Una vita più semplice. Alla ri-scoperta di Alex – Ae 62

Numero 62, giugno Sono passati 10 anni dalla morte di Alexander Langer, ma le sue intuizioni e il suo impegno su pace, convivenza e stili di vita, ispirano ancora molti. Una storia personale, idee e riflessioni da conoscereUn viaggiatore, un…

Tratto da Altreconomia 62 — Giugno 2005

Numero 62, giugno
Sono passati 10 anni dalla morte di Alexander Langer, ma le sue intuizioni e il suo impegno su pace, convivenza e stili di vita, ispirano ancora molti. Una storia personale, idee e riflessioni da conoscere

Un viaggiatore, un sognatore, un visionario. Una voce, quella di Alexander Langer, che si è spenta troppo presto -drammaticamente- il 3 luglio di dieci anni fa.
Parlamentare europeo, tra i fondatori del movimento verde in Italia, pacifista. Langer era uno spirito difficile da racchiudere in poche righe, o all’interno di un confine geografico: un’anima nomade, come racconta chi l’ha conosciuto, sempre pronto a superare barriere fisiche, con i suoi numerosi viaggi, ma anche politiche e culturali, con le lotte sul tema della convivenza interetnica che aveva sperimentato sulla propria pelle, lui, nato a Sterzing/Vipiteno nel 1946, in un Sudtirolo difficile, diviso in rigide “gabbie” linguistiche.
Ma Alex, così lo chiamavano gli amici, è stato anche un precursore. Tra i primi a parlare di “stili di vita” -consumi critici, commercio equo e finanza etica- e già all’inizio degli anni ‘90, quando questi concetti, oggi largamente diffusi, stavano muovendo soltanto i primi passi. Era anche un fervente sostenitore della cancellazione del debito dei Paesi impoveriti, convinto che “la favola del Nord creditore e del Sud debitore” non stesse in piedi: “Non è il Sud ad essere in debito -diceva- bensì in credito”, dopo secoli di sfruttamento politico ed economico.
Lo sostenne anche in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla conquista dell’America: “Quando diciamo che il Sud è nostro creditore, non lo diciamo solo in termini morali, firmando così una modesta cambiale pagabile con qualche aggiustamento verbale, ma anche in termini economici, monetari, finanziari, e diciamo da tempo che è nell’interesse anche delle popolazioni del Nord del mondo che il nostro debito venga pagato, per non spingere il Sud sulla via del massimo sfruttamento rapace delle sue risorse ed il Nord sulla via dell’ulteriore corsa al riarmo economico, tecnologico e finanziario”.
Parlava di economia che “uccide”, di “idoli del mercato ampiamente presenti nell’idea che il fine supremo della vita sia quello di fare soldi”. Parlava della necessità di cambiare, radicalmente. Il Nord -diceva- per riequilibrare il proprio peso sulla bilancia dello sviluppo deve puntare a una “semplicità sostenibile”, a “una vita semplice… che consumi poco”. Sobrietà, insomma, e “autolimitazione”.
Su questo filone, parlando al convegno giovanile di Assisi nel Natale del 1994 aveva lanciato una proposta controcorrente: “Voi sapete il motto che il barone De Coubertain ha riattivato per le moderne Olimpiadi, prendendolo dall’antichità: il motto del citius, più veloce, altius, più alto, fortius, più forte, più possente… Oggi queste tre parole potrebbero essere assunte bene come quintessenza della nostra civiltà e della competizione della nostra civiltà: sforzatevi di essere più veloci, di arrivare più in alto e di essere più forti”.
Opposta l’idea di Langer: “Io vi propongo il lentius, profundius e soavius, cioè di capovolgere ognuno di questi termini, più lenti invece che più veloci, più in profondità invece che più in alto e più dolcemente o più soavemente invece che più forte, con più energia, con più muscoli, insomma più roboanti. Con questo motto non si vince nessuna battaglia frontale, però forse si ha il fiato più lungo”.
Conversione ecologica altra parola d’ordine: “Per prevenire il suicidio dell’umanità e per assicurare l’ulteriore abitabilità del nostro pianeta e la convivenza tra i suoi esseri viventi”, è necessaria una “svolta” che deve puntare a “opportunità reali di auto-sviluppo” per cui diventano imprescindibili “processi di disarmo e smilitarizzazione ed un enorme sforzo teso alla riduzione della violenza, dell’eccessiva competizione, della miseria, della distruzione”.
Pacifista convinto e collaboratore del Movimento nonviolento, negli ultimi anni Alex si spese molto, anche in qualità di parlamentare europeo, per trovare una via d’uscita al tunnel del conflitto nell’ex Jugoslavia.
E poi la questione della convivenza “pluri-etnica” per cui si era sempre battuto, in un Suditorolo diviso in gruppi linguistici (tedesco, italiano, ladino) con derive anche violente. Aspetto per lui cruciale questo (e quanto mai attuale oggi, in un’Italia sempre più multietnica), per il quale rischiò in prima persona obiettando ai due censimenti linguistici nominativi del 1981 e del 1991 e perdendo di conseguenza il diritto di elettorato passivo, tanto che nel 1995 gli venne rifiutata la candidatura a sindaco di Bolzano.
Resta da capire perché un “portatore di speranza” come lui, abbia deciso di suicidarsi, il 3 luglio del 1995. Forse stanchezza fisica e morale manifestata più volte in passato, anche se in realtà i veri motivi della sua morte restano poco chiari.
“I pesi mi sono divenuti davvero insostenibili, non ce la faccio più”, scrisse nel suo biglietto di commiato: “Così me ne vado più disperato che mai. Continuate in ciò che era giusto”.
“Comprendere Alex suicida è stato un percorso difficile, non ancora del tutto compiuto” ammette Giuseppina Ciuffreda, giornalista del Manifesto e tra le promotrici insieme con Langer della Campagna Nord/Sud. “Ma il buono e il bello vissuto è ancora vitale -scrive nella prefazione al libro Una vita più semplice che Altreconomia pubblica in questi giorni-: possiamo infine accettare la contraddizione tra una vita intensa e il suo tragico epilogo”.!!pagebreak!!
 
Trent’anni di scritti in una Fondazione
La memoria di Langer in una Fondazione: nata il 4 luglio del 1999 dopo un lungo lavoro preparatorio dell’associazione Pro Europa, raccoglie in un apposito archivio tutti gli scritti, i discorsi e gli interventi che Langer ha disseminato in trent’anni di attività, recuperabili in buona parte in formato elettronico sul sito.
La Fondazione assegna poi ogni anno il Premio Alexander Langer, organizza il festival  “Euromediterranea” e una scuola estiva internazionale (vedi qui a fianco), e promuove un corso professionale per mediatori di conflitti e operatori di pace.
Per informazioni:
www.alexanderlanger.org
 
Il premio Alex Langer a Srebrenica
Un riconoscimento a dieci anni dalla strage. Il Premio internazionale Alexander Langer quest’anno andrà a Irfanka Pasagic, psichiatra originaria della cittadina bosniaca di Srebrenica dove l’11 luglio del 1995 le truppe serbe di Ratko Mladic diedero il via a uno degli episodi più neri della pulizia etnica del conflitto ex jugoslavo, con rastrellamenti, stupri e deportazioni della popolazione civile e un bilancio finale di 8.000 morti.
Da Srebrenica Irfanka Pasagic era stata deportata tre anni prima, in una delle prime ondate di pulizia etnica. Stabilitasi in seguito a Tuzla, fonda “Tuzlanka Amica”, un centro che si occupa all’inizio delle donne violentate e rinchiuse nei campi di concentramento, per passare poi anche ai bambini, offrendo loro una casa e assistenza psicologica, sociale, legale. Il Premio è stato istituito dalla Fondazione Alexander Langer Stiftung nel 1997 e ha in dotazione ogni anno 10 mila euro assegnati a personaggi distintisi sui temi della libertà, della democrazia e della giustizia sociale e della convivenza.
 
Due incontri per l’estate
Doppio appuntamento per la prossima estate. Il primo con il festival “Euromediterranea” (a Bolzano dal 25 giugno al 3 luglio), dedicato quest’anno ai dieci anni dalla morte di Langer e dalle stragi di Srebrenica. Il tradizionale incontro della Fondazione ruoterà attorno a tre testi e altrettanti temi dello stesso Langer: guerra in ex Jugoslavia, conversione ecologica, convivenza interetnica. Il secondo appuntamento è con la scuola estiva internazionale (1-12 luglio, itinerante tra Bolzano, Tuzla, Srebrenica, Sarajevo) per “fornire ai partecipanti strumenti di comprensione di quella che è stata definita la più grave strage genocidaria nei confini europei dopo la fine della seconda guerra mondiale”.
 
Biografie e parole
Una vita più semplice: il titolo racchiude l’essenza del libro (in libreria e in bottega da metà giugno), che inizia una nuova collana di Altreconomia: brevi biografie di personaggi della storia recente e una selezione dei loro scritti. L’obiettivo è fare conoscere ai nostri lettori più giovani idee e storie di uomini e donne significativi del nostro tempo (in particolare sui temi che trattiamo nel giornale).
 
Il libro su Langer è impreziosito da una lunga intervista del 1985 a cura di Adriano Sofri, e da un’accurata biografia scritta da Giulia Allegrini, collaboratrice della Fondazione Alexander Langer Stiftung e del Movimento nonviolento.
 
La prefazione del volume è di Giuseppina Ciuffreda del Manifesto, mentre la nota finale porta la firma di Gianni Tamino (che sostituì Langer al Parlamento europeo dopo la sua morte) e si concetra sulle ultime battaglie di Alex.
 
Una vita più semplice. Biografia e parole di Alexander Langer
Terre di mezzo editore/Altreconomia, 168 pagine, 10 euro.

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