Bilanci di giustizia. Scontrini rivoluzionari – Ae 27

Numero 27, aprile 2002Mio figlio lo dice sempre: 'Ma non mi potevano capitare dei genitori normali?'”. E invece vegetariani, pacifisti e come se non bastasse pure “bilancisti”. Ce lo racconta Graziella, che con suo marito aderisce alla campagna Bilanci di…

Tratto da Altreconomia 27 — Aprile 2002

Numero 27, aprile 2002

Mio figlio lo dice sempre: 'Ma non mi potevano capitare dei genitori normali?'”. E invece vegetariani, pacifisti e come se non bastasse pure “bilancisti”. Ce lo racconta Graziella, che con suo marito aderisce alla campagna Bilanci di giustizia, lanciata nel 1993 da Beati i costruttori di pace con un obiettivo: cambiare il mondo partendo dai consumi quotidiani. Perché gli squilibri tra Nord e Sud del mondo li ingrassiamo col carrello della nostra spesa, ogni giorno. E l'idea di Bilanci di giustizia è semplice ed è questa: verifichiamo se i nostri acquisti seguono criteri di giustizia, eticità, di rispetto per l'ambiente. Se no, cambiamoli.

La proposta a noi di AltrEconomia piace: perché è un esempio di economia alternativa, che mette al centro l'uomo e non il profitto, ed è un'esperienza che per cambiare il mondo propone di partire subito dalla vita quotidiana.

Per questo abbiamo deciso di rilanciarla a tutti i nostri lettori: iniziate anche voi a compilare ogni mese il vostro Bilancio di giustizia. In queste pagine vi spieghiamo come si fa e vi raccontiamo le facce e le storie di chi lo sta già facendo.

All'operazione Bilanci di giustizia oggi aderiscono oltre 500 famiglie in tutta Italia, concentrate soprattutto al Nord e al Centro. L'identikit? Soprattutto coppie giovani (tra i 30 e i 40 anni) con figli. Stando ai dati del Rapporto 2001, si tratta di persone di cultura medio-alta (il 70% è diplomato, mentre oltre il 30% ha anche una laurea) e la qualifica professionale più diffusa è quella impiegatizia.

La “revisione dei consumi”, come la chiamano i bilancisti, parte dal loro strumento principale, la scheda mensile (cfr pagina 13). Qui si annotano le spese divise per tipo e si evidenziano quelle “spostate”: questo vuol dire che ogni mese si analizzano i consumi e si verifica quanti e quali hanno seguito criteri di giustizia.

L'obiettivo è la riduzione dei consumi e un utilizzo il più possibile etico del proprio denaro. Senza tralasciare di “liberare” parte del tempo per lo svago e per le relazioni con gli altri.

Il consumo critico parte dal cibo. Si cerca di consumare frutta e verdura di stagione e non importata, per esempio, perché questo riduce il trasporto e quindi l'inquinamento. Ancora meglio se si tratta di prodotti biologici. Un occhio di riguardo per gli alimentari del commercio equo e solidale (tra l'altro caffè, tè, zucchero), che permettono una vita migliore a chi li produce nel Sud del mondo perché vengono pagati un prezzo superiore a quello di mercato.

Banditi i prodotti delle multinazionali, mentre si privilegiano quelli dei produttori locali.

Le regole alimentari vengono applicate a tutti gli ambiti della vita quotidiana, dall'abbigliamento ai prodotti per la casa. Così anche per i trasporti, che sono però la cosa più difficile da “spostare” perché a volte l'automobile è proprio indispensabile. È vero però che il 60% dei bilancisti usa la bicicletta come secondo mezzo di trasporto.

Molti tentano poi la strada dell'autoproduzione. Perché ridurre i consumi significa diminuire gli sprechi: “E di solito autoproduci solo quello di cui hai davvero bisogno”, spiegano Luca e Samuela, bilancisti novaresi. Così in casa nascono vestiti e detersivi a basso impatto ambientale, il dado vegetale per il brodo e il pane. Ma attenzione: “Un bilancista fa giustizia non fa solo pane scrive Enrico Pezza, toscano, nella mailing list di Bilanci-. Il continuo sostenere che l'occupazione principale di un bilancista è fare pane finirà per metterci contro tutta la categoria dei panettieri”. L'ironia di Enrico aiuta a capire qual è il principale fine della campagna.

Ridurre i consumi vuol dire vita più sobria, ma anche risparmio economico. Sono dati importanti: nel 2000, le famiglie bilanciste hanno speso in media il 40% in meno rispetto alla famiglia italiana presa come campione dall'Istat (l'Istituto nazionale di statistica). E in alcuni settori -gli alimentari, l'abbigliamento, la salute e i trasporti- la riduzione arriva addirittura al 50%.

I soldi risparmiati non vanno a ingrassare i conti in banca, o a imbottire materassi. Molte famiglie decidono di investirli in modo etico. Nel 2000 oltre 490 milioni di lire sono stati depositati in Banca etica oppure usati per adozioni a distanza o in progetti di organizzazioni non governative e missionarie nei Paesi poveri.

Grande successo proprio per il settore degli “investimenti solidali” che ha avuto un incremento del 43.5% rispetto al 1999, raggiungendo i 96 milioni di lire.

Questo significa che le famiglie di Bilanci hanno a cuore il Sud del mondo. E che devolvere i propri risparmi a progetti di questo tipo è un primo tentativo di redistribuire le risorse del pianeta.

E tutto questo -ti assicurano- ti aiuta anche a vivere meglio.

Se in queste poche righe siamo riusciti a incuriosirvi, potete iniziare scaricando la scheda mensile (la trovate su http://www.unimondo.org/bilancidigiustizia/download.htm ed è riprodotta anche in queste pagine) e cercando di compilarla.

Sulla prima pagina trovate 9 categorie di consumo, dagli alimentari all'igiene, passando per beni durevoli, trasporti, svago. Per ogni categoria, due colonne: quella dei consumi usuali e degli “spostati”.

La seconda pagina è dedicata invece al monitoraggio dei consumi, agli investimenti alternativi, a una valutazione sulla qualità della vita (e i bilancisti, in una scala di valori che va da un minimo di 1 a un massimo di 7, segnano una soddisfazione media pari a 4,7). È a questo punto che trovate anche il riquadro sull'ospitalità, offerta o ricevuta. Un modo, semplice, per infrangere la barriera della proprietà privata, ti dicono. Per fare i conti “con lo spazio personale, intimo, che scegliamo di condividere e quindi socializzare”.

Adesso, per capire meglio, non resta che provare. Fissatevi un obiettivo per il prossimo mese, allora, e iniziate a conservare gli scontrini.!!pagebreak!!

La scoperta: riprendiamoci il gusto di vivere
I disastri provocati dall'economia nella quale viviamo ci spaventano e ci fanno sentire impotenti.

Su questo stato d'animo gioca il mostro che sta divorando l'ambiente in cui viviamo, il tempo che abbiamo a disposizione, la nostra sensibilità per il dolore altrui, il bisogno di costruire il futuro.

Ma tanti uomini e donne si stanno ribellando e costruiscono resistenza e germogli di un mondo nuovo.

È in questa cornice che si colloca la curiosa storia delle famiglie dei Bilanci. Se abbiamo capito che facciamo parte del 20% della popolazione che consuma l'80% delle risorse, perché non proviamo noi, da subito, a diminuire i nostri consumi?

Se ci rendiamo conto del nostro potere di consumatori, perché non proviamo a utilizzarlo?

Se ho preso coscienza che acquistando certi prodotti mi rendo complice delle malefatte commesse per produrli, perché non mi lascio prendere da un po' di fame e di sete di giustizia?

Certo che se mi fermo qui resto solo con i miei sogni. Ma se trovo altri con questi stessi desideri, allora può nascere qualcosa di nuovo.

Il primo punto di forza dell'operazione Bilanci di giustizia è il supporto che viene dato alle buone intenzioni, dall'impegno di redigere il bilancio. Un po' di autodisciplina rende forti e motivati.

Il secondo punto di forza è la rete di informazioni nella quale entrano le famiglie che aderiscono. Ogni famiglia si dà un obiettivo mensile di revisione dei suoi consumi, lo comunica al gruppo locale e, da qui, alla segreteria nazionale. La segreteria pubblica tutto sulla “lettera mensile”. Così le notizie e le scoperte circolano.

È semplice, ma non è una passeggiata. L'offerta sovrabbondante di beni esercita un fascino grande sulla nostra libertà. Ma sentiamo sempre più l'esigenza di riprenderci il gusto di vivere e costruire un mondo più giusto.

Gianni Fazzini, coordinatore nazionale di Bilanci di giustizia!!pagebreak!!

La filosofia del limite
“Casa nostra è un porto di mare”. E tutto per colpa dell'Africa. Il salotto di Giorgio e Marina Pellis, bilancisti di Trieste, ospita le riunioni del nodo locale della Rete di Lilliput, di Beati i costruttori di pace e dei Bilanci. Ma il motivo sta in Kenya: Giorgio e Marina ci sono andati la prima volta nel 1975, come medici missionari (lui oggi è primario chirurgo, lei pediatra di base). Da questa esperienza forte -che li riporterà in Africa negli anni '80-, “derivano tutte le nostre scelte di giustizia”, racconta Giorgio. Oggi i Pellis hanno 6 figli tra i 16 e i 27 anni e sono bilancisti della prima ora. “La compilazione del bilancio è croce e delizia” ma d'altra parte la giustizia non basta predicarla. La riduzione dei consumi nel quotidiano può passare attraverso la “filosofia del limite”: “Perché usare cose che non ci servono?”, chiarisce Marina. Ma a stare dalla parte dei poveri rischi pure le manganellate. Se l'è prese in testa Marina, a Genova per il G8 (è lei quella sulla copertina di Diario, qui a lato, mentre lava le ferite a un ragazzo picchiato). In piazza con la Rete di Lilliput, le botte delle forze dell'ordine le hanno procurato un taglio di 7 centimetri. Peggio, però, le conseguenze psicologiche: “Quel giorno mi è caduto lo Stato in testa”, ricorda. E così, tornata da Genova, Marina ha sporto denuncia (“mi sembrava doveroso”) e ha continuato la sua strada verso la giustizia.

500 anni per pannolino
I Bilanci li fanno da tanto che non si ricordano quasi l'inizio: “Saranno 6 o 7 anni”. Angelo e Giulia Cardinetti vivono a Verona e come quasi tutti quelli del loro gruppo hanno esperienze missionarie alle spalle, in Sudafrica ed ex-Jugoslavia. Dopo anni di scontrini e “spostamenti” il sogno è quello di andare a vivere con altre famiglie: “Perché certe scelte portano vantaggi maggiori se sono condivise da più persone. Pensa solo all'utilizzo comune dei grandi elettrodomestici”. Ma il posto giusto non l'hanno ancora trovato. Intanto, la nascita di Cristina (oggi ha 2 anni) è stata l'occasione per Giulia di cambiare -e ridurre- il lavoro: da responsabile dell'ufficio commerciale di un'agenzia di pubblicità e commessa part-time in un negozio di prodotti biologici. Ma il futuro potrebbe essere nei pannolini riciclabili: “Oggi bisogna importarli dall'estero -racconta-. Allora una mia amica sta studiando come produrli qui”. Pannolini riciclabili? “Certo. Sai quanto inquinano quelli usa e getta? Un bambino ne consuma tantissimi e un pannolino ci mette 500 anni a decomporsi”.

Ce n'è anche per i single
I Bilanci non sono solo affari di famiglia. Angelo Miramonti, per esempio, è single. Ma il suo Bilancio di giustizia voleva proprio farlo.

Novarese, 26 anni, con altri della sua città ha costituito il primo gruppo di bilancisti “senza famiglia”. Perché, ti spiega, “su certi temi è meglio formarsi prima di sposarsi”. I Bilanci di giustizia li usa come collante: “Mi ero già occupato di commercio equo e di finanza etica, cercavo un'esperienza che raggruppasse tutto questo. Dei Bilanci mi ha sempre colpito l'obiettivo di consumare meno per arrivare a una giusta redistribuzione delle risorse del pianeta”.

E lui il Sud l'ha nel sangue e nel cuore. Dopo la laurea ha seguito un master in Cooperazione allo sviluppo, ora ne sta frequentando un altro in Economia internazionale. Sperando di partire presto per un Paese del Sud (ne ha già visitati 14) come cooperante.

Lavorare meno
Guadagnare stanca e ti rovina la vita. Perché se l'obiettivo è il denaro non hai più tempo per te e per gli altri. E allora meglio tagliarsi ore di lavoro e stipendio. L'hanno fatto alcune famiglie di Ivrea, monoreddito per scelta. Anna Gallina la decisione di restare a casa l'ha presa con il marito Roberto durante la gravidanza. Ora in famiglia sono in quattro (Pietro ha 10 anni, Irene 7) e il terzo figlio è in arrivo. Vivono con 2 milioni e mezzo di lire al mese: lo stipendio da insegnante di chimica di Roberto più gli assegni familiari. “Certo noi siamo fortunati perché la casa ce l'hanno regalata e non viviamo in una città cara”. Ma vivere con meno denaro è possibile. Magari devi risparmiare un anno per farti le ferie estive. Ma la qualità della vita aumenta: più tempo per i figli e per il partner. “Quando hai meno soldi -sottolinea Anna- la tua vita è più semplice per forza: così riesci a valutare cos'è importante davvero”.

Bilanci di gruppo di Lucio De Conti
Bilanci, a volte, attecchisce in gruppi già esistenti. Un caso recente è quello di un gruppo parrocchiale di Santa Maria in Stelle, una frazione di Verona, che dopo avere fatto un'esperienza comunitaria l'estate scorsa sul tema dell'essenzialità, ha preso contatti con il gruppo di Bilanci di Verona per approfondire i temi del consumo critico. Dopo i primi incontri hanno deciso di aderire all'operazione.

L'esperienza rivela che compilare il bilancio e quindi possedere dei dati, sia quantitativi che qualitativi, sul proprio stile di vita, permette di instaurare, all'interno del gruppo, una dinamica basata sullo scambio di esperienze e situazioni concrete. E questo aiuta poi chi intende cambiare i propri modelli di consumo.

Vivere di niente
Per vivere bastano 3 milioni di lire l'anno. Avete letto bene: in un anno. È questa la singolare -e coraggiosa- scelta di Francesco e Géraldine di Frisa, in provincia di Chieti. “Limitiamo i nostri consumi allo stretto necessario che non riusciamo ad autoprodurci -spiegano-. Non abbiamo né telefono, né automobile ed in casa nessun elettrodomestico. Miriamo alla semplicità, alla sobrietà in gran parte perché riteniamo l'unica via, questa, per raggiungere la sostenibilità e l'uguaglianza a livello planetario. Stiamo scendendo la gradinata della ricchezza per avvicinarci ai poveri di questo mondo”. Le attività? “Generalmente raccogliamo frutta (biologica) o vendiamo oggetti di artigianato”. Francesco e Géraldine non pagano l'affitto della casa, che hanno avuto in prestito in cambio dei lavori per sistemarla. Géraldine ha un arcolaio con cui fila la lana e i vestiti li autoproducono. Le spesa maggiore è per francobolli e schede telefoniche.!!pagebreak!!

Che dicono i figli di Silvia Torneri
Il grande vantaggio di essere figlia di genitori “bilancisti” è che certe cose le ho interiorizzate a tal punto da sentire che vado contro me stessa se, per esempio, compro qualcosa “made in Taiwan”. Comunque non è facile per una ragazza di diciott'anni come me uscire la sera e riuscire a rispettare certi criteri d'acquisto. Però ti resta una sensibilità per cui sei consapevole di quello che stai facendo, e hai già una certa concezione di sobrietà per cui non hai bisogno di grandi cose per divertirti la sera. Per il resto non è che io abbia una disponibilità di soldi tale da poter sostenere un bilancio, però nel mio piccolo tento comunque di fare qualcosa. Per esempio l'autoproduzione di vestiti o di regali. Così risparmio, ma soprattutto dedico del tempo a me stessa e alle persone per le quali sto facendo qualcosa. Credo che non sia poco.

Desideri insostenibili
Le rivoluzioni iniziano sempre da “piccole esperienze”. Ne è convinto Gerhard Scherhorn, economista tedesco del Wuppertal Institute (www.wupperinst.org). Da tempo lavora con Bilanci di giustizia per il progetto sui nuovi modelli di benessere di cui è responsabile. Lo abbiamo intervistato.

Perché avete iniziato a collaborare con Bilanci di Giustizia? 

Dall'inizio del ventesimo secolo si sperava che il progresso tecnico avrebbe finalmente risolto il problema materiale degli uomini. Avrebbe permesso di produrre quello di cui avevano bisogno in sempre meno tempo, assicurandosi così il tempo sufficiente per una vita davvero umana. Oggi tuttavia il desiderio dei beni viene prodotto allo stesso modo dei beni stessi. Ed è diventato davvero difficile essere soddisfatti di ciò di cui abbiamo bisogno.

Il tema di lavoro del gruppo “nuovi modelli di benessere” dell'Istituto di Wuppertal riguarda proprio come sia possibile raggiungere questa soddisfazione. Abbiamo notato che le persone stanno bene se sono meno preoccupate del proprio benessere materiale, e se hanno tempo per la loro salute, per l'ambiente e per la comunità.

Cosa avete capito studiando il caso Bilanci di giustizia?

Poco tempo fa, durante un seminario dell'Ocse sul tema del “consumo sostenibile”, mi è stato chiesto dove stia la radice profonda del consumo “insostenibile”. Credo che stia nel fatto che impariamo a non essere soddisfatti di quello di cui abbiamo davvero bisogno, ma a desiderare sempre di più. Come indica Jean Baudrillard, le persone sono forzate ad imparare che consumare è un loro dovere.

La “giustizia” è la forma che può sciogliere questo nodo e liberare le persone. Altri parlano di “vita semplice” o di “vita più sana” o di “meno è meglio”, ma tutto è centrato sull'individuo. Manca loro la connessione con la “comunità sociale e naturale” (cioè con l'ambiente), che risiede invece nel concetto di giustizia.

Ma Bilanci di giustizia è un'esperienza per tutti? A volte pare che richieda molto tempo libero…

In primo luogo sono i bilancisti stessi a trovare il tempo. Chi ha meno bisogno di beni, ha più tempo per le cose importanti della vita, anche per l'autoproduzione. In secondo luogo, le attività economiche dei bilancisti non sono un mezzo per la massimizzazione del reddito e del consumo, sono in se stesse un obiettivo. Come il personaggio “Beppe lo spazzino”, nel romanzo Momo di Michael Ende, che non ha come obiettivo la strada tutta pulita, ma semplicemente il successivo movimento di scopa. Così i bilancisti “vivono nel momento” e possono così gustarselo.

È possibile cambiare il mondo in questo modo? Al momento sembra un'esperienza di nicchia.

I grossi movimenti iniziano da piccole esperienze. Credo che Bilanci di giustizia sia uno di quei piccoli movimenti che può cambiare il mondo. Il bello dell'esperienza è che questa non è la prima domanda che i bilancisti si pongono. Loro cambiano se stessi, le loro vite, e ne ricavano gioia.

La qualità della vita dei bilancisti è davvero migliore?

Sì, perché non si tratta solo di un benessere materiale, ma anche di un benessere di tempo e di spazio: i bilancisti, con le loro attività, si occupano dell'ambiente naturale e del bene comune. Mentre restringono un po' il loro desiderio per i beni di consumo, guadagnano in ricchezza di tempo e di spazio. !!pagebreak!!

E adesso non fatevi spaventare di Alberto Castagnola
Cari lettori, se siete arrivati fin qui, non fatevi spaventare dalla scheda dei Bilanci da compilare: non si tratta di un pesante obbligo di rendicontazione, ma di un aiuto per constatare mese per mese come sia facile scegliere in modo critico.

E dimenticatevi subito l'idea che per modificare i consumi ci vogliano sacrifici drammatici, tipo una rigida dieta o faticose pedalate. Rendersi conto di quanto siano eccessivi e inutili molti dei nostri consumi indotti da pubblicità e televisioni, significa poter riconquistare il controllo sulle nostre decisioni.

Poche cose sono così chiare, nei modelli alternativi del movimento internazionale di contestazione della globalizzazione, come la necessità di modificare subito e in modo radicale la struttura dei consumi nei Paesi industrializzati. La rapida diffusione nei Paesi ad alto reddito degli eccessi del consumismo, ha portato la maggior parte delle famiglie a integrarsi profondamente nel sistema e a consumare una parte molto rilevante delle risorse del pianeta (spesso distruggendole per sempre in quanto non più riproducibili).

Cambiare i consumi non significa imporre sacrifici al Nord, ma ridefinire l'uso delle risorse su scala mondiale, rendendole disponibili anche alle popolazioni al di sotto della soglia di povertà.

La costruzione di un mondo diverso può cominciare subito, è sufficiente che molte persone dalle idee chiare smettano di subire in modo passivo e decidano di scegliere davvero.

Sembra troppo semplice? In realtà nelle nostre economie tutti i prodotti, per valere qualcosa, devono trovare qualcuno che li acquisti. Il potere del consumatore nasce da qui. Un mondo migliore non ci sarà concesso dall'alto, né nascerà da catastrofi epocali. Date una occhiata, forse il primo mattone è nella nostra borsa per la spesa.

Nuovi acquisti e domande “scomode”
Nuovi bilancisti: Francesca e Matteo Ricci, sposati da 3 anni, in Bilanci da 2. La Campagna l'hanno conosciuta frequentando il centro missionario diocesano della loro città, Vigevano (Pavia). L'idea: metter su un gruppo di bilancisti nuovo di zecca. Tentativo fallito. “Le altre famiglie con cui eravamo in contatto si sono intimorite per l'impegno richiesto dalla compilazione mensile”. Allora Matteo e Francesca si sono inseriti in un gruppo di Novara. Dopo un anno di Bilanci, si sono rifatti vivi i vigevanesi e il gruppo locale è nato, finalmente. Cosa vi ha colpito di questa esperienza? “Che il lavoro del gruppo possa incidere nel sociale”. Il bilancio lo compilano a fine mese, la sera, andando a ripescare tutte le spese segnate sull'apposita agenda. Tempo richiesto: un'ora e mezza. E molte domande: “Sei stimolato a chiederti cosa sta dietro i prodotti. E così emergono le scelte nascoste in mezzo alle cifre”. Confessa Matteo: “Però per farlo ci vuole una buona dose di pazienza”.

Pontassieve, giustizia in Comune
Bilanci di giustizia per il bene comune ma anche per il bene di un Comune. Non solo giochi di parole. Mauro Perini, sindaco di Pontassieve (Firenze), ha scoperto la Campagna di recente e ha pensato: “Questa esperienza ha dei potenziali rivoluzionari”. E allora proprio qui potrebbe nascere il primo bilancio pubblico compilato secondo criteri di giustizia. “Intanto -mette le mani avanti Perini- può valere la pena di far conoscere di più Bilanci di giustizia”. Pontassieve ha 20 mila abitanti, ed è molto viva nel sociale, con le sue 800 associazioni.

E poi: “Perché non proviamo ad applicare questi concetti al bilancio di una comunità? A livello politico, intanto”. Da qui all'incontro con Gianni Fazzini, coordinatore nazionale della Campagna, è passato poco tempo. “Se l'obiettivo è cambiare il mondo -spiega Perini, che quest'anno era a Porto Alegre- dimostriamo che lo si può fare ogni giorno, anche con il nostro lavoro”. Partiamo dalla politica ma non escludiamo “del tutto il conto economico”, cioè il bilancio del Comune, 35 miliardi circa. “Si potrebbe gestire una percentuale di questa cifra con i criteri di Bilanci di giustizia”.!!pagebreak!!

Le informazioni di queste pagine non vi bastano ancora? Ecco cosa fare per saperne di più:

• Sito Internet. Qui, oltre agli appuntamenti a agli indirizzi dei referenti suddivisi per regione, trovate le schede (mensile, stagionale, annuale) e il “kit del bilancista” per capire “come diventare bilancisti in 24 ore”. La Lettera mensile è il foglio di collegamento tra gli aderenti alla campagna; sul sito sono archiviate tutte quelle pubblicate dal 2000 a oggi. Ci sono anche i dossier da scaricare (come quello sull'energia solare e sulla campagna “A come acqua”) e alcuni esempi di autoproduzione. Sul sito anche tutte le istruzioni per iscriversi alla mailing list.

http://www.bilancidigiustizia.org

• “Bilanci di giustizia. Famiglie in rete per consumi leggeri” è anche il libro di Antonella Valer con la storia della campagna, la spiegazione del suo funzionamento, alcuni identikit di bilancisti e contributi di Alex Zanotelli e Francesco Gesualdi. Pubblicato dalla Emi, ha 176 pagine e costa 8,26 euro.

• Scrivere alla segreteria nazionale di Bilanci di giustizia: presso Mag Venezia, tel. 041-53.81.479, e-mail bilanci@libero.it

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia