Troppe verità su Genova – Ae 90

Il G8 del 2001 è uno spartiacque per la storia recente d’Italia, una ferita che il nostro Paese non sa far rimarginare. Lorenzo Guadagnucci fa il punto, a sei anni dalla “macelleria messicana” Strano, la verità dovrebbe essere una. Invece…

Tratto da Altreconomia 90 — Gennaio 2008

Il G8 del 2001 è uno spartiacque per la storia recente d’Italia, una ferita che il nostro Paese non sa far rimarginare. Lorenzo Guadagnucci fa il punto, a sei anni dalla “macelleria messicana”


Strano, la verità dovrebbe essere una. Invece c’è una verità storica (come sono andati i fatti), una verità giudiziaria (quel che si riesce a sapere dei colpevoli) e più verità politiche (qui, in particolare, la destra ne ha una sua che non ha quasi nessuna relazione -se non forse di luogo- con le prime due). Novantatre persone massacrate di botte, alcune in coma. Genova, 21 luglio 2001, l’ultimo atto del vertice del G8, il vertice dei Paesi più industrializzati del mondo. Una verità racchiusa in poche ore. Eppure…

La verità storica ormai è accertata. L’assalto si svolse contro cittadini inermi e fu “una macelleria messicana”, come ha dichiarato al processo uno dei funzionari di polizia presenti, Michelangelo Fournier. E che ci fosse premeditazione è dimostrato anche dal fatto che, fin dall’inizio, qualcuno pensò di fabbricare false prove a carico dei manifestanti.

In particolare le ormai famose due molotov, che trovate in piazza durante le ore precedenti furono portate alla scuola per incastrare “quelli della Diaz”.

Che cosa sarebbe successo se questa falsa prova non fosse stata smascherata?

Se la magistratura non avesse insistito nelle indagini? Ma il coraggio finisce qui. Quasi duecento i poliziotti erano in servizio quella sera alla Diaz: nessuno di loro è stato identificato come autore dei pestaggi. I poliziotti, anche i funzionari in più alto grado, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Anzi, sono stati promossi, e hanno oggi posizioni di maggiore rilievo (e potere) rispetto a sei anni fa. Uno per tutti:

Gianni De Gennaro, allora capo della polizia, oggi è capo di gabinetto del ministero dell’Interno. Si sa come si sono svolti i fatti, ma non si conoscono i nomi dei responsabili. Né di chi ha dato gli ordini. Cane non mangia cane, e la verità non ha importanza.

Altreconomia ripubblica il libro Noi della Diaz, con una importante prefazione di Lorenzo Guadagnucci che fa il punto sul processo e, soprattutto, su ciò che, dopo i fatti di Genova del 2001, ha ostacolato l’accertamento della verità. Come scrive Lorenzo, “siamo alle prese con una partita ben più grande della sorte di questo o di quel dirigente: la partita sul futuro e la qualità della nostra democrazia. Genova è uno spartiacque per la storia recente d’Italia: ha investito la radice stessa della democrazia, l’etica dei rapporti fra cittadini e istituzioni”.

E nessuno, da parte delle istituzioni, ha sentito il dovere in tutti questi anni di chiedere scusa, di ammettere gli errori.

Il processo ai poliziotti che condussero l’assalto alla Diaz non arriverà mai, per questioni di tempo, al terzo grado di giudizio. I colpevoli non sconteranno nessuna condanna: i reati saranno prescritti prima delle sentenze definitive. Eppure una uscita politica per quel che è accaduto a Genova nel 2001 bisogna trovarla. Bisogna tornare a chiedere, come fa Lorenzo con questo libro, una seria riforma democratica delle forze dell’ordine. E di approvare la proposta di legge che impone agli agenti di indossare codici di riconoscimento sui caschi e sulle divise. E di cominciare a discutere sull’opportunità di istituire un’autorità indipendente di controllo cui rivolgersi per denunciare eventuali abusi. Altrimenti, la ferita aperta da Genova, non si rimarginerà.



“La notte dei manganelli”, le menzogne e i processi

Noi della Diaz è stata la prima testimonianza diretta di ciò che è successo la notte del 21 luglio 2001, “la notte dei manganelli”, a Genova. Scritto da Lorenzo Guadagnucci, giornalista del Quotidiano nazionale e collaboratore di Ae, il libro ha avuto tre edizioni ed è ormai esaurito. Viene ripubblicato, a sei anni e mezzo dai fatti (200 pp., 12 euro), con un ampio aggiornamento sul processo e un’appendice -di Paolo Fornaciari- che racconta una faccia poco nota di quei giorni: la sorte di centinaia di ragazzi, italiani e stranieri, arrestati e portati in carcere, spesso umiliati e malmenati. Raccontando della Diaz, e della violenza di quella notte, il libro ripercorre anche i motivi e i sogni che, in quel luglio 2001, portarono in piazza centinaia di migliaia di persone, all’insegna dello slogan diventato famoso al Forum sociale mondiale di Porto Alegre, in Brasile: “Un altro mondo è possibile”.

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