Altre Economie

A Brescia serve un parco, non l’ennesima discarica

Da oltre 6 anni alcune amministrazioni della Bassa bresciana cercano di far riconoscere un Parco locale d’interesse sovracomunale al posto della "cava Macogna". La Provincia non ha mai risposto, autorizzando invece la creazione di una discarica sull’area. In attesa del giudizio del TAR, Comuni e comitati si stanno mobilitando 

“Il problema del recupero dell’ambito estrattivo in località Macogna è grande quanto è vasta la superficie dell’area interessata; l’opportunità che ci viene offerta di restituire un territorio alla gente che in esso vive è altrettanto significativa”.
Dario Ciapetti, sindaco di Berlingo (BS), aveva un sogno, e insieme ad altri sindaci del territorio ha lavorato assiduamente per realizzarlo: trasformare la vecchia cava che alla fine degli anni Settanta ha preso il posto della cascina Macogna in un parco, una Parco locale di interesse sovra-comunale (PLIS).
A sei 6 anni dal convegno Progetto Macogna “Come sostanza di cose sperate” (che si è tenuto il 4 aprile 2009), durante il quale Ciapetti pronunciò queste parole, la sua comunità è costretta a continuare a manifestare contro il progetto, avallato dalla Provincia di Brescia e da Regione Lombardia, di far della Macogna una discarica, l’ennesima, nel territorio bresciano. 

Ciapetti -che è morto tragicamente nel dicembre del 2012, e a cui è dedicata la seconda edizione del libro “Salviamo il paesaggio!”- è stato il primo firmatario di una lettera aperta, indirizzata ai vertici istituzionali, a Brescia e a Milano, utile a ricostruire la vicenda (la riportammo nella prima edizione di “Salviamo il paesaggio!”): “All’incrocio tra i Comuni di Cazzago San Martino, Travagliato, Rovato e Berlingo, la cascina Macogna -verso la fine degli anni 70- venne demolita in una notte per far posto alla prima cava di ghiaia -spiega-. Da allora il buco si è esteso fino a occupare circa 800.000 metri quadrati (come 80 campi da calcio)".

Oggi, la partita si gioca tra coloro che vorrebbero “istituzionalizzare” la discarica, e chi -come il Comune di Berlingo, e numerosi cittadini organizzati in comitato- chiede ancora la creazione di un parco. La prossima tappa “per dire NO alla discarica” è una manifestazione convocata per il prossimo 12 aprile.

“I quattro comuni territorialmente interessati, ancora nel 2010, avevano istituito su una zona più ampia che comprendeva anche l’ATEg14 (cava Macogna, ndr) un Parco locale di interesse sovracomunale denominato appunto Macogna, che ha tra gli obbiettivi quello di realizzare una reale compensazione ambientale, nell’ottica della restituzione al territorio di una zona attualmente degradata.
I Comuni hanno chiesto alla Provincia di Brescia il riconoscimento del suddetto progetto ma purtroppo la pratica giace da anni negli uffici provinciali in attesa di una risposta -racconta Cristina Bellini, sindaco di Berlingo, comune che fa parte dell’Associazione dei Comuni Virtuosi-. Al contrario, la Provincia di Brescia si è attivata per altri progetti che interessano questo ambito, autorizzando la D.R.R. s.r.l. con atto del 10 luglio 2013, ‘alla realizzazione e alla gestione di un impianto di discarica di rifiuti inerti e di deposito preliminare di rifiuti inerti e di rifiuti speciali non pericolosi’. Si tratta di 1,3 milioni di metri cubi di rifiuti su un’area di circa 100 mila metri quadrati, che rappresenta una piccola porzione dell’intero ambito: ciò significa comunque -spiega la Bellini- aprire un fronte, che non è certo compatibile con il desiderio delle amministrazioni di un reale recupero ambientale di tutta quell’area”.

È in corso un contenzioso amministrativo di fronte al Tribunale amministrativo regionale, nell’ambito del quale -ad esempio- è stata disposta una consulenza tecnica d’ufficio, per valutare il possibile rischio di inquinamento della falda acquifera sottostante. La consulenza -spiega il sindaco di Berlingo- “ha evidenziato il fatto che la falda superficiale non è confinata rispetto a quella sotterranea (il pozzo dell’acquedotto di Berlingo si trova a qualche centinaia di metri dal sito in questione)”.

Nonostante il giudizio pendente di fronte al TAR, che verrà deciso il prossimo 22 aprile, il 10 ottobre 2014, due giorni prima delle elezioni del nuovo consiglio provinciale, la Provincia di Brescia ha emanato un provvedimento che consentiva alla società titolare della discarica di iniziare a conferire i rifiuti, ponendo solo un limite al passaggio di 20 camion giornalieri.

“Come può la Provincia aver ritenuto di autorizzare il conferimento di rifiuti se in quel sito devono essere svolti degli accertamenti determinanti ai fini del procedimento pendente? Ci interroghiamo poi sulla tempistica: è opportuno che su un’istanza da mesi sul tavolo, si decida di adottare una simile determinazione, su una vicenda tanto complessa quanto delicata in una fase di passaggio tra l’Amministrazione uscente e quella che è andata insediandosi, senza quindi un mandato amministrativo?” si chiede Bellini.

Che aggiunge: “Giovedì 12 marzo la Provincia, purtroppo, ha già rilasciato il nulla osta nonostante la nostra richiesta di attendere l’udienza di merito del TAR. Ad oggi, l’azienda non ha ancora iniziato i conferimenti, ma ogni giorno temiamo che ciò possa accadere”.    

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia