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Casa, “occupazioni” assistite a New York

Dagli anni Ottanta, negli Stati Uniti sono attive reti per l’auto-recupero degli alloggi pubblici lasciati sfitti

Tratto da Altreconomia 167 — Gennaio 2015

In alcune città americane il fenomeno di occupazione abusiva di alloggi abbandonati è iniziato a metà anni Ottanta. La crisi del tessuto produttivo industriale e l’esodo di intere classi sociali verso i sobborghi provocò l’abbandono di interi quartieri in molte città della East Coast, come Detroit, Baltimora, Flint, Philadelphia, Washington e New York.  Solo in quest’ultima, a metà degli anni 80 c’erano circa 50mila unità di alloggi abbandonati e vuoti, la maggior parte dei quali erano piccoli edifici per 2-3 famiglie. È in questo contesto che alcune famiglie auto-organizzate avviarono i primi progetti di occupazione assistita, entrando abusivamente in palazzine e alloggi abbandonati di proprietà comunale, e iniziando così un movimento di protesta per il diritto alla casa.
Gli abusivi, assistiti da associazioni per la casa come ACORN (Association of Community for Reform Now, www.acorn.org) e MHANY (Mutual Housing Association in New York, http://mutualhousingny.org) e da architetti e urbanisti di alcune università come PICCED (Pratt Center for Community Development, http://prattcenter.net), iniziarono a negoziare la concessione degli alloggi a prezzi calmierati e la possibilità di accedere a fondi pubblici per il rinnovo abitativo.
Architetti, urbanisti, associazioni, lavorarono con le famiglie abusive, aiutandole nel disegno e ristrutturazione degli appartamenti, e coordinando la negoziazione pubblica.
Grazie al lavoro di studenti universitari vennero inoltre censiti e mappati gli alloggi abbandonati, e in sinergia con le associazioni furono definite delle liste di famiglie senza alloggio e coordinata l’occupazione, informando i politici, i religiosi locali ed i media. In molti casi le risorse investite dagli abitanti per la ristrutturazione vennero conteggiate come “sweat equity”, cioè una quota capitale per il graduale acquisto, a prezzi convenzionati, degli alloggi occupati e rinnovati.
Il patrimonio abitativo recuperato con le occupazioni è oggi tutelato da una coalizione-associazione per la casa (Trust for Public Home) che ne preserva la destinazione d’uso e l’accesso a famiglie con basso reddito.  —

* associazione Temporiuso.net, docente Town Planning Politecnico di Milano

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