Esteri

“Banca europea degli investimenti” non è sinonimo di trasparenza

Si chiama Aid Transparency Index ed è stato appena pubblicato dall’organizzazione no profit inglese Publish What You Fund. È il nuovo strumento che analizza il grado di trasparenza – o di opacità – delle istituzioni finanziarie internazionali. Delle 58 entità esaminate, due sono di particolare rilievo per i cittadini europei: la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS).

La BEI ha fatto registrare un pessimo risultato, attestandosi in 37esima posizione, alle spalle anche delle omologhe Banca mondiale e Banca africana per lo sviluppo.
La Banca di sviluppo dell’Unione europea, che nel solo 2010 ha avuto a disposizione un portafoglio di 72 miliardi di euro per finanziare per lo più grandi progetti infrastrutturali in giro per il Pianeta, quando si tratta di fornire informazioni sui suoi prestiti lascia molto, troppo a desiderare. Come se non bastasse, la BEI opera al di fuori del quadro di efficacia dello sviluppo e fa ben poco per impegnarsi ad andare incontro alle priorità fissate dai singoli Paesi nelle loro agende.

Con questi presupposti, diventa quanto mai complesso misurare gli impatti e la validità dei prestiti dell’istituzione che, val la pena rammentarlo, vengono erogati con soldi dei contribuenti europei. Quindi di tutti noi.

Karin Christiansen, la direttrice di Publish What You Fund, non ha dubbi: “dal momento che la BEI vuole giocare un ruolo sempre crescente nell’ambito della finanza per lo sviluppo, deve assolutamente applicare i principi dell’Iniziativa internazionale in merito alla trasparenza sugli aiuti”.

Alla Christiansen fa eco Desislava Stoyanova, della rete di Ong europee Counter Balance, che da anni conduce una campagna per un radicale cambiamento della BEI. Per la Stoyanova “un’istituzione che si autodefinisce la Banca dell’Unione europea dovrebbe garantire risultati eccellenti in termini di trasparenza, mentre invece il rapporto appena pubblicato conferma quanto sosteniamo da anni, ovvero che la BEI ha un alto livello di opacità, anche perché agisce fin troppo spesso tramite intermediari finanziari quali le banche commerciali e i fondi di private equity”.

Un po’ meglio è andata alla BERS, “classificatasi” quindicesima, sebbene organizzazioni della società civile europea come CEE Bankwatch sostengano che possa fare molto di più. Certo, per uscire dalla retrovie chi deve metterci l’impegno maggiore è la BEI.

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