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Vent’anni di Banca Etica. L’altra idea di finanza si prepara a cambiare

L’8 marzo 1999 apriva a Padova la prima filiale dell’istituto di credito al servizio del terzo settore. Il mondo bancario nel frattempo è totalmente cambiato. Ponendo sfide anche per la Banca popolare Etica e la sua evoluzione

Tratto da Altreconomia 212 — Febbraio 2019
L’assemblea della cooperativa “Verso la Banca Etica”, a Brescia, nel novembre 1996 © Banca Etica

“L’ interesse più alto è quello di tutti”. Da vent’anni, questo è lo slogan che ha accompagnato la vita di Banca popolare Etica, che l’8 marzo del 1999 apriva la sua prima filiale, a Padova. Era il primo, straordinario risultato di una storia iniziata anni prima, grazie all’iniziativa di vari soggetti dell’economia solidale italiana (Arci, Acli, Agesci, Aiab, Cgm, Altromercato, Fiba-Cisl, Manitese, Mag2, Overseas) che avevano creduto nell’idea rivoluzionaria di un istituto di credito al servizio del terzo settore, e che al tempo stesso proponesse un modello alternativo di finanza. Quel modello è riassunto nell’articolo 5 dello Statuto di Banca Etica, approvato il 30 maggio 1998, che ne indica le finalità e nel quale si leggono i principi ispiratori della finanza etica, ovvero che “la finanza eticamente orientata è sensibile alle conseguenze non economiche delle azioni economiche” e che “il credito, in tutte le sue forme, è un diritto umano”. A vent’anni di distanza le filiali sono diventate 17 in Italia cui vanno aggiunti i 30 “banchieri ambulanti” (ovvero promotori finanziari che servono le aree dove non c’è una filiale). I dipendenti sono 265.

Il sogno di una banca partecipata “dal basso” -sancito nello statuto- ancora oggi si concretizza nei Gruppi di iniziativa territoriale (sono 88 quelli attivi) ai quali si riferiscono gli oltre 42mila soci (84% persone fisiche, erano 26mila nel 2005) per un capitale sociale che oggi supera abbondantemente i 67 milioni di euro (erano 18,4 nel 2005).

Oggi Banca Etica è un istituto che raccoglie oltre un miliardo e mezzo di euro di risparmi e ha impieghi per oltre 916 milioni di euro e macina utili (dato 2017) per 2,2 milioni di euro. Nel 2017 sono stati accordati finanziamenti per 1,16 miliardi di euro, i clienti sono stati oltre 11mila e le “sofferenze” -ovvero i crediti “deteriorati”, difficilmente recuperabili- il 2,96%, ben al di sotto della media delle banche italiane. Se si allarga lo sguardo, il perimetro di Banca Etica comprende la società di gestione dei risparmi Etica Sgr (che controlla con oltre il 51% del capitale) e la Fondazione Finanza Etica. A livello internazionale, il quadro si completa con la presenza in Spagna, dove grazie alla collaborazione con la Fondazione Fiare nel 2014 è stata aperta la filiale di Bilbao e uffici a Madrid e Barcellona (sono 18 dipendenti). Sotto il profilo internazionale, Banca Etica è in rete con le principali istituzioni di finanza etica grazie all’attività di collaborazione con la Global Alliance on Bankings Values e la Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative.

Il 19 maggio 2019 a Bologna e in contemporanea a Bilbao si terrà l’assemblea di approvazione del bilancio 2018, che però prevede anche il rinnovo delle cariche sociali. Non si ricandiderà Ugo Biggeri, che era dal notaio per conto di Mani Tese quando si diede vita, nel 1995, alla cooperativa “Verso la Banca Etica”. Ha fatto parte del cda dell’istituto dal 1998 al 2007 per poi rientrarvi, in qualità di presidente, nel maggio 2010. “Certamente mi dispiace terminare un’esperienza così importante, ma è importante far crescere le tante personalità che ci sono nella Banca. È probabile che il prossimo presidente sia una persona che non ha fatto parte del gruppo dei fondatori: credo sia un segno di maturità per la nostra organizzazione”.

Qual è, a vent’anni dalla nascita, lo stato di salute di Banca Etica? “È una banca solida, in condizione migliore rispetto ad altre. Una realtà che continua a farsi domande che altri non si fanno, sia a livello italiano, sia a livello internazionale. Se guardo al tempo trascorso, non sono paragonabili i primi cinque anni con gli ultimi cinque. Una cosa però è certa: in 20 anni i conti sono sempre stati positivi, il che non era affatto scontato. Oggi la mia riflessione è che fa parte della nostra maturazione capire che non possiamo fare tutto: il nostro compito è fare la banca, l’intermediario finanziario, e semmai aiutare chi ha progetti significativi, senza per questo farli in prima persona. In questo è importante il tema della capitalizzazione: se vuoi crescere, ovvero se vuoi aumentare il tuo impatto, il tuo capitale deve crescere, come impone la normativa. Oggi il nostro capitale aumenta in media di 5 milioni di euro l’anno, sul quale va ricordato non diamo dividendi -se non quello che chiamiamo ‘dividendo sociale’, ovvero il valore aggiunto di partecipare a un’esperienza di finanza etica-. È quindi il caso di chiederci che cosa faremo quando inizierà a esserci chiesta anche remunerazione del capitale. Forse ci evolveremo in qualcosa d’altro. L’altro modo per crescere è aumentare i profitti e portarli nel patrimonio: negli ultimi anni i nostri utili sono stati ragionevoli.

La delegazione di Banca Etica incontra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale, nel febbraio 2017 © Banca Etica

Tutto questo si inserisce in un ventennio in cui il sistema bancario è cambiato radicalmente. Oggi ci sono molte più regole -anche se continuano a mancarne alcune che chiediamo da sempre, ad esempio quelle che valutino gli impatti sociali e ambientali dell’operato bancario-. Le regole hanno certamente una logica positiva, in termini di ragionevolezza del credito o di patrimonializzazione, ma si è guardato troppo alla sola macro gestione finanziaria. Tradotto: oggi si fa più fatica a fare credito, mentre è più facile fare attività di tipo finanziario. Inoltre è difficile innovare, nel campo ristretto imposto dal Testo unico bancario. Vuol dire che oggi far nascere una Banca Etica con le stesse modalità come nacque la nostra è impossibile. Ma più limitatamente al campo della tecnologia digitale: oggi la filiale ‘on line’ fa più di tutte le altre insieme e per certi versi siamo sempre stati abituati a un modello ‘disintermediato’. Oggi nessuno chiede insistentemente ‘quanto aprite qui una filiale’ come un tempo. Non è banale per chi, come noi, ha sempre puntato sulle relazioni”.

Anche tra esperienze simili: “Esistono banche simili alla nostra nel mondo. È una rete, un movimento interessante. Dobbiamo trovare alleanze per non rimanere nella nicchia. Negli ultimi cinque anni in Italia è quasi sparita la cooperazione bancaria, mentre la retorica della sostenibilità si è diffusa tra tutti gli istituti di credito, anche i più grandi. È certamente più una vittoria che una sconfitta, ma dobbiamo farci i conti. L’esperienza spagnola va in quella direzione: sta funzionando bene da un punto di vista cooperativo e dell’economia solidale, e ha fatto bene a rinnovare gli ideali per tutta Banca Etica. Tuttavia non siamo ancora a un punto di pareggio, ed è una dimostrazione di quanto oggi sia più difficile fare banca rispetto al 1999”.

Ugo Biggeri è anche presidente, dal 2011, di Etica sgr, la società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica costituita nel 2000 ed operativa dal febbraio del 2003, che istituisce, promuove e gestisce esclusivamente fondi comuni di investimento “socialmente responsabili”. Al 31 dicembre 2017 gestiva un patrimonio di quasi 3,2 miliardi di euro, con un utile netto di oltre 3,8 milioni di euro. Nei portafogli dei fondi proposti da Etica sgr ci sono anche molte quotate “tradizionali”, comprese società farmaceutiche, della grande distribuzione, automobilistiche, impegnate nel settore dei combustibili fossili come il gas o negli inceneritori. “Etica sgr funziona bene -spiega Biggeri- anche se i mercati hanno reso meno. La scelta di fondo è decidere, con rigorosi criteri ambientali sociali e di buon governo, di lavorare con le imprese quotate, per vari motivi, alcuni di senso, altri dovuti alla regolamentazione. Quello è il settore, per cui se vuoi investire nell’economia solidale Etica sgr forse non è lo strumento. Se invece vuoi investire in campo azionario allora sì. La questione di fondo è che non si possono trasporre le aspettative che si hanno su Banca Etica su Etica sgr”.

Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica dal 2010 e di Etica Sgr dal 2011 © Banca Etica

Anche Nicoletta Dentico fa parte della storia di Banca Etica quando ancora questa storia era solo un’idea. Un passato in Mani Tese, la direzione di Medici senza Frontiere, una grande esperienza in campo sanitario internazionale, oggi alla guida della ong di Ginevra Health Innovation in Practice. È nel cda di Banca Etica -ha dato disponibilità a ricandidarsi- dal 2013 e dal 2016 vice presidente della Fondazione Finanza Etica. “L’intuizione, negli anni 90,  scaturì da un intreccio sapiente tra la necessità di una banca che sapesse sostenere il Terzo settore e che si affermasse come luogo di buona pratica per le redistribuzione delle ricchezze. Un’aspirazione che ha mosso politicamente e culturalmente il ‘sogno’ di una banca diversa, in grado di rispondere alle esigenze di un settore non profit con le sue specificità – che in questi 20 anni sono profondamente cambiate, tra l’altro. Erano i tempi della fine della Guerra Fredda,  si era oggettivamente aperta l’ipotesi di una globalizzazione positiva, nel segno dei diritti umani. La finanza etica poteva essere un agente molto concreto del cambiamento che volevano realizzare. Oggi quel bisogno di finanza etica è forse ancora più forte, e credo anche molto più avvertito a giudicare da chi si avvicina a Banca Etica, specie dopo la crisi del 2008 e lo sconquasso delle banche italiane. È più importante e necessario che mai oggi avere un luogo di intermediazione creditizia in cui si possa dimostrare che il denaro può essere uno strumento di relazione potentissimo, quando è messo a servizio della persona e non del profitto, a servizio del bene comune, per  costruire scenari di democrazia economica.

Dopo vent’anni,  viviamo sempre più la complessità di perseguire la mission di Banca Etica, quella sancita dall’articolo 5 dello Statuto,  stando nel perimetro definito dalle regole, incluse le regole di mercato. A seguito delle riforme in ambito bancario degli ultimi anni, ci siamo chiesti più volte se e come potremo continuare a esistere. La biodiversità bancaria è sempre più contrastata e le norme che vanno definendosi anche in sede europea sono quasi esclusivamente tarate sui big del settore, non sulle banche simili per dimensioni alla nostra. Quale sarà il nostro spazio di azione? Mi piacerebbe vedere Banca Etica chiamata a svolgere nella polis un ruolo sempre più strategico come ‘banca d’affari’,  soggetto che in virtù della sua rete, storia e visione, cerca di stare su temi nevralgici dell’economia per mettere insieme competenze e realtà rilevanti alla costruzione di scenari nuovi della economia. Se pensassimo di metterci in un’ottica di mera concorrenza con i grandi attori del settore bancario, faremmo uno sbaglio a mio avviso. La contaminazione infatti non è mai unidirezionale”. 

Nicoletta Dentico, fondatrice della Ong Health Innovation In Practice, membro del cda di Banca Etica e vicepresidente della Fondazione Finanza Etica © Banca Etica

In un mondo in cui domande e offerta di denaro non si incrociano la domanda di credito resta enorme: “Per questo è giusto volgere il nostro sforzo a capitalizzare. Una necessità, il capitale sociale, anche per estendere la comunità umana e motivazionale della banca. Stiamo parlando di donne e uomini, persone fisiche e giuridiche impegnate nell’economia solidale, che sentono l’esigenza di affidare i propri soldi a sostegno di progetti di responsabilità verso l’ambiente,  le comunità locali, le nuove generazioni, le nuove forme del vivere sostenibile. Capitale sociale vuol dire più persone socie, anche per preparare la consegna della banca alle nuove espressioni della società, un passaggio delicato e un altro elemento su cui la banca dovrà consolidare da subito il lavoro svolto nei decenni passati.La seconda esigenza su cui puntare è mirare a una banca sempre più riconoscibile come banca mediterranea ed europea, che sta attivamente in rete con le altre esperienze esistenti a livello internazionale e sa produrre nuove regole del gioco in Europa. La mia ultima aspirazione? Il compleanno di Banca Etica cade nel giorno dedicato alle donne, l’8 marzo. Vorrei che Banca Etica fosse più sensibile alla  promozione delle donne di quanto non si sia visto finora”.

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