Zimbabwe, la porta della Cina in Africa


Malgrado tutte le critiche
sorte contro il governo del PresidenteMugabe (nella foto), il Sud Africa e la Cina restano amici di quella che una volta era lapiù promettente democrazia del continente. Il futuro dello Zimbabwe dovrà essere deciso a Pretoria e/o a Pechino?
La questione è stata sollevata dauna recente visita in Sud Africa da parte di una importante delegazionedello Zimbabwe, che aveva lo scopo di cercare una soluzione alla inquietantepossibilità che Harare sia espulsa dal Fondo Monetario Internazionale (vistoche alla fine di giugno lo Zimbabwe doveva al FMI 303 milioni di dollari diarretrati).

Lo stesso presidente Mugabe il 23 luglio scorso si è recato a Pechino, per discutere alcune misure di sostegni per il proprio regime. La Cina e il Sudafrica condividono le critiche della comunità internazionale a causa del proprio supporto a Mugabe: la Cina è l’unico membro del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite a non aver condannato le atrocità del presidente dello Zimbabwe, mentre il presidente sudafricano è accusato per la sua “quieta diplomazia”, ora universalmente riconosciuta come aperto sostegno a Mugabe.

 A cura di Africa News

I due Paesi sono in tal senso nella stessa difficile situazione. Avrebbe senso che facessero pressione su Mugabe, perché si abbia almeno l’impressione che si impegnino a rendere il suoregime meno oppressivo: non per il bene della popolazione dello Zimbabwe, maquanto meno per l’immagine della Cina e del Sud Africa. Mugabe, da parte sua, dovrebbe confrontarsi con il partito dell’opposizione, il Movement for Democratic Change: una simile apertura non gli costerebbe nulla, dal momento che sarebbe in grado di farne soltanto un gesto simbolico. Più difficile potrebbe essere, per lui, condannare e porre fine all’attuale campagna di “pulizia”: il suo regime repressivo potrebbe bloccare la demolizione di case e baracche e rimanere ugualmente repressivo.Gli interessi della Cina in Zimbabwe sono nati nel 1980, con l’indipendenza dello Zimbabwe stesso. Fin da allora, i legami tra i due Paesi si sono progressivamente rinforzati. Oggi la Cina è il massimo investitore nel paesee ha contribuito alla costruzione di stadi, ospedali, scuole, dighe, pozzi, fabbriche nella capitale Harare e alla ricostruzione dell’Iron and Steel Corporation, mentre la China’s Internazional Water and Elecrtic Company haun contratto per 250.000 acri di terra agricola in cambio si dice diforniture di tabacco.La Cina ha poi offerto crediti finanaziari alle piccole e medie impresedello Zimbabwe e sta finanziando e fornendo attrezzature a un progetto diespansione della Zimbabwe’s Electricity Supply Authority and Hwange Colliery, in cambio di concessioni di coke e carbone.Militarmente, la Cina ha poi fornito allo Zimbabwe sei jet K8, un sistema radar per la residenza personale di Mugabe e altri strumenti militari, perun costo che si aggira intorno ai 240 milioni di dollari. In cambio, Pechino ha ottenuto un saldo punto di appoggio in Africa e con il crescente isolamento e il progressivo impoverimento dello Zimbabwe, un’occasione d’oro di dissotterrare i preziosi possedimenti dello Zimbabwe: le suerisorse naturali.Il Paese possiede infatti il secondo deposito di platino del mondo, oltre a oro, argento, rame e altri minerali di valore.  Pechinocontinuerà a sostenere Harare, mentre allungherà la propria mano sullerisorse naturali del paese. In mancanza di competizione con ditte occidentali, lo Zimbabwe potrebbe diventare la più importante base dellaCina in Africa almeno finché Mugabe sarà presidente.  Anche il Sud Africa gioca un ruolo rilevante: il suo immediato contributo consisterebbe nel finanziare Eskom affinché continui a fornire elettricitàallo Zimbabwe e nel pagare il grano e il combustibile fornito daidistributori sudafricani. La delegazione in visita avrebbe richiesto 1 miliardo di dollari di credito a Pretoria che quasi certamente saranno accordati.Gli analisti si domandano se Pretoria e Pechino saranno partner o rivali in quella che sembra una “nuova arrampicata in Zimbabwe”. Ci sarebbeuna certa rivalità, ma probabilmente i due Paesi lavoreranno in tandem:entrambi avrebbero troppo da guadagnare e troppo da perdere, se sicomportassero diversamente. L’evidente crescita di interessi della Cina in Africa emerge anche da un rapporto del Johannesburg Business Day, che cita (tra gli altri) l’analista politico Nic Borain: “Il Sud Africa non vorrebbe perdere la propria influenza strategica nel Southern African DevelopmentCommunity to China e questo potrebbe essere un fattore determinante perché eserciti il proprio ascendente”. Resta da vedere quanto lo Zimbabwe riusciràa mantenere la propria indipendenza finanziaria e politica quando la Cina eil Sud Africa manifesteranno apertamente le proprie pretese. (Traduzione diChiara Ludovisi)

Newsletter

Ogni settimana l'informazione indipendente di Altreconomia