalle registrazioni delle comunicazioni radio emergono gravi responsabilità del comando della polizia danese nell’aver spinto gli ufficiali di polizia ad aggredire i giornalisti presenti alla scorsa Conferenza Onu sul clima di Copenhagen (COP15), durante le manifestazioni del 16 dicembre 2009. Le comunicazioni incriminate sono state registrate e fanno parte di un documentario danese sulle proteste durante la COP15 che è stato trasmesso sulla Tv danese DR lo scorso 16 dicembre, un anno esatto dai fatti.
Il film segue le attività di Stine e Tannie, due giovani portavoce delle reti di movimento Climate Collective e Climate Justice Action, che sono stati successivamente denunciati e condannati con l’accusa di turbativa dell’ordine pubblico e violenze contro le forze dell’ordine.
Secondo il documentario ai poliziotti è stato ripetutamente detto dai propri superiori "so che ci sono molti giornalisti davanti, ma sono in una zona rischiosa, è un loro problema…". Un messaggio ancor più chiaro si sente successivamente "ci sono media tra le macchine, riceveranno lo stesso fottuto trattamento". Sono ulteriori rivelazioni che mettono in cattiva luce la gestione dell’ordine pubblico in Danimarca, caratterizzato addirittura da arresti preventivi e senza una chiara imputazione.
Il City Court di Copenhagen ha infatti sentenziato che gli arresti di massa effettuati tra l’11 ed il 16 dicembre 2009 durante la Conferenza Onu erano illegali e che la polizia dovrà pagare oltre 9mila corone danesi (oltre 1200 euro) a ciascun manifestante coinvolto. Si tratta di oltre 2mila persone che sono state arrestate senza un chiaro capo d’imputazione, oltre 250 dei quali hanno scelto di fare ricorso per arresto e detenzione illegale. Secondo Knud Foldschack, legale di uno degli arrestati: "gli eventi del 12 dicembre 2009 hanno danneggiato la reputazione della Danimarca all’estero. Molti internazionali arrivarono in Danimarca con la convinzione che la Danimarca fosse un Paese dove non si deve aver paura della polizia. Sono rimasti profondamente delusi".
"Questo verdetto" continua Foldschack, "è un chiaro segnale al Parlamento Danese che dovrebbero bloccare la progressiva erosione dei diritti legali in Danimarca, per rimanere coerenti con le convenzioni internazionali come la Convenzione europea dei diritti umani".
Secondo Nina Liv Brøndum, tra gli arrestati del 12 dicembre "è un importante risultato, e significa che le persone non devono aver paura di essere arrestate a caso quando partecipano ad una manifestazione, come è successo a molti di noi durante il Climate Summit. E’ stata un’esperienza molto dura, non solo perchè siamo stati trattati crudelmente, ma anche perchè ci sono stati negati i nostri diritti fondamentali".
La sentenza della corte danese non è solo un ottimo precedente per il Nord Europa, ma forse un interessante segnale di civiltà per alcuni politici nostrani che credono di risolvere le questioni sociali riempiendo preventivamente le galere, peraltro già piene.

 

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia