Ambiente

Chiedi alle polveri

 In Valpolicella, tra i pregiati vigneti, un cementificio rende l’aria pesante. La lotta dei comitati contro gli “ammodernamenti” di Cementi Rossi

Tratto da Altreconomia 126 — Aprile 2011
Davanti al municipio di Fumane, piccolo Comune della Valpolicella, in provincia di Verona, nessun cartellone promuove le eccellenze del territorio, il vino Amarone o il rosso Doc: qui campeggia invece un tabellone luminoso che misura le emissioni di Pm10 (polveri sottili), SO2 (biossido di zolfo), NO2 (biossido di azoto). Un “aggeggio” che stona con il paesaggio che si attraversa dopo aver lasciato la Ss12 del Brennero. La strada comincia a salire, intorno ci sono solo vigneti. Si va verso il Parco naturale regionale della Lessinia.
 
La “risposta” alla nostra muta domanda -perché monitorare la qualità dell’aria in un Comune di poco più di 4mila abitanti?-, è nascosta in una stretta vallata, a poche centinaia di metri dal municipio: incastrato tra le vigne, ecco il cementificio. 
 
L’aria, a Fumane, è quella di una grande metropoli congestionata dal traffico. Alcuni dati sparsi: la soglia ritenuta accettabile di Pm10, 50 microgrammi per metro cubo, è stata superata 60 volte nel 2008, 58 volte nel 2009 e 40 volte nei primi 4 mesi del 2010; secondo uno studio dell’Università di Trento, che ha elaborato un “Piano di azione e risanamento della qualità dell’aria dei comuni dell’area metropolitana di Verona”, “l’emissione autorizzata di ossidi di azoto (NOx) per l’impianto di Cementi Rossi a Fumane è  pari a 3473,2 t/anno. Rappresenta un quantitativo pari a circa l’81% di quanto emesso da tutte le fonti del Comune di Verona”; e uno studio dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale (Arpav), certifica che il 95-98 per cento della produzione di CO2 e NO2 a Fumane sono dovuti alle emissioni del cementificio. 
 
“Per il numero di abitanti, e la naturalità del contesto, nei rapporti dell’Arpav i valori della centralina di Fumane dovrebbero essere assimilabili a quelli di Bosco Chiesanuova, in Lessinia. Ma sono peggiori di quelli di Verona. E ci sono solo due industrie su tutto il territorio comunale”, racconta Mimmo Conchi, presidente di Fumane Futura, il comitato che da qualche anno fa luce su quanto accade a Fumane. Il comitato è una spina nel fianco per Cementi Rossi: l’azienda piacentina, che è il sesto gruppo cementiero del Paese, e ha chiuso il 2009 (ultimo bilancio presentato) con un fatturato di 157 milioni di euro, controlla dagli anni Ottanta il cementificio in Valpolicella. 
 
Mimmo Conchi, descrive i tre “fronti” aperti, quelli che rendono l’aria pesante a Fumane. Sono tre infatti i progetti sottoposti a valutazione d’impatto ambientale: il primo riguarda l’ampliamento, definito però “ammodernamento”, dello stabilimento, “e prevede la costruzione di una ciminiera alta 103 metri, con la capacità di emettere nell’aria 360mila metri cubi di fumi all’ora. Oggi -spiega Conchi- le due ciminiere di Cementi Rossi hanno una capacità complessiva di 240mila”. 
 
Il secondo fronte è quello legato all’utilizzo dei rifiuti al posto del materiale di cava nel ciclo produttivo: Cementi Rossi vorrebbe poter sostituire alla marna, -uno dei componenti del cemento- “fino a 122mila tonnellate all’anno di rifiuti speciali, di cui 80mila tonnellate di ceneri pesanti, l’11% di tutte quelle prodotte in un anno in Italia, e 12mila di scarti di laminazione”.  Nel progetto esecutivo d’ammodernamento, l’azienda immagina di utilizzare -ogni anno- 800mila tonnellate di marna e 80 di ceneri pesanti. “Ogni 10 parti di calcare, una di ceneri”, chiosa Mimmo. E si chiede cosa possa succedere ai metalli pesanti “incorporati” nel cemento dopo che è diventato il muro portante di una casa. Dato che l’inceneritore di Verona, a Ca’ del Bue produce al massimo 40mila tonnellate di ceneri pesanti, le altre dovranno essere “importate”. Immaginiamo una scena surreale: dall’A22, casello Verona Nord, si arrampicano in Valpolicella camion carichi di ceneri pesanti, scorie ricche di metalli inquinanti come zinco, rame, piombo, cromo, nichel, vanadio, cobalto, arsenico e cadmio. Il terzo fronte, invece, riguarda il rinnovo della concessione mineraria per scavare la collina di Marezzane. È il primo che si è aperto, ormai undici anni fa. 
 
“La concessione occupa 426 ettari. L’area è divisa tra i territori di Fumane e Marano di Valpolicella. Siamo in pieno Parco delle Lessinia”, racconta Daniele Todesco, presidente dell’associazione ambientalista locale Valpolicella 2000.  Per Cementi Rossi, la collina di Marezzane rappresenta solo il quarto lotto da cavare all’interno della propria concessione, da cui l’azienda spera di ricavare almeno 7,5 milioni di tonnellate di marna
 
Fumane Futura e Valpolicella 2000 sono i protagonisti di questa storia. Hanno fatto arrivare fin quassù persino Ettore Mo, storico inviato del Corriere della Sera e le telecamere di Report. Un ruolo da comprimari giocano invece gli enti locali: i Comuni di Fumane e Marano di Valpolicella fanno propria ogni richiesta dell’azienda. Le due amministrazioni, ad esempio, quando guardano la collina di Marezzane, non vedono la ricchezza paesaggistica, ma solo la possibilità di incassare un contributo di 50 centesimi di euro per ogni metro cubo di materiale scavato, 140mila euro all’anno secondo i calcoli di Fumane Futura. Di fronte alla miopia interessata dei Sindaci, chi vive a Fumane e Marano ha scelto di uscire allo scoperto: “Nel 2002 abbiamo aperto un sentiero sulla collina di Marezzane -racconta Todesco di Valpolicella 2000-. Il sindaco di Marano lo considera un sentiero ‘politico’. Il Comune non lo segnala nemmeno nella guida ai sentieri. Nelle scuole dicono di non fare passeggiate lì”.
 
Dal 2006, ogni anno, Valpolicella 2000 organizza “Marezzane non si tocca”, una manifestazione alla scoperta della collina. Fumane Futura è nata più tardi, nel 2008, “come reazione spontanea dei cittadini di fronte al ‘muro contro muro’ dell’amministrazione comunale” racconta Giorgio Lonardi, uno dei membri del comitato. Il primo post sul blog del comitato è del 24 ottobre 2008, e delinea i princìpi e le azioni future: “Durante la presentazione dei nuovi progetti di viabilità l’amministrazione comunale è stata duramente contestata da numerosi cittadini per l’appoggio concesso a Cementi Rossi. All’unanimità infatti ha dato parere favorevole alla richiesta di sfruttamento minerario della collina di Marezzane avanzata dal cementificio, accettando che un patrimonio insostituibile del paesaggio venga ridotto in polvere. Non solo: ha dato anche parere favorevole all’ammodernamento del cementificio […] e all’impiego nel processo produttivo di tre rifiuti industriali. Di fronte a questa politica miope noi cittadini di Fumane non potevamo rimanere indifferenti […]. Il comitato si propone di interrompere l’assuefazione alla presenza di Cementi Rossi a Fumane; riteniamo infatti che la sola esistenza in questi luoghi di un cementificio sia un oltraggio alla bellezza della Valpolicella e un gravissimo pericolo per l’economia vitivinicola che ha reso questa zona famosa nel mondo”. 
 
“Niente giustificava una nuova viabilità -continua Lonardi-, né un progetto che prevedeva la realizzazione di camionabili, di nastri trasportatori per il cemento. Ci siamo resi conto che era un piano ‘cucito’ su misura per il cementificio”. 
 
E i cittadini allora si ribellano. Il 2008 a Fumane è un anno importante: in piena estate, il 13 agosto, la commissione provinciale per la Valutazione d’impatto ambientale ha promosso l’inchiesta pubblica in merito all’utilizzo dei rifiuti nel cementificio: è solo attraverso questa procedura, un’“informazione d’obbligo”, che i cittadini sono stati informati della richiesta avanzata da Cementi Rossi; tra Natale e Capodanno, il 29 dicembre, invece, il Comune di Fumane ha approvato la convenzione con Cementi Rossi: prevede che l’azienda paghi un contributo all’ente locale per ogni metro cubo di rifiuti smaltiti nell’impianto. “Ci troviamo ogni venerdì, da quasi tre anni -riprende Lonardi-. Quando abbiamo organizzato il primo banchetto informativo, con vino, castagne e volantini, ci siamo trovati contro i lavoratori dello stabilimento. Ci accusano di essere ‘gli ambientalisti che mandano a casa gli operai’. Qualcuno, tra gli attivisti del Comitato, ha pagato anche in termini personali: chi ha avuto le vigne tagliate, chi ha trovato teste di capretto davanti alla porta di casa, o ricevuto strane e mail di minaccia…”. 
Il primo marzo 2011, Fumane Futura e Valpolicella 2000 hanno incassato una prima parziale vittoria: il Tribunale amministrativo regionale si è pronunciato su due dei tre fronti aperti, dando ragione ai cittadini e agli ambientalisti. 
 
“Il ricorso riguardava l’utilizzo dei rifiuti e il parere positivo della Provincia di Verona sul progetto per l’’ammodernamento’ dello stabilimento. Era stato presentato da Fumane Futura, Valpolicella 2000 e Legambiente” spiega entusiasta Mimmo Conchi. “Il Tar ha accolto tutte le nostre riserve. Di più: ha assunto la ‘filosofia’ che sta alla base del ricorso, ovvero considerare un tutt’uno l’insieme del progetto, ammodernamento dell’impianto, utilizzo dei rifiuti, e che come verificarlo”. 
 
Detto questo sul ‘metodo’, entra nel merito. Qui il Tar fa le pulci ai Comuni che -dopo un’istruttoria in cui si mettevano in evidenza le criticità del progetto- hanno dato, in modo illogico, un parere positivo. Sull’operato della giunta provinciale il Tribunale arriva a scrivere che ‘la giunta non fa altro che prendere il dispositivo della commissione Valutazione d’impatto ambientale ed assumerlo in modo acritico’. 
La sentenza sembrerebbe tombale”, chiosa Conchi, consapevole però che con molta probabilità Cementi Rossi ricorrerà al Consiglio di Stato (l’equivalente amministrativo della Corte d’Appello). 
Secondo il presidente di Fumane Futura, la sentenza del Tar influirà anche sul parere che la Soprintendenza ai beni paesaggistici di Verona è chiamata a dare in merito all’altro ricorso pendente al Tar, quello promosso dalla Comunità montana della Lessinia contro Cementi Rossi e che riguarda il rinnovo della concessione mineraria che include l’area di Marezzane. “Il dispositivo del Tar invita infatti a considerare ‘l’insieme’ delle azioni promosse da Cementi Rossi”. Il ricorso della Comunità montana della Lessinia risale al 2000, e nel 2010, dopo dieci anni, “la Comunità montana ha rinnovato l’interesse a mantenere aperto il caso, per scongiurarne la prescrizione”, spiega Conchi.
Ora più che mai il comitato Fumane Futura e l’associazione Valpolicella 2000 sono convinti che la Valpolicella sia ad un bivio. “Sul tavolo ora c’è l’ipotesi del ‘piano B’: finora, il progetto di Cementi Rossi è sempre stato considerato intoccabile. Il Tar ci invita ad iniziare a parlare di riconversione, di un altro futuro. Se prima ciò appariva improponibile, questa sentenza lo indica come una necessità. L’altra sponda, quindi, non è il Consiglio di Stato che potrebbe ribaltare la sentenza. Il Tar ci dice che tutto ciò che è stato fatto è stato fatto male. È il caso di ripensare all’impianto stesso del progetto. Ricordandoci che siamo in Valpolicella”. 
 
La “forzatura” di Cementi Rossi (l’ammodernamento dell’impianto e l’utilizzo dei rifiuti) obbliga quindi a una scelta tra due economie. Da una parte c’è l’abisso industriale, dall’altra la produzione agricola di qualità per cui la zona è oggi famosa nel mondo. Molti tra i produttori di vino hanno scelto da che parte stare. E le loro aziende rappresentano la vera ricchezza di questa terra (il fatturato di una sola azienda, l’agricola Masi di Marano, il cui presidente Sandro Boscaini è uno degli uomini forti di Confindustria a Verona, è di quasi 60milioni di euro). “Sono 6mila gli addetti nella viticoltura e nell’ecoturismo -racconta Mimmo Conte-. E negli ultimi due anni a Fumane hanno aperto una decina di bed&breakfast”. Tra di loro c’è Franco Scamperle. È il cognato di Mimmo Conchi, e la sua azienda agricola Le Salette produce ottimi vini: nel 2011 l’Amarone “Pergole Vece” 2006 si è visto assegnare il “Super Tre Stelle” della Guida Veronelli. Scamperle è iscritto al Consorzio di tutela vino Valpolicella, che ha intrapreso alcuni progetti per un’agricoltura e viticoltura più sostenibile: “Con un gruppo di 20 aziende, iniziamo una sperimentazione nei vigneti: contro la tignola, useremo il metodo della confusione sessuale, che consiste nel posizionare una quantità definita di contenitori di feromoni e controllare i voli della tignola”. Rimedio più costoso di quelli chimici, ma del tutto naturale. “Alcune aziende agricole delle zona stanno per chiedere la conversione al biologico -racconta Conchi-. Che cosa succederà se la certificazione verrà negata a causa di un’incompatibilità con la presenza del cementificio?”. 
 
È ora di cambiare.
Sono passati 40 anni da quando il quotidiano l’Arena di Verona titolava “A Fumane nevica anche d’estate!”. Mentre tutta la Valpolicella s’imbianca con la fioritura dei ciliegi, a Fumane è ancora la polvere di cemento a ricoprire i tetti delle case.

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia