Altre Economie

Autarchia, misura extralarge

Riprendere il filo della propria manualità: esce “Sarto subito!”, un libro per far da sè abiti e accessori

Tratto da Altreconomia 130 — Settembre 2011

Che fine ha fatto il sarto? Fino a un paio di generazioni fa non mancava in nessun condominio. Tutte le donne -senza eccezione- imparavano dalle mamme e dalle nonne a cucire, rammendare e riadattare gli abiti. Ogni abito era fatto su misura e rappresentava un bene prezioso, che spesso si tramandava tra generazioni. Alzi ora la mano chi -uomo o donna nato dopo gli anni Sessanta- è in grado di prendere con disinvoltura ago e filo. Che cosa è successo? Perché non si tramanda più questo sapere manuale? Secondo dopoguerra, anni del boom economico. È il 1947 quando Christian Dior sconvolge il mondo dell’eleganza, con una collezione che passerà alla storia come New Look: l’abito diviene simbolo di prosperità e strumento di affermazione sociale. Le grandi case di moda cominciano a pensare un metodo di “confezione” che possa “vestire la massa”.
Ma ogni persona è diversa da un’altra per forme e misure: come fare a meno del sarto? Gianni Marangoni, storico modellista italiano, nell’intervista che apre Sarto subito! (vedi box sotto) racconta l’invenzione della taglia. “Il pret-a-porter fu questo: le donne cominciarono a voler provare subito l’abito, in negozio. Un giorno il gruppo Marzotto ci chiese di fare dei cartamodelli, ma per donne comuni, non per indossatrici. Era un’assoluta novità. Allora io e mio padre ci siamo messi a studiare il corpo delle donne, osservandone l’evoluzione negli anni. Abbiamo preso qualche insegnante, le allieve, una parente -quelle che capitavano-, e le abbiamo ‘schedate’. Età, altezza era facile. Per misurare il resto ecco come andava: stanza, costume da bagno, faro tipo ‘Inquisizione’ puntato sempre nello stesso punto, foglio per terra con i piedi disegnati dove doveva mettersi, ombra proiettata sul muro, dove c’era un altro grande foglio. Messa di profilo, di fronte, poi matita colorata e bastoncino (per non toccarle!) per rilevare le varie conformazioni. Poi si passava a stilare da quei numeri tabelle e grafici: roba da suicidio, senza computer. Ma alla fine ci siamo riusciti”. Era nato il sistema delle taglie, che oggi impera nei negozi. Ma se la 46 rappresenta una svolta, comporta negli anni la perdita di un sapere. “Man mano -prosegue Marangoni- si è abbandonata la possibilità di dire ‘me lo faccio io’. Si è persa la manualità, e atrofizzata anche quella parte del cervello che ti dava la possibilità di ragionare, di intervenire sul vestito e modificarlo. Oggi ti tocca subire quello che ti offrono”.
Sarto subito! riparte da qui: oggi troviamo tutto negli scaffali del negozio sotto casa. La fast fashion, una miscela diabolica di materiali di scarsa qualità e imposizione mediatica dei cambi di trend, propone 10-12 collezioni all’anno, provoca la perdita di ogni valore d’uso dell’abito, l’obsolescenza di abiti e stili che spinge ad acquisti compulsivi. E per generare tanta abbondanza vengono sfruttate in maniera indiscriminata risorse naturali e manodopera a basso costo dei Paesi in via di sviluppo.
Questo libro propone di re-imparare a fare da soli: a cucire, rammendare o fare un orlo, ma anche realizzare modelli-base semplici ma gratificanti. Ci dà la possibilità concreta di reagire a questo corto circuito e di sperimentare una nuova dimensione nella quale rivalutare il tempo, come risorsa primaria, contribuisce a creare un mondo più sostenibile, ci svincola dalle dinamiche del consumismo.
Per indossare un’autarchica XXL.

Le forbici dell’indipendenza
Beato chi sa far da sé. Un manuale unico: pratico, adatto a tutti, anche ai neofiti assoluti, e a chi non sente la “vocazione”; qui trovate la cassetta del cucito, i punti base e le istruzioni per imparare a realizzare o trasformare semplici abiti e accessori. Nadia Gozzini, autrice dei modelli, stilista e sarta per la moda e lo spettacolo vi guida, con le forbici dell’autarchia, a realizzare 10 facili modelli da creare o ricreare. Per riappropriarsi della manualità, scegliere la slow fashion, risparmiare e cambiare un po’ il mondo con ago e filo. I luoghi reali e virtuali dove imparare e ispirarsi, dalle scuole alle community on line, ai siti del “fai da te”. Perché sarti si diventa! Con gli interventi di Zoe Romano di Serpica naro e un’intervista a Gianni Marangoni che racconta l’“invenzione” della taglia. Ne scrivono -con stile- Valentina Simeoni e Alberto Saccavini, esperti di moda equa e sostenibile. Sarto subito! La rivoluzione corre sul filo: come imparare a far da sé abiti e accessori (104 pp., 5 euro). Su www.altreconomia.it; in libreria e nelle botteghe da settembre.
 

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