Tutti a bordo del “pedibus” – Ae 49

Numero 49, aprile 2004Bambini lontani dal traffico: su questo sono tutti d'accordo. Peccato che poi, per accompagnarli, si utilizza l'auto anche quando non serve. L'alternativa? Un progetto ecologico e ad elevata “socialità”Fermo, cartello in mano, Eugenio aspetta all'angolo della strada….

Tratto da Altreconomia 49 — Aprile 2004

Numero 49, aprile 2004

Bambini lontani dal traffico: su questo sono tutti d'accordo. Peccato che poi, per accompagnarli, si utilizza l'auto anche quando non serve. L'alternativa? Un progetto ecologico e ad elevata “socialità”

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ermo, cartello in mano, Eugenio aspetta all'angolo della strada. Questa mattina lui è uno scuolabus. Non è semplicemente un genitore che accompagna a scuola sua figlia, ma il capo di una carovana di bambini che fa una cosa semplice e rivoluzionaria: va a scuola a piedi.

Appuntamento alle otto e dieci, puntuali, alla fermata del “pedibus” (è il cartello), ad attendere i bambini c'è un papà. Poi in classe, dopo una sana passeggiata.

Tutti sono d'accordo nel dire che i bambini dovrebbero stare lontani da traffico e inquinamento. Eppure le strade antistanti le scuole di tutta Italia sono intasate di automobili sgasanti, guidate perlopiù dagli stessi genitori che accompagnano a scuola i figli. Non certo il modo migliore di iniziare la giornata (e il rituale si ripete all'uscita). Il paradosso è che su cinque milioni di scolari e studenti con meno di 14 anni, l'86% dista da scuola meno di un quarto d'ora a piedi, ma il 40% va a scuola in automobile.

Nord Ovest di Lodi: il quartiere Fanfani prende il nome proprio dal ministro democristiano (all'epoca per Lavoro e Previdenza sociale) a cui deve l'esistenza, grazie alla legge sull'edilizia popolare da lui voluta nel 1949.

Ci abitano in quattromila (il comune fa 42 mila residenti). In via Madre Cabrini, non lontano dalla nuova (e mastodontica) sede della Banca Popolare di Lodi, disegnata da Renzo Piano, ci sono due complessi scolastici, uno pubblico e l'altro privato. Entrambi si compongono di una scuola materna e di un'elementare, per un totale di oltre 600 bambini iscritti.

Il 30 ottobre 2003, i bambini delle quattro scuole partecipano al “Walk to school day”, giornata internazionale dedicata all'andare a scuola a piedi (maggiori informazioni su www.walktoschool.org).

Da allora, ogni due giovedì, l'esperimento continua. La via dove si affacciano le scuole viene chiusa al traffico per un centinaio di metri, con tanto di transenne comunali. Per le macchine c'è il divieto di sosta. Le auto dei genitori si fermano in posteggi appositi e poi tutti a piedi, per conto proprio o raggruppati nei pedibus (ce ne sono tre) guidati da un genitore (come Eugenio). I pedibus arrivano ad accompagnare fino a 80 bambini alla volta. Il tragitto non è particolarmente significativo, il senso dell'iniziativa sì.

Tutto nasce da un progetto dell'amministrazione comunale, “Il quartiere che vorrei”, a sua volta frutto dell'adesione a una iniziativa europea. Il progetto chiedeva ai bambini di descrivere gli interventi che avrebbero voluto vedere per la loro zona. Le risposte andavano dalla cura dei parchi gioco a veri e propri interventi di urbanistica. Tra i tanti, però, c'era anche la richiesta di poter andare a scuola insieme, chiacchierando e magari fermandosi a giocare, e di ridurre il traffico attorno alla scuola. Dopo la conclusione del progetto (dal quale è scaturita una mostra con tutti i lavori e le idee degli oltre 150 bambini che vi hanno partecipato) un gruppo di genitori dà vita al “Laboratorio di progettazione partecipata del quartiere Fanfani”, voluto per lavorare a partire dai desideri espressi dai bambini e far pressione sull'amministrazione locale per la realizzazione degli interventi.!!pagebreak!!

Il primo risultato di questo impegno congiunto tra genitori, scuola e Comune sono stati appunto i tragitti casa-scuola a piedi.

Con il bel tempo, probabilmente l'appuntamento diverrà settimanale. Inoltre l'iniziativa ha convinto molti genitori ad abbandonare l'auto per accompagnare i propri figli, o perlomeno a mettersi d'accordo, a turno, per fare un unico viaggio e ridurre il numero delle auto nei pressi degli istituti.

Esempi come quello di Lodi sono sparsi in Italia, anche se rimangono sporadici: Roma, Rovereto, San Donato, molte cittadine dell'Emilia e del Veneto. Il 24 gennaio 2004 inoltre l'associazione ambientalista Legambiente ha lanciato l'iniziativa “A scuola con il mio sindaco”, organizzando pedibus in 40 città italiane. Replicare questo tipo di esperienza sarebbe tanto utile quanto semplice. Anche perché la mobilità scolastica è argomento che nel suo essere quotidiano mescola i temi della sostenibilità e con quelli della qualità della vita. Nonostante le brevi distanze che intercorrono tra la casa e la scuola, i genitori spesso credono che le strade siano troppo pericolose per via dell'intenso traffico. Per questo motivo sono propensi ad accompagnare i loro figli a scuola (anche se non ce ne sarebbe bisogno), aumentando lo stesso traffico da cui sono spaventati e riducendo realmente le opportunità di andare a scuola a piedi o in bici senza rischiare.

A farne le spese, innanzitutto, l'ambiente: l'iniziativa dell'Ufficio scolastico della regione Lombardia (vedi qui a lato) dimostra che ogni scuola può ridurre fino al 10% delle emissioni causate dal traffico generato dall'accompagnamento. Ma poi ci sono i bambini. Innanzitutto perché respirano di prima mattina gas di scarico: i genitori di Lodi hanno contato un transito fino a 40 auto ogni 5 minuti nella via delle scuole. Metà di queste accompagnavano scolari. Ma c'è anche un valore pedagogico, legato alla socialità e ai rapporti con gli altri bambini.

Inoltre, studi dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr dimostrano inoltre che i bambini che vanno a scuola a piedi hanno un miglior rapporto col territorio e con la sua rappresentazione, e sviluppano maggiore capacità di adattamento.!!pagebreak!!

Schoolway, mobilità comunitaria
La sostenibilità è comunitaria.
Schoolway.net è un sito, ma anche una rete europea di scuole, istituti, enti e associazioni impegnate in programmi di gestione ed educazione alla mobilità per le scuole ed i giovani.

Nasce su iniziativa dell'Unione Europea, e ha lo scopo di mettere a disposizione strumenti e materiali per promuovere e realizzare progetti per la mobilità sostenibile dei ragazzi. Ma anche quello di mettere in contatto e raccontare le migliori esperienze europee di gestione della mobilità verso scuola.

La coordinazione internazionale è affidata all'Ökoinstitut di Bolzano. Come si muove l'Italia sul tema della mobilità casa-scuola, rispetto al resto d'Europa?

“Esistono molte esperienze interessanti, ma per adesso siamo ancora indietro” ci spiega Andrea Leverano, dell'istituto. “È un tema di cui si parla da poco tempo, e il messaggio culturale passa lentamente. In Inghilterra le scuole sono obbligate a presentare un loro piano di mobilità all'ente locale, come qualsiasi altro 'produttore di traffico'. Al contrario in Italia si adottano misure come il patentino per i motorini, che per quanto utile di fatto incentiva l'uso del mezzo a motore”.

Gli alunni anti-traffico che tagliano le emissioni
Altro che Kyoto. L'anno scorso ci sono riusciti in quattro: il 10% in meno di emissioni in atmosfera. Ma non si tratta di Stati. Sono il distretto didattico Perasso di Milano (due scuole elementari), la scuola media di Treviglio, il secondo distretto didattico di Pioltello e, ancora a Pioltello, la scuola media Mattei-Di Vittorio. Il merito di questi istituti è di aver ridotto di un decimo l'inquinamento prodotto dal traffico legato alla mobilità casa-scuola. E per questo si sono meritate il Bollino Blu, consegnato dall'Ufficio scolastico regionale per la Lombardia (insieme a un piccolo premio in denaro di 500 euro).

Il progetto “-10 si può fare” è nato nell'ambito del Protocollo di intesa tra l'Ufficio scolastico regionale e la Direzione generale per la Qualità dell'ambiente della Regione stessa. L'iniziativa chiedeva alle scuole lombarde di proporre progetti legati alla sostenibilità e all'inquinamento, per poi mettere in campo misure concrete per la riduzione delle emissioni che coinvolgessero studenti, insegnanti e genitori. A partire dall'ottobre 2002 alcune decine di istituti (la maggior parte scuole elementari e medie, ma anche qualche scuola superiore) si sono messe a monitorare e calcolare periodicamente la quantità giornaliera di ossido di carbonio, ossidi di azoto e polveri sottili prodotti dagli studenti e dagli adulti nei loro spostamenti per andare a scuola. Penna e tabelle alla mano, hanno studiato il modo per ridurre questa quantità (e chi ci è riuscito bene si è meritato il riconoscimento), ma hanno anche fatto ricerche sul cambiamento climatico, sul suo impatto ambientale ed economico, sulle energie alternative. Per informazioni e per partecipare al progetto (che non ha scadenza) contattare la rivista “Il Modano”, telefono 02-72.30.936, redazione@ilmodano.it, www.ilmodano.it/menodieci !!pagebreak!!

Una nuova filosofia a misura di bambino
Una città a misura di bambino non è una città frivola e piena di giochi. Non solo, almeno. Non si tratta di difendere i diritti di una componente sociale debole fra le altre, ma di assumere una nuova filosofia urbanistica che sia attenta alle esigenze dei minori e al tempo stesso migliori la qualità della vita degli adulti. “Eppure i bambini si muovono” è un opuscolo della Commissione europea, datato 2002 (lo potete scaricare a questo indirizzo
http://europa.eu.int/comm/environment/youth/air/kids_on_the_move_it.pdf).

È rivolto a genitori e insegnanti, ma soprattutto agli amministratori pubblici che si devono occupare dei 90 milioni di bambini europei che tutti i giorni vanno a scuola. Il dossier contiene molti suggerimenti, dalla messa in sicurezza delle strade nei dintorni della scuola agli incentivi per andare a scuola a piedi, coi pattini o in bicicletta, fino all'utilizzo del car sharing (auto in condivisione) o del car pooling (un genitore accompagna a turno anche i compagni di classe del figlio che gli abitano vicino).

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