Ambiente

Clima. La zampata della tigre cinese

Ogni cosa a suo tempo. E a tempo debito la Cina ha fatto la sua mossa. Dopo la sfacciataggine del Giappone e del Canada e la determinazione di Bolivia e Venezuela, è mancato fino ad oggi il convitato di pietra…

Ogni cosa a suo tempo. E a tempo debito la Cina ha fatto la sua mossa. Dopo la sfacciataggine del Giappone e del Canada e la determinazione di Bolivia e Venezuela, è mancato fino ad oggi il convitato di pietra della globalizzazione del terzo millennio.
Un miliardo e mezzo di abitanti, primo inquinatore al mondo ma come emissioni totali (come emissioni procapite sono ancora abbondantemente avanti gli Stati Uniti) ha scelto di rispondere al probabile stallo con i fatti.
Perchè "si negozia sulle piccole cose, non sui principi" secondo le parole del portavoce  cinese Xie Zhenhua all’agenzia Xinhua e perchè non è il caso di buttare a mare oltre vent’anni di negoziati.
"Il Protocollo di Kyoto è un trattato legalmente vincolanteW ha continuato Xie, "e noi speriamo… che il Governo giapponese giochi un ruolo nel promuovere i negoziati sulla base dei suoi contributi passati". Difficile non leggere tra le righe la millenaria idiosincrasia tra i due Paesi sullo scacchiere estremorientale, anche dal punto di vista diplomatico.
Ma se questo è stato l’incipit, la conclusione è quanto meno da prima pagina. La Cina sceglie di impegnarsi attivamente in tagli volontari delle emissioni in un impegno che risulti però vincolante davanti alle Nazioni Unite e quindi alla comunità internazionale. Uno schiaffo a chi fino a stamane ha giocato con tatticismi e percentuali tra parentesi quadra, ed uno scatto avanti che sta ridefinendo gli equilibri interni del faccia a faccia messicano. Perchè l’India si è immediatamente affiancata alla Cina. E perchè il gigante asiatico ha collegato questa sua disponibilità al sostegno al secondo periodo di impegni post-2012 (dopo cioè la scadenza del primo periodo di Kyoto) e alla necessità che ci sia uno sblocco nel trasferimento di tecnologie e di risorse economiche dai Paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo.
Ora, nell’angolo dei disimpegnati, rimangono solo gli Stati Uniti e gli amici dell’Umbrella Group, tra cui Giappone e Canada. Che dovranno, a questo punto, dire la loro.
Tutto questo mentre in Cina il governo sta improntando i suoi ultimi piani quinquennali sulla sostenibilità. Dal 1990 al 2009 secondo l’agenzia Xinhua la Cina ha ridotto il consumo di energia per unità di Pil del 53%, ed ha in programma di ridurlo di un ulteriore 20% pere l’11° piano quinquennale.
Secondo Du Xiangwan, membro dell’Accademia Cinese degli ingegneri "c’è un concetto sbagliato secondo cui il risparmio energetico e la riduzione delle emissioni rallenteranno lo sviluppo economico. Dovremmo sapere che il modello di crescita dell’economia quantitativa non è un buon viatico per lo sviluppo a lungo termine, che dovrebbe essere"m, conclude Du, "di alta qualità e sostenibile".
Ecco a voi il magico mondo della diplomazia, signori. Da una Conferenza snobbata da tutti si è passati dal rischio di cestinare Kyoto alla possibilità di un accordo storico. Il dato di fatto è che qualcosa sotto il cielo si sta muovendo e potrebbe essere un buon punto di partenza per le decine di migliaia di persone che, proprio in queste ore a Cancun, stanno manifestando assieme a Via Campesina e a Dialogo Climatico per una giustizia climatica e sociale.

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