Esteri / Attualità

La minaccia del nuovo aeroporto di Città del Messico

Da 17 anni gli abitanti di San Salvador Atenco si battono contro l’opera da 13 miliardi di dollari, in costruzione su uno dei pochi habitat naturali non ancora divorati dall’espansione incontrollata della capitale. A fine settembre un attivista è stato assassinato. Il presidente eletto Andrés Manuel López Obrador ha convocato una consultazione a fine ottobre

Una manifestante contro il progetto del nuovo aeroporto di Città del Messico - © Pueblos Unidos Contra el Nuevo Aeropuerto

Quando ha visto demolire le case dei suoi vicini come fossero castelli di carta, Nieves Rodríguez Hernández ha pensato che non avrebbe permesso alle ruspe di buttar giù anche la sua. Ha deciso di rimanere lì, coltivando la sua terra, malgrado l’autostrada Teotihuacán-Texcoco dovrebbe passarci sopra e già circonda casa sua.
L’autostrada è un’opera complementare al Nuovo Aeroporto Internazionale di Città del Messico (NAICM), progetto lanciato dal presidente messicano Enrique Peña Nieto nel 2014 e in cui è coinvolta l’impresa Astaldi, che insieme a Proc Mina ha vinto un contratto da quasi 300 milioni di euro per la costruzione del Centro Modale di Intertrasporto Terrestre di uno scalo che darebbe servizio a 120 milioni di passeggeri l’anno.

Sono 17 anni che Nieves Rodríguez Hernández e gli altri abitanti di San Salvador Atenco si battono contro la costruzione dell’aeroporto. Già nel 2001 il governo messicano ne aveva annunciato la costruzione nell’ex bacino del lago di Texcoco, una zona rurale che segna il limite dell’immensa metropoli. La resistenza degli abitanti di Atenco riuniti nel Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra (FPDT) causò il congelamento dell’opera. La repressione dello Stato arrivò con quattro anni di ritardo: nel 2006, circa 3mila poliziotti entrarono ad Atenco per commettere uno dei più grandi crimini di Stato della storia del Messico. La gente venne prelevata di notte dalle proprie case, 202 vittime dell’operativo furono sottoposte a un trattamento “crudele, inumano e degradante” e almeno 23 donne sono state torturate sessualmente dalla polizia.

La costruzione del nuovo aeroporto è già iniziata e, mentre i principali media del Paese avvallano la tesi governativa sulla necessità di uno scalo a Texcoco, il FPDT e altre organizzazioni hanno creato la piattaforma Pueblos Unidos Contra el Nuevo Aeropuerto.
Il 28 settembre, un attivista della piattaforma è stato assassinato davanti alla porta di casa. Si chiamava Jesús Javier Ramos, era ingegnere e lottava contro le 160 miniere a cielo aperto utilizzate per estrarre i materiali di costruzione dell’opera, inquinando aria e acqua, costringendo gli abitanti a vivere nel timore che le loro case possano crollare per le vibrazioni, e a convivere con i quattro milioni di metri cubi di fango tossico che sono stati estratti finora dai cantieri.
Alcuni esperti segnalano l’esistenza anche di altri problemi. L’opera causerà difficoltà di accesso all’acqua per gli abitanti della metropoli, e si sta costruendo in una zona dove anticamente era presente un lago: il terreno non ha la stabilità necessaria per reggere tanto peso, le fondamenta potrebbero crollare e ci sono forti rischi di inondazioni.
L’ex bacino del lago di Texcoco oggi ospita 11 fiumi e sei laghi ed è una delle poche aree che non sono ancora state “mangiate” dalla crescita incontrollata di Città del Messico, che conta circa 22 milioni di abitanti considerando anche la zona metropolitana. La costruzione dell’aeroporto causerà la distruzione di questo habitat -i laghi e i corsi d’acqua verranno drenati e scompariranno i 150 mila uccelli acquatici che vi trovano rifugio- e del paesaggio millenario di un’aerea che è considerata la culla della civiltà azteca: qui è presente la città sacra di Teotihuacán, uno dei più importanti siti archeologici del Paese.
Alcuni ricercatori denunciano inoltre irregolarità e mancanza di trasparenza nel processo di assegnazione dei contratti legati alla costruzione dell’aeroporto e dell’Aerotrópolis, un complesso urbano di lusso che verrà costruito ai suoi margini. “Di 292 contratti, solo 30 sono stati assegnati attraverso un concorso pubblico”, afferma Julieta Lamberti dell’organizzazione Proyecto Poder. “Il 90% è stato assegnato senza gara d’appalto”.

© Pueblos Unidos Contra el Nuevo Aeropuerto

La persona che più sta beneficiando di questi contratti è il messicano Carlos Slim, uno degli uomini più ricchi del mondo che, attraverso del gruppo finanziario INBURSA, finanzia anche buona parte del prestito per la costruzione dell’opera, che gli verrà completamente ripagato con denaro pubblico. A causa delle critiche e degli ingenti costi -si stima che si spenderanno più di 13 miliardi di dollari-, il presidente eletto Andrés Manuel López Obrador, che entrerà in carica il 1 dicembre, ha convocato una consultazione pubblica che si svolgerà tra il 25 e il 28 ottobre, e che non avrà valore legale. Alla popolazione messicana verrà chiesto se vuole continuare la costruzione dell’aeroporto a Texcoco o se preferisce vengano modernizzati gli aeroporti attuali di Città del Messico e Toluca, e che venga ampliata la base aerea militare di Santa Lucia.

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