Ambiente

A due mesi dal referendum

 Si mette in moto la macchina della controinformazione di chi vuole la privatizzazione dei servizi idrici integrati. Ma mentre i politici parlano per lo più a caso, i manager affilano le armi e delineano le strategie

Tratto da Altreconomia 126 — Aprile 2011
Mancano due mesi al voto sui referendum contro la privatizzazione del servizio idrico integrato
 
Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha deciso infatti che gli elettori saranno chiamati a decidere sui due quesiti il prossimo 12 giugno (quel giorno gli elettori troveranno anche le “schede” su nucleare e “legittimo impedimento”). Con l’avvicinarsi della scadenza elettorale, è entrata nel vivo la campagna dei contro-referendari. L’8 marzo, a Roma, la società di comunicazione e lobby Utopia lab -in collaborazione con il Settore enti locali del Popolo della libertà (Pdl) e con la multinazionale francese Veolia- ha promosso presso la Camera dei Deputati un convegno dal titolo “Acqua, Bene pubblico e servizi di qualità”. Tra i relatori, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lombardia, i ministri Renato Brunetta (Pubblica amministrazione) e Altero Matteoli (Infrastrutture), l’ex ministro Andrea Ronchi (Politiche comunitarie). 
 
Brunetta ha attaccato i referendari, affermando che “raccontano balle”, perché “nessuno vuole privatizzare l’acqua”. Chi non nasconde la testa sotto la sabbia è invece il presidente di Acea Roma (e di Confservizi, la confederazione delle aziende di servizi) Giancarlo Cremonesi, che al minuto 5.01 del suo intervento (lo trovate su youtube scrivendo “Convegno Pdl/Veolia_Cremonesi.m4v”, a cura di Jaroslava Colajacomo di playapart.it) dice che “i servizi devono essere privatizzati”. 
 
“Il sistema attuale -ha spiegato Cremonesi all’uditorio- di captazione, depurazione non è da Paese particolarmente civile; la nostra depurazione è sanzionata dall’Unione europea. Chi vuole conservare questo stato di cose -ha chiosato il presidente della multiutility romana, la prima azienda del servizio idrico integrato in Italia per numero di abitanti serviti- vuole chiudere gli occhi e ritenere che ci possa essere uno Stato statalista che a tutto bada”, ricorrendo alla fiscalità generale.  
 
Le parole (inutili) di Brunetta e quelle (sincere) di Cremonesi dimostrano che ascoltare i politici parlare di servizio idrico integrato non serve a niente, meglio far parlare i manager. 
 
Quelli delle maggiori aziende italiane del settore erano riuniti a Milano, a fine febbraio, per partecipare alla tavola rotonda promossa dall’“Osservatorio sulle alleanza e le strategie nel mercato pan-europeo delle utilities”, un’iniziativa di Agici-finanza d’impresa e della società di consulenza accenture. 
Insieme a Cremonesi, sono intervenuti anche Bazzano di Iren, Tomasi di Hera, Rossetti di A2a, Pasquali di Linea Group Holding, Monteforte dell’Acquedotto pugliese. Hanno discusso una relazione di Carlo Michelini, Chief Investment Officer di F2i, il Fondo italiano per le infrastrutture che con un portafoglio gonfio di quasi 1,9 miliardi di euro guarda con attenzione al settore (Ae, sul numero 124, ha definito F2i il “fondo onnivoro”). Michelini è venuto a spiegare “il ruolo dell’invesment fund nello sviluppo dei servizi pubblici locali”: di fronte alle condizioni finanziarie critiche degli enti locali, all’estrema difficoltà nel reperire fondi per manutenere le infrastrutture esistenti e finanziare nuove opere, F2i potrebbe aiutare le istituzioni disposte a cedere quote di controllo a liberare “risorse e capitali da investire in settori non regolamentati”. 
 
“F2i punta ad ottenere quote di maggioranza, coinvolgendo il sistema finanziario nazionale e locale nelle società di gestione, favorendo processi di aggregazione. Vogliamo poter essere ricordati come il fondo che ha permesso la creazione di importanti campioni nazionali” ha ricordato Michelini, che ha metaforicamente occupato un posto che -nel convegno dell’Osservatorio dello scorso anno- ospitava il presidente di Cassa depositi e prestiti (Franco Bassanini) e il vicepresidente di Unicredit (Fabrizio Palenzona), due soggetti tra i promotori di F2i. Nella tavola rotonda che ha fatto seguito all’interno di Michelini, Roberto Bazzano, che è presidente di Federutility e del gruppo piemontese-ligure-emiliano Iren, l’unico del settore ad avere già “affari in corso” con F2i, ha spiegato che l’azione dei fondi è importante per favorire fusioni ed integrazioni, che sono “il mezzo più rapido per portare le aziende a dimensione sovracomunale” e per renderle “meno dipendenti dalle esigenze specifiche di ogni singolo Comune” socio. Queste ultime, però, sono -a senso- anche quelle del cittadino. 

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia