Ambiente

A Padova un nuovo ospedale, in project financing

La Regione Veneto -nonostante i casi negativi di Santorso e Mestre- scommette ancora sulle strutture costruite e gestite dal privato, già stigmatizzate dalla Corte dei Conti. A gennaio 2013 l’inchiesta di Ae che spiega come le nuove strutture per cui le Asl s’impegnano a pagare un canone siano un limite di fronte alla crisi del sistema sanitario italiano

Ancora un ospedale in Veneto. E verrà realizzato, probabilmente, in project financing. Lo annuncia la Regione, spiegando che "il gruppo tecnico istituito per la stesura dell’accordo per la realizzazione del nuovo Ospedale di Padova ha concluso oggi (4 aprile, ndr) i suoi lavori approvando all’unanimità e siglando un testo che definisce le azioni di competenza di ciascun ente sottoscrittore".

Il costo totale dell’investimento è stimato in oltre 643 milioni di euro, di cui 318 milioni di finanziamento pubblico, anche utilizzando i fondi Cipe “ex articolo 20” per l’edilizia sanitaria. Rispetto al totale, 410 milioni costituiranno il costo di costruzione, 132 milioni il costo per attrezzature e attivazione, a 55 milioni ammonteranno le spese generali, più Iva.
Si allungherebbe, così, l’elenco delle Asl legate a doppio filo con imprenditori privati, per contratti che -secondo l’analisi della Bocconi di cui abbiamo dato conto nella nostra inchiesta "Il peso degli ospedali"– ammontavano già nel novembre 2012 ad almeno 2,7 miliardi di euro di investimenti aggiudicati in 7 diverse Regioni, il 62% dei quali in Lombardia e Veneto.

Del tavolo tecnico che ha deciso il futuro dell’ospedale di Padova fanno parte la Regione, l’Azienda Ospedaliera di Padova, il Comune e la Provincia di Padova, l’Università e l’Istituto Oncologico Veneto – IOV.

"Il documento -spiega il comunicato stampa della Regione Veneto- sarà ora sottoposto al vaglio del presidente della Regione Luca Zaia, il quale provvederà alla convocazione dei vertici degli Enti interessati per la firma ufficiale.
Per quanto riguarda le procedure per la realizzazione della struttura, l’accordo prevede che si valuti prioritariamente la proposta di project financing a iniziativa privata già pervenuta, per l’eventuale dichiarazione di pubblico interesse. Nella valutazione dello strumento realizzativo si applicherà la metodologia del cosiddetto ‘value for money’, ovvero un’analisi comparata della proposta rispetto ad altre modalità procedurali o finanziarie.
Nell’ambito dell’accordo è tra l’altro previsto che Comune e Provincia adottino tutte le modifiche indispensabili ai loro strumenti urbanistici, viabilistici e relativi all’accessibilità.
Gli enti si assumono l’impegno di predisporre un piano di valorizzazione e dismissione delle strutture che saranno dismesse non appena il nuovo ospedale sarà operativo.
La stazione appaltante sarà l’Azienda Ospedaliera, la quale si impegna tra l’altro a valutare la sostenibilità dei costi del canone di concessione e la durata del project".

Un mese fa, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia aveva ricevuto una missiva di Flavio Magarini e Giuseppe Cicciù, della segreteria regionale di Cittadinanzattiva, che a nome del "Coordinamento veneto dei Tribunali del malato" evidenziavano che "con il project financing, i cittadini di Schio, di Thiene e di Mestre sono stati espropriati dei loro ospedali che sono diventati, a tutti gli effetti, proprietà di un gruppo di privati".

Nella nostra inchiesta, abbiamo descritto brevemente la situazione del nuovo ospedale dell’Alto vicentino (quello di Schio), localizzato a Santorso. Dove le criticità dei project financing emergono per questioni marginali, il parcheggio a pagamento. L’ospedale inaugurato a febbraio 2012 è stato realizzato da Summano Sanità (tra gli altri ne sono soci Impresa di costruzioni Ing. E. Mantovani, Palladio finanziaria, Cooperativa muratori e bracciati di Carpi).

Magarini e Cicciù nella lettera chiedono a Zaia "se nel programma della giunta regionale è prevista la possibilità di ridefinire i contratti di project financing già stipulati con i privati, e se i nuovi ospedali previsti nei piani di intervento verranno costruiti con risorse pubbliche o ricorrendo ancora a progetti capestro con danno per le risorse pubbliche. Se non si debba agire e velocemente sulla rete ospedaliera per generare risparmi sostanziali per eliminare le sacche di improduttività".

Anche perché già la Corte dei Conti del Veneto ha espresso le proprie preoccupazioni per la sostenibilità del sistema sanitario veneto a casa dei project financing ospedalieri. Ne abbiamo dato conto nel novembre 2011 nell’inchiesta su Cofely, la società del gruppo Gdf Suez attiva nel settore in Italia. Cofely, scrivevamo, "è impegnata nel progetto per il nuovo ospedale ‘All’Angelo’ di Mestre (Ve), che per la sezione regionale della Corte dei Conti è ‘motivo di preoccupazione’ per la sostenibilità del sistema sanitario veneto. La causa è ‘l’esplosione dei costi nel conto altri oneri finanziari (17,6 milioni, +67,6% rispetto al 2008, +1855,6% nel triennio), riconducibili a canoni e accessori per la gestione in regime di project financing dell’ospedale, direttamente gestito dall’Asl 12 Veneziana (17,1 milioni circa). Costi destinati a pesare sugli equilibri finanziari della sanità veneta’.

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