Altre Economie

Bambini rigenerati

A Venezia c’è chi aiuta i genitori a scambiare abiti e giochi usati, come si faceva una volta, promovendo la cultura del riuso e l’inserimento lavorativo I sette nani se ne stanno nascosti in un teatrino, accanto a un cane…

Tratto da Altreconomia 111 — Dicembre 2009

A Venezia c’è chi aiuta i genitori a scambiare abiti e giochi usati, come si faceva una volta, promovendo la cultura del riuso e l’inserimento lavorativo

I sette nani se ne stanno nascosti in un teatrino, accanto a un cane di pezza, pronti a sorprenderti quando ti avvicini. Nella bottega di Gian Burrasca si entra da una piccola porta azzurra in fondamenta della Misericordia (Cannaregio 2607) a Venezia. Quando arrivi, tutt’intorno è una festa di colori e sorprese: pupazzi grandi e piccini, tutine, cavalli a dondolo, macchinine che sfrecciano, magliette e scarpine di ogni misura. Giocattoli e vestiti per bambini, rigorosamente usati e “rigenerati”, selezionati e puliti con cura, per fare di uno scarto qualcosa di nuovo e ancora utilizzabile.
La bottega -che prende il nome dall’associazione omonima- è stata inaugurata nel 2004 in quella che è anche la sede operativa della cooperativa sociale “Macramé”, che dal 1997 si occupa di integrazione sociale in collaborazione con i diversi soggetti che a Venezia operano nel campo dell’educazione e della formazione. “Nel 2004, grazie a dei fondi regionali, abbiamo avviato un nuovo progetto per la formazione e l’inserimento lavorativo di due donne e abbiamo costituito l’associazione Gian Burrasca e inaugurato lo spaccio di vestiti e giochi usati per bambini”, racconta Nicoletta Zanon, presidente della cooperativa. L’associazione, la cui struttura è più agile e flessibile rispetto a quella della cooperativa, è nata per rispondere a tre principali caratteristiche pensate attorno all’idea dello “scarto”: “Prima di tutto volevamo occuparci di inserimenti lavorativi di altro genere rispetto a quelli tradizionali, più spendibili nel mercato del lavoro, rivolgendoci ad esempio alle donne -spiega Nicoletta-. Inoltre, c’era l’idea della riduzione dello spreco: con questa attività di ‘rigenerazione’ vogliamo dimostrare che è possibile riutilizzare oggetti e vestiti che di solito vengono scartati. Ci prendiamo cura degli scarti, insomma, siano essi esseri umani ‘scartati’ dalla società, piuttosto che ‘beni di seconda mano’. Infine, volevamo creare una comunità, fare in modo che la bottega diventasse un luogo di scambio e conoscenza, uno spazio di relazione”.
Ma perché aprire un negozio proprio dedicato ai bambini? “A Venezia non c’è niente di simile -spiega Nicoletta-, né c’è una grande cultura del riciclo, che si sta diffondendo solo negli ultimi anni. Ma dietro a questa scelta c’è anche un ragionamento più profondo sulle famiglie di oggi, che stanno cambiando rispetto al passato: con la nascita di un bimbo il budget familiare muta profondamente e spesso i genitori non sono sostenuti in questo cambiamento. Non solo, oggi le famiglie sono meno numerose e più frazionate, si spostano e si dividono”. E Venezia è un caso emblematico di questo mutamento antropologico: “Molti abitano in città per lavoro, lontano dai parenti che li possono sostenere”. E poi una volta tutto era più semplice: “Quando eravamo piccoli ci si passava abiti e giochi tra fratelli e cugini, un’usanza che si sta dimenticando”.
Nella piccola bottega di Gian Burrasca (l’interno nelle foto che illustrano queste pagine) si ricostruisce questa rete, favorendo il riutilizzo di vestiti “rigenerati”, che prima erano indossati da altri bambini, insieme a giochi e accessori per l’infanzia, puliti e profumati come nuovi. Per acquistarli occorre essere socio dell’associazione Gian Burrasca, compilando un modulo e pagando la quota annuale di 2 euro. L’associazione oggi conta 214 soci, che oltre a frequentare la bottega partecipano alle altre attività che vengono organizzate per i bambini, merende conviviali e animazioni creative nelle quali vengono reinvestiti i soldi delle quote associative.
Solo i soci di Gian Burrasca possono portare abiti e oggetti usati da lasciare in bottega. “Per organizzarci meglio abbiamo stabilito due giorni della settimana in cui le persone sanno che possono venire a consegnare il materiale, il martedì e il venerdì”. Una regola comunque flessibile: “La gente viene allo spaccio con le borse piene di oggetti anche in altri momenti, e a volte ci capita di arrivare la mattina e trovare sacchetti con vestiti e pupazzi davanti alla porta della sede” sorride Nicoletta. Chi porta giochi e vestiti usati si vede riconosciuto un buono spesa pari al valore degli oggetti che ha portato, che può usare per coprire al massimo il 50% della spesa e che è valido per 6 mesi. “Abbiamo pensato a questo stratagemma perché non possiamo permetterci di non avere introiti monetari -spiega Nicoletta-. Oltre a dover pagare l’Iva del 20% nel momento in cui gli oggetti ‘rigenerati’ tornano sul mercato, dobbiamo coprire le spese di gestione e pagare gli stipendi”. In bottega oggi lavorano due persone e un coordinatore educativo che si occupa del servizio di inserimento, in collaborazione con la municipalità del Comune di Venezia. “L’obiettivo è quello di offrire un percorso educativo per preparare i ragazzi e gli adulti ad affrontare il mondo del lavoro -spiega Sebastiano Berto, educatore e coordinatore del progetto Gian Burrasca-. I primi 3 mesi facciamo un’attività di osservazione, dopo questo periodo l’inserimento può continuare, sempre a tempo determinato, da 6 mesi fino a un massimo di 2 anni”.
I più giovani -minorenni e ragazzi fino ai 26 anni- sono inseriti in attività di selezione e pulizia dei capi di abbigliamento che si svolgono al mattino; durante il pomeriggio Macramé ha avviato invece l’inserimento di persone adulte, che lavorano nella rigenerazione dei giocattoli. “Si tratta di persone dai 35 ai 55 anni che non hanno mai lavorato o che hanno perso il lavoro. Tutte queste persone sono inserite in borsa lavoro, pagate dai 4 ai 6 euro netti l’ora a seconda dei casi. Non si tratta di un vero lavoro, piuttosto di un momento di passaggio e formazione, che però viene riconosciuto anche dal punto di vista economico”.
Sono loro a selezionare il materiale che viene portato in bottega: “I vestiti più rovinati o i giochi rotti li dobbiamo buttare: lo scarto è del 30% circa sul totale del materiale che ci viene consegnato”, spiega Sebastiano. “Le cose buone le teniamo e le valutiamo a peso: tutti i capi di abbigliamento valgono 5 euro al chilo, tranne i jeans, che pesano di più e valutiamo in 3 euro al chilo. Il prezzo dei giochi e degli altri accessori lo decidiamo singolarmente, a seconda dello stato di usura e di come si presentano. Una volta selezionati, laviamo vestiti e oggetti con detersivi ecologici e li disinfettiamo con l’olio essenziale di timo. Poi asciughiamo, stiriamo, prezziamo ed esponiamo in bottega. Si tratta di un lavoro abbastanza impegnativo -aggiunge Sebastiano-, ma ci teniamo a fare le cose con cura, anche per vincere i pregiudizi della gente”. C’è un bel viavai di gente, mamme e bambini animano la bottega nell’orario di apertura, ma i diffidenti non mancano mai.
“Chi era già abituato a esperienze simili in altri paesi, o chi ha già fatto scelte precise per un consumo critico e consapevole, ha risposto subito positivamente all’apertura dello spaccio: queste persone preferiscono acquistare un oggetto ‘rigenerato’ piuttosto di uno nuovo per principio -dice Sebastiano-. Ma dobbiamo lavorare ancora molto per vincere i pregiudizi delle persone che non sono abituate al riuso: si tratta prima di tutto di un cambiamento culturale”.

Per incontrare Gian Burrasca
La bottega Gian Burrasca è ricavata nella sede della cooperativa Macramè a Cannaregio 2607, a Venezia. Per una maggiore visibilità, dal maggio 2008 è stato aperto in città un vero e proprio negozio, riservato alla vendita, dietro campo Santa Fosca in calle Sancana (Cannaregio 2433). Qui, oltre agli abiti, i giochi e gli accessori “rigenerati” si trovano anche magliette in cotone bio del commercio equo prodotte nel carcere di Venezia dalla cooperativa sociale Rio Terà dei Pensieri, detersivi ecologici alla spina della linea Officina Naturae e  articoli realizzati da Macramé con tessuti provenienti dalla Sierra Leone. La bottega è aperta dal lunedì al venerdì mattina, (9-12,30) e i pomeriggi dal lunedì al mercoledì (14-17). Il negozio a Santa Fosca è invece aperto per poche ore al giorno, grazie ad alcuni volontari. Info e contatti: tel. 041-71.65.13, info@coopmacramevenezia.it, www.coopmacramevenezia.it

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