Altre Economie

Campetti ribelli

Architetti, urbanisti e formatori: le “SlurpTruppen!” trasformano anonimi spazi pubblici in aree gioco “a responsabilità partecipata” per bambini e adulti —

Tratto da Altreconomia 140 — Luglio/Agosto 2012

È il 6 giugno 2012. A partire dalle prime luci dell’alba in via Frangipane, una strada pedonale di Roma, proprio vista Colosseo, sono spuntate due porte da calcetto, costruite con corde e pezzi di legno di recupero.
“Quando abbiamo finito c’è stata la partitella inaugurale, due contro due -dice Chiara-. Naturalmente, abbiamo fatto un po’ di rumore. Allora una signora è passata e ci ha detto ‘Questo non è un campo da calcio!’”. E invece sì che lo è. Forse lo è sempre stato: dipende da chi lo guarda.
“Per noi si è trattato di mantenere una promessa” dice Laura di CantieriComuni (associazione di Roma che si occupa di promozione della partecipazione) “Qualche anno fa abbiamo fatto un laboratorio con i bambini e le bambine del Rione Monti, ‘Smonti e Rimonti’ si chiamava. Abbiamo analizzato quello che mancava nel quartiere e naturalmente erano gli spazi di gioco libero: le strade sono piene di automobili e la piazzetta è quasi totalmente occupata dai tavolini dei bar”.
“Alla fine del laboratorio -aggiunge Viviana- la richiesta dei ragazzi era stata quella di avere un campo da calcetto in via Frangipane. L’assessore allora aveva detto di sì, ma non se ne è fatto nulla. Così una notte abbiamo costruito noi le porte da calcio, con pezzi di materiali di recupero. Però abbiamo mantenuto la promessa e finalmente il campetto da calcio c’è”.
Nello stesso giorno in altre sei città -Firenze, Bologna, Sassari, Bari, Napoli, Macerata-, gruppi che si sono firmati con la sigla “SlurpTruppen!” hanno occupato alcuni spazi della città, per trasformarli in S.l.u.r.p., acronimo che sta per Spazi ludici urbani a responsabilità partecipata: quegli spazi ludici e conviviali (intendendo il gioco come un diritto per tutti in ogni età e in ogni luogo) nati dal coinvolgimento degli abitanti e quindi basati sulla condivisione delle responsabilità sia nella progettazione che nella realizzazione e/o gestione.
Lo S.l.u.r.p. è un’idea di spazio pubblico di cui si riappropria chi lo usa. Sono S.l.u.r.p. molti tipi di spazi formali e informali, talvolta illegali o in cerca di legittimazione nelle nostre città: orti e giardini comunitari o condivisi, campi gioco di avventura e autocostruzione, aree gioco improvvisate, temporanee e così via.
A Roma, oltre al campetto di  CantieriComuni (www.cantiericomuni.org), è spuntato nel giardino comunitario di Castruccio, quartiere del Pigneto, “Il bosco incantato!”, un’installazione temporanea  fatta di corde, funi e altri materiali facili da reperire a costo bassissimo che con l’aiuto dei bambini e dei genitori è diventato uno spazio di gioco, riposo e relax, realizzata da FiloVerde (www.facebook.com/filoverde, associazione che si occupa di diffondere e incrementare le pratiche di costruzione e gestione partecipata dello spazio pubblico e che supporta due associazioni del quartiere, Drim e Città delle mamme, nella trasformazione del giardino).
A Sassari sono stati liberati i “Pizzinni Pizzoni” in un’esplosione di colore che ha coinvolto pali, paletti, cestini della spazzatura per rivendicare una città a misura di bambini (i “pizzinni” del Fronte di liberazione Pizzinni Pizzoni, www.facebook.com/fronteliberazione.pizzinnipizzoni), più che di automobile.
A Napoli sono comparsi i cruciverba di Indizi Terrestri (gruppo che promuove il coinvolgimento dei cittadini nelle trasformazioni urbane www.facebook.com/indiziterrestri) alle fermate degli autobus, con tanto di penna (per ingannare il tempo ed eventualmente perderlo), mentre nel parco Ventaglieri (www.parcosocialeventaglieri.it), dove è attivo un coordinamento per la sua gestione partecipata, sono comparsi coloratissimi giochi a terra realizzati da mamme e bambini.
A Firenze nell’area del progetto partecipato “Non solo un giardino”, nel quartiere di Rifredi, sono state attivate tre postazioni di gioco: “Giochi sporchevolissimi” (autocostruzione di mattoni, capanne e piccole sculture di animali impastando la terra cruda), “Giochi bagnatissimi” (una pista per l’acqua fatta con l’argilla) e “Cartonville” una città di cartone di recupero.
A Macerata una decapottabile di cartone è parcheggiata in piazza della Libertà (siamo sicuri che c’entrino Les Friches www.lesfriches-mc.blogspot.it); a Bari sono comparsi giochi enigmistici (rebus e piste cifrate) sui muri dell’ex Caserma Rossani, un chiodo fisso di Xscape Lab (www.xscape.it). Infine, a Bologna è stato “Seminato il gioco” in pieno centro storico: giochi riciclati e semi di nespolo hanno potuto essere colti dai semafori e disseminati per la città (crediamo c’entrino quelle del giardino del Guasto www.associazionegiardinodelguasto.blogspot.it).
L’idea delle “azioni in sincronia per liberare il potenziale ludico delle città” è nata durante un incontro che si è tenuto il 5 maggio presso la Società di mutuo soccorso di Rifredi, a Firenze: lo SlurpMeeting, una tappa del percorso verso la definizione di un nuovo modello di spazio ludico possibile all’interno del progetto partecipato “Non solo un giardino”, condotto dalle associazioni “La città bambina” (www.lacittabambina.wordpress.com) e “Architetti senza frontiere” (www.asfitalia.org) con il sostegno dell’Autorità della Partecipazione della Regione Toscana. All’incontro hanno partecipato gruppi di tutta Italia che si occupano di partecipazione, autocostruzione, coinvolgimento degli abitanti, gioco, e anche urbanisti. Superare il concetto di “area di gioco” come spazio separato e  standardizzato, insostenibile per gli alti costi, la bassa qualità estetica e l’inadeguatezza delle modalità di gioco che propone rispetto alle più avanzate tendenze pedagogiche.
Dietro l’idea di S.l.u.r.p. c’è la convinzione che il gioco si possa praticare nello spazio pubblico senza bisogno di recinti e attrezzature, che invece reprimono la creatività propria dei modi di giocare dei bambini in tutte le epoche e a tutte le latitudini. La progettazione standardizzata delle aree di gioco che emerge dalla meccanica applicazione delle normative di sicurezza ha tolto al gioco la sua qualità di strumento di crescita per i bambini attraverso la possibilità di assumersi rischi, mettersi alla prova.
La totale negazione del contatto con gli elementi naturali, la mancanza di qualsiasi possibilità di autocostruire e trasformare lo spazio di gioco o di gestire autonomamente il proprio spazio/tempo da parte dei bambini, sempre accompagnati e costretti ad attività preordinate e controllate dagli adulti, rende il gioco libero con i compagni trovati in strada e il gioco di avventura inventato dai bambini una pratica in via di estinzione.
Allo SlurpMeeting sono state presentate diverse esperienze di S.l.u.r.p., anche dall’estero: è il caso dei campi gioco di avventura e autocostruzione tedeschi, gli abenteuer bauspielplatz, tra i quali è stato ospite dello SlurpMeeting una delegazione di Kolle 37, progetto pioniere di questo tipo di spazi, che esiste a Berlino dal 1990.
Nella discussione si sono poste le basi per la creazione di una rete di gruppi che intendono riaffermare il diritto al gioco, le SlurpTruppen, appunto. Irene coordinava uno dei gruppi: “Il nostro gruppo di lavoro ‘Come tessere la rete’, aveva come scopo trovare il modo di portare avanti degli obiettivi comuni anche dopo il meeting, ed è nata così la proposta di partire da un’azione concreta, ognuno sul proprio territorio e con le proprie realtà, condividendo il giorno, le finalità e la firma con un nome collettivo. Ci siamo accordati un po’ sulle modalità, si è parlato di azioni di disturbo, riqualificazione delle aree. Concordavamo sul fatto che era importante documentare le reazioni dei passanti quando entravano in contatto con gli S.l.u.r.p..
Un’altra cosa condivisa da tutti era di non focalizzarci sul gioco solo per bambini, ma riconquistare spazi per tutti, giocando, in maniera creativa. Desideriamo creare una coscienza, grazie anche all’attività di comunicazione, al fatto che fai una cosa strana, per fare in modo che questo discorso esca dalla cerchia delle persone che già lavorano su questi temi, per fare acquisire consapevolezza alle persone, che stanno perdendo una parte bella del vivere in città: il gioco.”
Chiunque può fare parte di questa rete. Basta che realizzi un’azione, anche piccola, con materiali di recupero e a basso costo, come avveniva una volta quando i giochi si autocostruivano e non si chiedeva permesso a nessuno per occupare una strada o una piazza.
Per ora i gruppi si sono coordinati attraverso il blog dello SlurpMeeting (www.slurpmeeting.wordpress.com) e Facebook (www.facebook.com/groups/slurptruppen/).

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