Ambiente / Attualità

A Torino doppio appuntamento per gli attivisti del clima

Dal 25 al 29 luglio centinaia di giovani da tutta Europa si danno appuntamento nel capoluogo piemontese per il meeting di Fridays for future e il Climate social camp. Tra dibattiti, incontri e momenti dedicati alla socialità

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Dal 25 al 29 luglio, centinaia di giovani attivisti per il clima si ritroveranno a Torino per un doppio appuntamento che mette al centro l’emergenza climatica: da un lato l’assemblea europea di Fridays for future, dall’altro il Climate social camp. “Ad aprile 2019, al termine del nostro ultimo meeting europeo che si è svolto in presenza, Torino era stata scelta per organizzare l’appuntamento successivo, che però è stato rinviato per ben due volte a causa della pandemia da Covid-19”, spiega Filippo Savio di Fridays for future Chieri (Comune alle porte del capoluogo piemontese) e che fa parte del comitato organizzatore.

A questo importante appuntamento sono attesi circa 500 delegati provenienti da tutto il continente che si ritroveranno negli spazi del Campus Einaudi dell’Università dei Torino dove si svolgeranno incontri, tavole rotonde e dibattiti. Primo obiettivo: far comprendere alle persone che il cambiamento climatico non è un problema che li interesserà in futuro, ma è già qui. “L’Italia è un hotspot climatico e Torino è una città in cui tutto questo è drammaticamente evidente -spiega Elena Traverso, del comitato organizzatore-. Il fiume Po è in secca, la Regione Piemonte è in allerta siccità, i ghiacciai si stanno fondendo. Per non parlare del fatto che a Torino si registrano ogni anno circa 900 decessi a causa della cattiva qualità dell’aria”. Il secondo punto su cui si concentreranno i dibattiti e gli incontri è la programmazione dei prossimi appuntamenti, a partire dallo sciopero globale per il clima (in cui milioni di ragazzi in tutto il mondo torneranno per strada per far sentire le proprie istanze ai decisori politici di tutto il mondo) e dalla Cop27 in programma in Egitto dal 7 al 18 novembre.

Negli stessi giorni in cui si svolgerà il meeting di Fridyas for future, all’interno del parco della Colletta è in programma il Climate social camp: un grande evento che a dibattiti e incontri affiancherà concerti, eventi sportivi e momenti dedicati alla socialità. “Dopo due anni e mezzo di pandemia, con tutto quello che ha comportato in termini di isolamento e perdita di relazioni il campeggio vuole essere una risposta -spiega ancora Traverso-. A riguardo, siamo consapevoli dell’aumento dei contagi e faremo di tutto per cercare di mantenere un ambiente il più sicuro possibile”. A differenza degli incontri di Fridays for future (ai quali nella maggior parte dei casi possono partecipare solo i delegati) le iniziative del Climate social camp sono aperte a tutta la cittadinanza e sono state organizzate in collaborazione con realtà molto diverse e -solo apparentemente- lontane dai temi dell’emergenza climatica: i collettivi femministi e universitari, Non una di meno, Mediterranea saving humans, il collettivo di fabbrica della Gkn, Ecologia politica, Acmos, Gastivists e Greenpeace. Acqua, migrazioni, agroecologia, risorse energetiche, diritti dei lavoratori, antispecismo sono  alcuni dei molti temi di cui si parlerà durante il camp.

“Abbiamo la necessità di sviluppare un pensiero e un agire ecologico nella sua totalità, che sappia cogliere le crisi nella crisi -si legge nel documento di presentazione dell’evento-. Abbiamo bisogno di dialogare con persone, gruppi, collettivi e storie differenti che raccolgono e restituiscono, attraverso prospettive diverse, i danni che questo sistema socio-economico produce. La crisi eco-climatica è una crisi sociale, migratoria ed economica che colpisce in modi e intensità diverse le diverse fasce di popolazione, prime fra tutte le categorie oppresse: popoli del Sud del mondo, le classi sociali più povere, le persone migranti, le donne, le persone LGBTQI+, le persone con disabilità”.

“Vogliamo che nascano quanti più contatti possibili tra le diverse realtà che parteciperanno al campeggio”, dice Traverso. Il Climate social camp di Torino si candida dunque a essere l’evento di attivismo più importante di un’estate duramente segnata da fenomeni estremi. “Uno dei nostri obiettivi vuole essere quello di costruire rapporti con le diverse reti ecologiste italiane e straniere -spiega Filippo Savio-. Attraverso queste reti vogliamo poi lavorare per costruire le iniziative che si svolgeranno in autunno, a partire dallo sciopero globale per il clima in programma il 23 settembre e in vista della Cop27 di Sharm el Sheik”.

“È positivo e molto importante il fatto che tante realtà diverse si incontrino e lavorino assieme verso un obiettivo comune: abbiamo solo otto anni per arginare in modo significativo la crisi climatica. L’unico modo che abbiamo per contrastare le cento aziende responsabili del 71% delle emissioni di gas serra è stare assieme, fare rete per contrastare questa egemonia e questa capacità di lobby”, conclude Giorgio Brizio di FFF.

Ma perché un ragazzo dovrebbe lasciare il mare o una vacanza in montagna per trascorrere una settimana in tenda a Torino a parlare e sentire parlare dell’emergenza climatica? “Perché sarà un evento comunitario, con la possibilità di trascorrere molto tempo con i propri coetanei, anche ascoltando un concerto alla sera -spiega Filippo Savio-. Non dobbiamo poi dimenticare che tra i miei coetanei la preoccupazione per quello che sta succedendo è molto forte e venendo al camp si possono trovare risposte a possibili dubbi, ma anche capire come si sono organizzati gli altri nella lotta al cambiamento climatico e per prendere iniziativa sul proprio territorio”. Il Climate social camp è auto-organizzato e auto-finanziato attraverso una campagna di crowdfunding. Il programma dell’evento è disponibile a questo link e sul sito.

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