Verso la risoluzione UE sul commercio equo. Facciamoci sentire

E’ di questi giorni la discussione a Bruxelles alla Commissione Sviluppo dell’Europarlamento su una possibile Risoluzione specifica sul Commercio Equo e Solidale che dovrebbe essere votata nelle prossime settimane; sarebbe l’ennesimo atto formale del Parlamento di Strasburgo nel riconoscere un fenomeno in crescita in graduale uscita, sia dal punto di vista economico che d’immaginario, dalle strette dei mercati di nicchia. Un atto ancor più importante se si pensa al percorso di interlocuzione istituzionale che il movimento ha saputo svolgere addirittura con i singoli governi, basti ricordare le leggi in Francia ed in Belgio ed in forma diversa all’intenso lavoro di elaborazione di una proposta di legge “dal basso” che si sta portando avanti in Italia, e alla possibilità che come conseguenza della Risoluzione in discussione possa prendere copro una vera e propria Direttiva

UE che riguarderebbe tutti i Paesi membri.

di Alberto Zoratti – vicepresidente Agices

Per questo il coordinamento FINE (che riassume Flo, Ifat, News ed Efta le maggiori reti del Fair Trade internazionale) ha collaborato fianco a fianco con la Presidente di Commissione Luisa Morgantini, da sempre attenta alle questioni dei diritti e della sostenibilità, con il parlamentare austriaco Frithjof Schmidt, estensore della proposta, e con i componenti della Commissione Sviluppo, e per questo come Commercio Equo e Solidale anche italiano stiamo cercando di far pressione sui nostri europarlamentari perchè diventino parte attiva di questo percorso. Gli emendamenti proposti per modificare il testo della bozza prima di essere licenziato dalla  commissione sono una cinquantina, molti dei quali  rischiosi per lo sviluppo di tutto il movimento.

Il tentativo di alcuni è quello di annacquare la forte connotazione Fair Trade della Risoluzione, affiancando termini come “commercio etico” e “commercio sostenibile” alla più chiara definizione di “commercio equo e solidale” che si basa su criteri, procedure e dispositivi ben più chiari e concreti che una generica attenzione alla sostenibilità. Far passare emendamenti di tal fattura significa indebolire la fisionomia del Fair Trade, anche italiano, facilitando ulteriormente una penetrazione rischiosa delle grandi multinazionali all’interno del movimento del Fair Trade.

D’altra parte l’eccessivo accento posto sulla componente di prodotti certificati rispetto alle Organizzazioni accreditate che gestiscono filiere complesse (di cui i prodotti ne sono una parte), una sottolineatura in netta controtendenza rispetto ad altri contesti come quello italiano, dove

Associazioni di tutela delle Organizzazioni come Agices ed Assobotteghe collaborano fianco a fianco con Transfair Italia per una legge omogenea di settore, e il passaggio a volte troppo acceso tra “Fair Trade” e “Free Trade” indicano come sia importante un monitoraggio continuo da parte delle

realtà Fair Trade anche italiane, in stretta collaborazione con le reti internazionali.

Per questo Agices, assieme ad altre realtà del commercio equo italiano ed europeo, sta sviluppando una campagna di pressione sugli europarlamentari membri della Commissione per cercare di dare il proprio contributo ad un atto istituzionale che potrebbe avere ricadute non indifferenti sullo sviluppo del nostro movimento negli anni a venire.

per ulteriori informazioni: segreteria@agices.org

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