Ambiente / Attualità

Belize, stop alle attività estrattive off-shore

Saranno vietate le attività di ricerca e di estrazione degli idrocarburi che minacciavano la barriera corallina, Patrimonio Unesco a rischio. Per il Wwf una decisione storica: per la prima volta un Paese in via di sviluppo ha deciso di fare un passo indietro in favore della difesa degli oceani.

© wwf
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Con una legge entrate in vigore negli ultimi giorni del 2017, il governo del Belize ha messo al bando le attività estrattive off-shore davanti alle proprie coste. Un provvedimento che, evidenzia il Wwf, ha un valore storico: per la prima volta un Paese in via di sviluppo ha deciso di fare un passo indietro in favore della difesa degli oceani, mettendo fine per sempre alle attività di ricerca e di estrazione degli idrocarburi. L’approvazione di questa norma è il risultato di una lunga serie di pressioni nazionali e internazionali (tra cui quelle del Wwf, dell’associazione Oceana e della Belize coalition to save our natural heritage) finalizzate a preservare il fragile ecosistema della barriera corallina: la più grande dell’emisfero boreale e dal 1996 Patrimonio mondiale Unesco.

Per Nadia Bood, esperta di barriere coralline presso il Wwf Belize si tratta di una grande novità. “Non solo perché il governo ha dato credito alle richieste di protezione della barriera corallina, sottraendolo ad un pericoloso rischio di contaminazione e impatti -spiega-. Ma anche perché adesso il Belize può essere considerato un leader mondiale nella protezione degli oceani. Questa è una mossa rivoluzionaria per un paese in grave difficoltà economica”.

La barriera corallina del Belize è fragile e al tempo stesso ricchissima di biodiversità. Qui vivono circa 1.400 specie animali tra cui il lamantino, la tartaruga embricata e sei specie di squali in via di estinzione. “L’economia del Belize dipende dal turismo. Che genera, grazie alla barriera corallina, introiti da 182 a 237 milioni di dollari l’anno”, puntualizza Fanny Douvere, coordinatore del programma mondiale Unesco sul patrimonio marino. Inoltre, la  barriera corallina del Belize è un luogo vitale per l’economia, per il turismo e per la pesca del Paese: oltre la metà della popolazione (circa 190mila persone) vive delle entrate generate da questi due settori.

A minacciare questo luogo fragile e prezioso era l’avvio di attività di ricerca degli idrocarburi in cui, tra l’altro, sono stati eseguiti test sismici per la prospezione petrolifera a meno di un chilometro dal sito protetto. “Intervenendo per rimuovere la maggiore minaccia per la barriera, il Belize sta tutelando il proprio futuro. Noi tutti speriamo che questo importante passo in avanti possa incoraggiare anche gli altri paesi a seguire l’esempio e a prendere provvedimenti indispensabili, per proteggere gli oceani del nostro pianeta”, Janelle Chanona, vicepresidente di Oceana Belize. L’approvazione della norma che mette al bando le attività estrattive off-shore permetterà anche di rimuovere la barriera corallina del Belize dalla lista dei siti Unesco considerati a rischio (vi era stata inserita nel 2009): “Si prevede che la commissione Unesco possa prendere una decisione a riguardo durante la prossima sessione, che si terrà tra giugno e luglio 2018”, conclude Fanny Douvere.

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