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Crisi climatica / Attualità

Lo spazio dato alla crisi climatica nei libri universitari. Il caso degli Stati Uniti

© wander fleur -Unsplash

Una ricerca ha analizzato i libri di testo di Biologia pubblicati tra gli anni Settanta e il 2019 esaminando i paragrafi dedicati ai cambiamenti climatici. Fino al 2000 l’importanza del tema è aumentata ma nell’ultimo decennio si è assistito all’effetto opposto. Come hanno lavorato i ricercatori e quali indicazioni utili offre lo studio

I libri di testo universitari di Biologia pubblicati negli Stati Uniti nel 2010 contenevano meno informazioni sul cambiamento climatico rispetto a quelli pubblicati negli anni 2000, nonostante la crescente urgenza e consapevolezza della crisi climatica. Non è stato l’unico mutamento: i paragrafi che trattano il fenomeno si sono infatti spostati sempre di più verso la fine del testo e sono aumentate le informazioni relative agli effetti del cambiamento climatico sulla biosfera mentre sono diminuite la descrizione delle cause e delle possibili soluzioni.

È quanto mostra l’originale ricerca “Coverage of climate change in introductory biology textbooks, 1970–2019” pubblicata a dicembre 2022 sulla rivista scientifica PLoS ONEe e riproposta da Nature. I ricercatori hanno analizzato più di 57 libri di “Biologia introduttiva di livello universitario” pubblicati tra il 1970 e il 2019 per identificare in che modo e con quale profondità trattavano il tema del cambiamento climatico. È stato scelto il 1970 come anno di partenza della ricerca in quanto considerato momento in cui la comunità scientifica ha raggiunto un pieno consenso sul tema (oltre 50 anni fa). Per l’analisi del contenuto i ricercatori si sono concentrati su quattro aspetti: la quantità di copertura -determinata contando il numero di frasi all’interno del passaggio sul cambiamento climatico-, la posizione iniziale del passaggio nel libro, la categorizzazione delle frasi in base alla descrizione dell’effetto serra, degli impatti del riscaldamento globale o delle azioni per migliorare il cambiamento climatico e infine la presentazione dei dati rappresentati sotto forma di figure. “Questo potrebbe essere l’ultimo contenuto sul cambiamento climatico che ricevono nella loro formazione universitaria -ha spiegato la coautrice dello studio, Jennifer Landin, ricercatrice di Educazione scientifica presso la North Carolina state University di Raleigh-. E se si tratta di tre pagine non è affatto sufficiente”.

La ricerca mostra poi come se a partire dal 1970 fino al 2009 il numero medio di paragrafi dedicati al cambiamento climatico è cresciuto fino a raggiungere una media di circa 50 frasi per libro di testo. Dal 2009 in poi, però, ha iniziato a calare. Nell’ultimo decennio il numero di frasi relative al fenomeno era di poco superiore a 40. Inoltre, la posizione mediana delle sezioni sul cambiamento climatico è passata dall’ultimo 15% delle pagine negli anni all’ultimo 2,5% nel 2010. Gli argomenti controversi vengono solitamente collocati alla fine, sostiene Landin, perché “permette agli insegnanti di “esaurire il tempo” e di non doverli insegnare”. Si è assistito anche a una variazione negli argomenti trattati dai paragrafi sul cambiamento climatico. Dagli anni Novanta la percentuale di frasi dedicate alle soluzioni è diminuita, mentre sono aumentati i contenuti sugli effetti del cambiamento climatico, tra cui gli eventi meteorologici estremi e il peggioramento delle malattie. Secondo Landin questa variazione è positiva perché favorisce una visione più completa del fenomeno, ma allo stesso tempo la diminuzione delle soluzioni riportate spinge verso un visone “pessimista” del fenomeno.

Numero di frasi riguardanti il cambiamento climatico nei libri di biologia statunitensi @Nature

Gli autori della ricerca forniscono tre possibili ipotesi per il fenomeno da loro osservato. La prima riguarda il fatto che l’attenzione sui cambiamenti climatici aveva raggiunto un livello molto alto tra il 1998 e il 2010 a seguito di una serie di eventi scientifici e culturali. In questo campo vengono citati le conferenze delle Nazioni Unite sul clima, la ratifica dei Protocolli di Kyoto ma anche la pubblicazione del film-documentario “Una scomoda verità”. Viene preso in considerazione anche il ruolo del Texas nella produzione di combustibili fossili e la sua importanza per gli editori di libri di testo (noto come “Effetto Texas”) che avrebbe spinto a ridurre lo spazio dedicato gli argomenti ritenuti controversi o scomodi per l’industria fossile in modo da favorire la pubblicazione del loro volume.

In secondo luogo, è possibile che la quantità di contenuti sia diminuita perché gli autori o gli editori si sono preoccupati dell’impatto psicologico negativo dell’attenzione ai cambiamenti climatici. Tuttavia i ricercatori rigettano rapidamente questa ipotesi avendo evidenziato come la riduzione della descrizione delle soluzioni al cambiamento climatico rispetto alle cause.

Un’ultima ipotesi sarebbe che gli autori tendono a dare più spazio agli argomenti in cui sono preparati o specializzati. Per verificare la legittimità di questa affermazione sono stati analizzati l’obiettivo di ricerca o l’argomento della tesi di laurea dei primi due autori di ogni libro di testo pubblicato negli anni Novanta e nell’ultimo decennio. Negli anni Novanta, nove autori (il 53% di quelli che hanno avuto un indirizzo scientifico) avevano studiato Biologia organismica o Ecologia, cinque erano specializzati in Fisiologia e tre (18%) erano esperti in Biologia cellulare o molecolare. Altri otto autori si erano occupati di Educazione o di Scrittura scientifica. Nel 2010 solo due dei docenti avevano come campo di interesse l’educazione o la divulgazione scientifica. Molto maggiore invece la percentuale di coloro che avevano una specializzazione in  Biologia. Questi dati avvalorano l’idea che le competenze e gli interessi dell’autore possano giocare un ruolo nella trattazione del libro di testo di tematiche ambientali.

“Sono dati incredibilmente utili”, ha aggiunto Mariëlle Hoefnagels, specialista in didattica delle scienze presso l’Università dell’Oklahoma a Norman e autrice di due libri di testo di Biologia generale, uno dei quali è stato analizzato nello studio. L’autrice, intervistata da Nature, sostiene che terrà conto delle intuizioni della ricerca per migliorare la prossima edizione di uno dei suoi libri. Ma Hoefnagels ha aggiunto di non aver mai sperimentato pressioni da parte della sua casa editrice per annacquare gli argomenti “controversi”. “Se la Scienza del clima è rimasta in fondo ai libri è perché gli insegnanti preferiscono manuali che procedono da argomenti su piccola scala a quelli su larga scala, passando dalla Biologia molecolare all’Ecologia”, ha concluso.

“I contenuti dei libri di testo potrebbero non essere una guida affidabile per capire quanto gli studenti stiano imparando sui cambiamenti climatici -ha detto a Nature Eric Plutzer, politologo della Pennsylvania State University che ha condotto un’indagine su come gli insegnanti delle scuole pubbliche degli Stati Uniti trattano i cambiamenti climatici-. Gli insegnanti potrebbero dedicare più tempo ai cambiamenti climatici di quanto non indichino i libri adottati. I libri di testo da soli ci danno alcune informazioni preziose ma non ci raccontano tutta la storia”.

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