Ambiente

A chi vanno i soldi dell’Ue

Il programma europeo Life finanzia progetti per la sostenibilità. L’Italia fa incetta di fondi, che finiscono anche a multinazionali. Sono 48 i progetti italiani finanziati nel corso del 2011 dal programma Life, “l’unico strumento finanziario pluriennale dell’Unione europea sui temi dell’ambiente”. Quest’anno ai progetti presentati dai proponenti italiani sono toccati in dote ben 49,7 milioni di euro, il 231% in più rispetto al budget che avrebbe dovuto essere destinato al nostro Paese secondo le informazioni diffuse dalla Commissione europea. 

Tratto da Altreconomia 133 — Dicembre 2011

Quando, in crociera su una nave Costa, noterete un efficiente e innovativo sistema di raccolta dei rifiuti, non meravigliatevi. Dovrete, anzi, esserne orgogliosi: perché saranno il frutto del progetto “Sustainable Cruise”, cui i cittadini dell’Unione europea hanno contributo con un finanziamento di 1,31 milioni di euro, pari alla metà del budget del progetto.
Se, invece, dovrete ormeggiare la vostra barca lungo il Mar Tirreno, scegliete il nuovo porto turistico di Anzio. Grazie al progetto “LCA4PORTS”, finanziato dall’Unione europea, Capo d’Anzio spa ha sviluppato l’intervento “come modello di riferimento per la valutazione del ciclo di vita (di un porto turistico, ndr) e per l’eco-design”. Il tutto per la modica cifra di 485mila euro e spicci, e poco importa se Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, parlando del progetto di Capo d’Anzio spa dice: “Sarebbe irragionevole parlare di sostenibilità quando parliamo di una struttura del genere”.
“Sustainable Cruise”, la crociera sostenibile, e “LCA4PORTS”, il ciclo vitale dei porti, sono due dei 48 progetti italiani finanziati nel corso del 2011 dal programma Life, “l’unico strumento finanziario pluriennale dell’Unione europea sui temi dell’ambiente”, come spiega Stefania Betti, esperta della direzione Sviluppo sostenibile, clima ed energia del ministero dell’Ambiente. Quest’anno ai progetti presentati dai proponenti italiani sono toccati in dote ben 49,7 milioni di euro, il 231% in più rispetto al budget che avrebbe dovuto essere destinato al nostro Paese secondo le informazioni diffuse dalla Commissione europea.  
Per capire meglio cosa sia Life, però, basta sfogliare il quaderno della meraviglie, un librone virtuale di 187 pagine e si chiama Il successo del programma Life Ambiente in Italia. Chiunque può scaricarlo dal sito del ministero dell’Ambiente, e utilizzarlo per fare un bilancio di cos’ha rappresentato nel nostro Paese, negli ultimi vent’anni,
Life (nel frattempo diventato Life Plus, cioè Life +) a maggio del prossimo anno festeggerà il proprio ventesimo anniversario. Per l’occasione, il programma Ue si è regalato un nuovo sito internet www.life20.eu, da cui lancia un invito ad “aiutare Life a celebrare” questo compleanno, inviando foto e (brevi) descrizioni dei progetti. Noi di Ae abbiamo deciso di partecipare: ecco le nostre cartoline dall’“Italia Life Plus”.
Le prime due sono un po’ sfocate, perché i nostri interlocutori non hanno accettato l’inquadratura, non hanno risposto alle nostre domande. Ci teniamo, però, a pubblicarle lo stesso. Perché i beneficiari si chiamano Dow AgroSciences Italia e Procter & Gamble Italia. La prima è una multinazionale attiva nel settore della chimica che nel secondo trimestre del 2011 ha fatturato 16,05 miliardi di dollari, per 1,07 miliardi di utile. Life ha finanziato il progetto “PURA4IPM”, cui ha destinato un contributo di 542mila euro (su 1.084.498 euro) per la dimostrazione di nuovi approcci per combattere una mosca chiamata carpocapsa del melo, un insetto assai dannoso, capace di distruggere fino all’80% dei semi della piante da frutto.
In particolare, nella sperimentazione verrà utilizzata una cera frutto di un mix tra feromoni e insetticida. Ne sapremo qualcosa di più dopo il 28 febbraio del 2015. Nel frattempo, non c’è nemmeno un sito internet dedicato. Procter & Gamble Italia, invece, grazie ad un generoso contributo pubblico (1,45 milioni di euro, il 29,5% di un progetto con budget stimato di 4,9) svilupperà “nuove tecnologie e materiali assorbenti per assorbenti femminili” più leggeri, e quindi in grado di generare meno rifiuti. Il progetto si chiama “Sustabs”, e si baserà sull’introduzione di un super absorbent polymer. Procter & Gamble, 78,9 miliardi di dollari di fatturato nel 2010, ringrazia i contribuenti europei.
Pubblico o privato, infatti, per “Life +” non fa differenza: “Non c’è un criterio di esclusione -spiega Stefania Betti-: Life è aperto a tutti. Tra i beneficiari ci sono Comuni, Province, Regioni ma anche piccola e grande impresa. Basta aver sede legale in Europa. La Commissione indica i criteri di selezione in una ‘Guida alla valutazione’. Viene premiato il valore aggiunto europeo, ovvero quei progetti che possono essere replicabili in altri Paesi membri”.
Torniamo in crociera: Sustinaible Cruise “è il primo progetto presentato da Costa Crociere come capofila -spiega Maria Chiara Barabino, responsabile del progetto Life+ per l’azienda-. È frutto del lavoro di un’area che all’interno di Costa si occupa di finanziamento. Oltre alla ricerca rivolta alla formazione interna, per i dipendenti, da un paio d’anni abbiamo allargato lo spettro di ricerca di fondi. Per noi il tema ambientale è un fiore all’occhiello, in particolare per quanto riguarda la gestione dei rifiuti a bordo”. Laura Cedrini seguirà la realizzazione del progetto a bordo delle navi: “Anche quando a bordo facciamo il 100% di raccolta differenziata, è difficile destinare i rifiuti ad un effettivo recupero, quando questi vengono consegnati nei porti. Tra i partner del progetto c’è MedCruise, la rete tra i porti del Mediterraneo, per studiare modalità di coordinamento. Inoltre, abbiamo scelto come nave ‘pilota’ la Costa Pacifica, che ha diverse gemelle. L’obiettivo, infatti, è la replicabilità su ampia scala”. Il progetto, racconta Cedrini, permetterà a Costa -2,9 miliardi di euro di fatturato e 2,15 milioni di ospiti nel 2010, “il più grande gruppo turistico italiano e la compagnia n. 1 in Europa” come si legge sul sito aziendale- di “guardare  al ciclo dei rifiuti dall’inizio alla fine, sorvegliare, analizzare, proporre attività volte a ridurre i rifiuti in entrata”. In particolare, “ci focalizzeremo su due flussi di rifiuti: cibo prodotto a bordo, carta e cartone, imballaggi”, pari al 70% dei rifiuti prodotti a bordo.
I 791 fortunati che ormeggeranno ad Anzio, invece, potranno lasciarsi cullare dalle onde in sonni sostenibili: il porto è stato costruito secondo “sistemi di gestione dei cantieri sostenibili”, spiega Giacomo Cozzolino. Capo d’Anzio spa è partecipata al 61% dal Comune di Anzio e al 39% da Italia Navigando spa (società controllata dal ministero del Tesoro, vedi Ae 114): indica Cozzolino come responsabile del progetto. Lui, però, spiega di aver semplicemente realizzato una consulenza per la stesura del progetto. Esperto di valutazione d’impatto ambientale, lavora per Setin (Servizi Tecnici Infrastrutture) ma è, soprattutto, cittadino di Anzio. Ha promosso la linea di finanziamento al sindaco e al direttore tecnico, è convinto che l’impatto ambientale e la sostenibilità delle opere pubbliche “vengano vissute come un freno allo sviluppo”, ma non è così. Ad Anzio, ad esempio, i riempimenti verranno realizzati riciclando gli inerti, in modo da di ridurre il quantitativo di rifiuti speciali conferiti in discarica.
Tutto molto bello, se non fosse che il porto andrà a quadruplicare (791 posti barca più 394 contro i precedenti 200), raddoppiando la superficie interessata dalle strutture. I numeri del porto stanno in un rapporto di Legambiente Lazio: per quanto riguarda il bacino esistente, il progetto prevederebbe l’occupazione di 136mila metri quadri di specchio acqueo, 38mila metri quadri per la nautica da diporto, 44mila metri quadri per il cosiddetto waterfront, 475 parcheggi a servizio della nautica da diporto (60% dei posti barca) e 215 parcheggi pubblici. Altri 134mila metri quadri di specchio acqueo verrebbero occupati dal nuovo bacino. “L’area interessata raddoppia -spiega Parlati di Legambiente-, senza risolvere i problemi. I pescatori, ad esempio, protestano. Perché i problemi d’insabbiamento che riguardano la flotta di pescherecci non trova soluzione. Quest’intervento è pensato esclusivamente come porto turistico”.
A questo punto, riprendiamo in mano il libro “Il successo del programma Life Ambiente in Italia”, e andando a ritroso scorriamo altre foto di famiglia.  Nella prima c’è la campagna di Sannazzaro de’ Burgondi, in provincia di Pavia. Sullo sfondo, ne abbiamo scritto a novembre 2011 su Ae, le sole torri che svettano sono quelle della raffineria Eni. Sannazzaro è “il feudo del cane a sei zampe”, che dal 2001 al 2004 ha goduto un finanziamento Ue da 1.274.000 euro per sperimentare un “abbattimento con recupero delle zolfo dai fumi del cracking a letto fluido”.
La seconda cartolina, invece, è poco comprensibile. Nelle foto, la homepage del sito internet romaperkyoto.org. Che è in thailandese. Difficilmente, perciò, i cittadini potranno utilizzarlo per capire come la città si muove per realizzare il “Piano d’azione ambientale” per il raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto nella città di Roma (nel 2012 meno 6,5% delle emissioni di CO2 rispetto al 1990), obiettivo del progetto RomaperKyoto. Il Piano è stato approvato con delibera di giunta nel marzo 2009. Il 2012, intanto, è alle porte. L’unica certezza è che l’Ue ha destinato al progetto 1.085.125 euro, il 47% del budget del progetto, il cui capofila è stato il Comune di Roma. 
Non tutto va male. Senz’altro il progetto GppNet, per la creazione di una rete per il Green Public Procurement (www.gppinfonet.it), progetto finanziato nel 2001, ha dato vita a un movimento, a un sito internet (www.forumcompraverde.it) e ad una fiera che si tiene regolarmente ogni anno, per parlare di acquisti verdi delle pubbliche amministrazioni.
C’è un ultimo caso, da prendere in considerazione. Ed è quello di progetti Life a rischio a causa di pesanti interventi infrastrutturali. Nell’area del Parco del Gran Sasso e del Parco Sirente-Velino, in Abruzzo, oggetto del “Protocollo d’intesa per il rilancio dello sviluppo e la valorizzazione dell’area aquilana”, che prevede la realizzazione di campi da golf e impianti di risalita, di cui scriviamo a pagina 33, sono in corso ben due progetti Life (“Arctos” e “Coorinata”). Riguardano la conservazione dell’habitat per l’orso marsicano e per il camoscio. —

Punti focali
L’Italia corre incontro a Life grazie al lavoro del focal point. Il ministero dell’Ambiente ospita un ufficio dedicato al programma Ue, in cui lavorano 2 persone oltre a una dirigente, la dottoressa Giuliana Gasparrini, che rappresenta l’ambasciatrice di Life in Italia (focal point, appunto). “Il successo italiano nel programma è anche dovuto all’impegno dedicato ai proponenti e alla nostra esperienza, avendo seguito anche il precedente programma Life Ambiente (1992-2006, ndr), da cui abbiamo tratto utili insegnamenti -racconta Stefania Betti-. Abbiamo capito che supportare i proponenti nella predisposizione e nello sviluppo dell’idea progettuale fosse importante per poter ottenere certi risultati. Abbiamo promosso la possibilità di incontrarci, organizzando InfoDay ma soprattutto, invitando i proponenti a venire al ministero, raccontare la loro idea, obiettivi, azioni e risultati attesi, per fare in modo che le proposte siano coerenti da un punto di vista formale e tecnico. Per il call 2011, abbiamo fatto più di 80 incontri. Credo che un processo del genere non esista negli altri Paesi” conclude la Betti, che spiega che il focal point non ha però funzioni di monitoraggio sui progetti, che sono appannaggio di Bruxelles.
Le linee di finanziamento sono tre: “Politica e governance ambientale”, “Natura e biodiversità” e “Informazione e comunicazione”. Il più gettonato, almeno in Italia, è il primo. Dal 2007 al 2013, l’Ue destina a Life+ 2,14 miliardi di euro. 244 milioni di euro il contributo stanziato nel 2010, per progetti che valgono -complessivamente- 530 milioni di euro. Info: ec.europa.eu/environment/life

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