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#acquabenecomune e tariffe inadeguate a due anni dal referendum

Federutility organizza a Firenze un convegno, chiamando a raccolta il fronte dei "privatizzatori". Tra i temi affrontati, anche la possibilità di destinare risorse per investimenti sulla rete tramite la fiscalità generale. È -da anni- la richiesta del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, che a Firenze ha protestato: "Risorse pubbliche per gestori pubblici"

La nuova tariffa del servizio idrico è stata oggetto di un convegno, che si è tenuto oggi a Firenze, ospitato dal Comune nella sede istituzionale di Palazzo Vecchio. A organizzarlo Federutility, la federazione delle aziende che gestiscono servizi pubblici locali, e almeno dal programma un appuntamento dedicato agli "addetti ai lavori".

Secondo il Forum italiano dei movimenti dell’acqua, però, "dietro una convocazione tecnica e asettica, si nasconde un patto politico che parla ancora una volta di come costruire profitti per gli interessi privati e come evitare e sovvertire l’indicazione venuta dal basso, dai cittadini, nei territori, contro la privatizzazione del servizio idrico e della difesa dell’acqua come bene comune. A partire dalla nuova tariffa dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG) che nasconde sotto altro nome la remunerazione del capitale".

Il Forum ha analizzato l’elenco dei relatori, dove oltre chi organizzava (Federutility) hanno partecipato Franco Bassanini, già presidente del comitato per il no ai 2 referendum del 12 e 13 giugno 2011, nonché presidente di Cassa depositi e prestiti, banca pubblica che ha sempre sostenuto i servizi locali e che, oggi privatizzata, sostiene tutte le maggiori speculazioni e privatizzazioni su quegli stessi servizi; il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, il sindaco che ha privatizzato i trasporti fiorentini e unico nel suo ATO ad aver votato a favore della nuova tariffa dell’AEGG; il neo-sottosegretario alle Infrastrutture, Erasmo D’Angelis, fino a qualche giorno fa presidente dell’azienda idrica fiorentina, Publiacqua, una delle prime ad esser stata privatizzata, ed oppositore dei referendum.

Secondo il Forum, "una buona occasione per rafforzare la posizione in difesa della nuova tariffa AEEG e per riaprire l’offensiva sulla gestione dell’acqua e più ingenerale sull’opportunità delle privatizzazioni dei servizi pubblici. Vogliamo chiarire da subito -spiega il comunicato stampa- che sappiamo quello che stanno progettando e ricordargli che 27 milioni di italiane e italiani hanno votato e hanno espresso chiaramente la loro volontà. Ma sopratutto vogliamo ricordare che il movimento per l’acqua è mobilitato in tutta Italia per l’acqua pubblica e partecipata, da anni, in maniera radicata e radicale e continuerà la mobilitazione per dire che l’acqua non si vende, l’acqua si difende… e si ripubblicizza!".

Per questo, il Forum toscano dei movimenti per l’acqua ha accolto i relatori "anti referendum" sotto Palazzo Vecchio, mentre dal consesso è emerso quanto segue (ricopiamo il comunicato di Federutility):

"La tariffa per l’acqua si delinea, finalmente, ma ora devono parlare i numeri e le regole". Potrebbe essere  questa la sintesi che accomuna tutti gli attori del sistema idrico nazionale che per la prima volta hanno analizzato stamattina a Firenze il metodo tariffario transitorio proposto dall’autorità per l’energia ed il gas.

"Da fine giugno lo Stato dovrà far fronte a centinaia di milioni di euro di sanzioni dall’Unione Europea sul tema della depurazione – ha ricordato il sottosegretario alle infrastrutture Erasmo D’Angelis – multe che andranno dai 20 mila ai 700 mila euro al giorno! Dobbiamo evitare questa figuraccia mondiale, paragonabile a quella dei rifiuti a Napoli. Due italiani su dieci non sono collegati ad una fogna e tre su dieci non sono collegati ad un depuratore. L’acqua è un bene comune e universale, quindi non può più essere rimosso dalle politiche economiche nazionali".

Di instabilità normativa, di impossibilità di garantire i 4,5 miliardi di euro l’anno necessari, di paragoni con le realtà internazionali e dei possibili effetti del nuovo metodo tariffario, hanno parlato stamani a Firenze Erasmo D’Angelis (Sottosegretario alle Infrastrutture), Guido Bortoni (Presidente dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas), Bernardo Bini Smaghi (Cassa Depositi e Prestiti), Corrado Santini (F2i), Lars Anwandter (Bei) e Adolfo Spaziani (Direttore generale di Federutility).
 

“Per far fronte agli investimenti del settore idrico (oltre 65 mld nei prossimi 30 anni), il governo scelga come finanziare le opere: tasse, trasferimenti o tariffe”. È questo l’appello Adolfo Spaziani, direttore generale di Federutility – la federazione dei Gestori idrici italiani. Al convegno è stato presentato il dossier di Federutility sugli investimenti attesi, in particolare quelli direttamente connessi con la tutele della risorsa idrica e dell’ambiente.

È il fronte della depurazione, infatti, quello di maggiore allarme, a causa della condanna da parte della Corte di Giustizia Ue per il mancato trattamento dei reflui urbani. Le sanzioni previste possono arrivare a 714.240 euro al giorno, ad una multa secca in base al Pil (che per l’Italia potrebbe essere di 9.902.000 euro) e alla sospensione dei finanziamenti europei.

È proprio per scongiurare il rischio di queste sanzioni che Federutility chiede al governo che si inserisca stabilmente nei piani di programmazione pluriennali e nei documenti economici quale sarà la proporzione tra tasse, trasferimenti e tariffe nella copertura degli investimenti del servizio idrico.

Si tratta del metodo europeo (EUREAU), che prevede la copertura dei costi dei servizi pubblici attraverso le tasse (indipendentemente dal consumo idrico e dalla composizione del nucleo tariffario); i trasferimenti (dall’Ue, dallo stato e dagli enti territoriali, con condizioni di erogazione per area e caratteristiche progettuali); o tariffe (direttamente collegate al consumo e al servizio reso, in quanto corrispettivo).

Il dossier sugli investimenti di Federutility (basato su una ricognizione dei 34 maggiori gestori idrici) mostra che l’ammontare complessivo degli investimenti che possono essere messi immediatamente in cantiere  è di 4.569.145.981 euro divisi come segue:
 

–          1.803.066.106 euro per le aziende del Nord Italia (corrispondente al 39% del totale);

–          938.403.211 euro per le aziende del Centro Italia (corrispondente al 21% del totale);

–          1.827.676.644 euro (per le aziende del Sud Italia (corrispondente al 40% del totale).

Il numero totale di interventi corrispondenti è 628, diviso come segue (Fig. in coda):

–          74 interventi previsti dalle Aziende del Nord Italia (corrispondente al 12 % del totale);

–          160 interventi previsti dalle Aziende del Centro Italia (corrispondente al 25 % del totale);

–          394 interventi previsti dalle Aziende del Sud Italia (corrispondente al 63 % del totale).

I dati sono riassunti nella tabella sottostante, da cui emerge in sostanza che la maggior parte degli investimenti necessari sono concentrati sulla manutenzione e sulla costruzione di nuovi impianti di fognatura e depurazione, soprattutto nel Mezzogiorno.

Anche il Forum italiano dei movimenti dell’acqua chiede da tempo di tornare a finanziare gli investimenti sul servizio idrico integrato tramite la fiscalità generale. Ma secondo i movimenti "tasse e trasferimenti" non possono essere destinati, come chiede Federutility, a gestori pubblici e privati, in modo indiscriminato e senza tener conto del referendum.
 

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